“Edicole, una ricchezza da mantenere” - Lo afferma Bonaiuti
Il 18 giugno scorso, Paolo Bonaiuti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, con delega per l’editoria, ha esposto il pensiero del Governo in merito agli interventi per il settore. Se i contributi economici dovranno essere elargiti in base a criteri molto precisi, si conferma che la multimedialità è l’obiettivo verso il quale le aziende editoriali devono comunque mirare.
E per le edicole, una ricchezza da rendere ancora più efficiente,“stiamo pensando a un meccanismo di informatizzazione– ha detto – che renda possibile a editori ed edicolanti conoscere con esattezza, in tempo reale, il venduto e i collaterali”.

La multimedialità
“Sono convinto – ha detto Paolo Bonaiuti – che per l’editoria non basti una legge che riguardi soltanto e unicamente la carta stampata. Occorre una legge di sistema, preparata nell’ottica della multimedialità.
Oggi, nell’anno 2008, non si può più ragionare in termini di mezzi di comunicazione tra loro isolati, bensì soltanto sulla base di un sistema di media interconnessi.
Dobbiamo cercare di varare una serie di norme che rendano più facile il percorso delle aziende e delle imprese editoriali italiane verso la multimedialità.
Oggi credo sia molto difficile pensare a un quotidiano di carta senza il suo corrispondente quotidiano on line, senza le relative news pubblicate sul web, senza magari un canale televisivo satellitare di supporto oppure senza una stazione radiofonica. Insomma, è sempre più difficile pensare a un mezzo solo, singolo e isolato.
Questo non significa che pensi che sia in vista la scomparsa della carta stampata, ma il mondo è cambiato e ne dobbiamo prendere atto”.

Una crisi allargata
“Considerate i dati che arrivano, non solo dall’Italia – dove si parla di una crisi diffusa dell’editoria – ma anche, per esempio, dagli Stati Uniti d’America. I dati segnalano nell’ultimo trimestre, in quel Paese, una riduzione del 14 per cento nella raccolta di pubblicità. Ebbene, non si tratta di un dato congiunturale: approfondendo la lettura, mi sono reso conto che, da ben 24 mesi (due anni), negli Stati Uniti la raccolta pubblicitaria cala continuamente. In Italia, inoltre, esiste un problema di pubblicità, dei collaterali e quant’altro.
È evidente che, se i mercati finanziari sono sottoposti alle tensioni quotidiane che conosciamo, anche la pubblicità da parte delle grandi industrie, ne soffrirà. Per esempio, le case automobilistiche riducono sempre più le inserzioni su quotidiani e periodici, preferendo altri media più diffusi.
In conclusione, per la carta stampata anche il prodotto residuale, rappresentato dalla pubblicità, presenta alcune difficoltà.”

La piccola editoria
“Al di là dei quotidiani, sappiamo che dobbiamo tutelare la piccola editoria. Questo è un tema che ho ben chiaro, come credo di avere ampiamente dimostrato nei cinque anni precedenti. Se è vero che il prodotto editoriale è un bene economico sottoposto alla legge della domanda e dell’offerta, è altrettanto vero – in certi casi lo è ancor più – che è il mezzo insostituibile a far circolare e diffondere le idee, la cultura e la stessa democrazia.
In questo contesto, ci troviamo a essere ‘profeti armati di piccole armi’, per riprendere un’immagine trotzkiana, rappresentata dal dipartimento dell’editoria.
Nell’ambito dell’intervento che ci proponiamo per l’editoria, un posto di rilievo è – e sarà anche in futuro – occupato dalla regolamentazione del rapporto tra il sistema pubblico e il mondo dell’imprenditoria privata.”

L’elargizione dei contributi
“Avremo all’esame una legge varata dal Ministro per la semplificazione normativa, onorevole Calderoli; nell’ambito della quale opereremo anche un riordino delle procedure di erogazione dei contributi all’editoria.
Ne do lettura: «Con regolamento di delegificazione, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge (...) sono emanate misure di semplificazione e di riordino della disciplina di erogazione dei contributi all’editoria, (...), secondo i seguenti principi e criteri direttivi».
Ebbene, tali criteri sono due. Riguardo al primo, il documento recita: «Semplificazione della documentazione necessaria per accedere al contributo – quindi una semplificazione dei criteri di calcolo del contributo, elemento fondamentale che gli esperti ben conoscono e che era atteso – assicurando comunque la prova dell’effettiva distribuzione e messa in vendita della testata».
Ciò che fa testo è l’effettiva distribuzione e messa in vendita, non la dichiarazione, che valeva in precedenza, relativa alla tiratura.
Sul secondo criterio si prevede una semplificazione delle fasi del procedimento di erogazione che «garantisca, anche attraverso il ricorso a procedure informatizzate, che il contributo sia effettivamente erogato entro e non oltre l’anno successivo a quello di riferimento».
Riguardo ai contributi diretti, siamo convinti che la scelta dei percettori aventi diritto spetti esclusivamente al Parlamento della Repubblica. Il Governo può avanzare proposte, ma è il Parlamento sovrano che decide. Personalmente ritengo che i contributi a fondo perduto possano essere mantenuti. Tuttavia, è venuto il momento in cui noi, tutti assieme – insisto su queste due parole ‘tutti assieme’, perché intendo chiedere su questo anche l’appoggio determinante dell’opposizione – dobbiamo stabilire dove tirare una sorta di linea di demarcazione, al di sopra della quale i contributi non vengano erogati.

Intendiamo, invece, valorizzare sempre più i contributi indiretti, poiché riteniamo che siano gli unici che non alterano le condizioni di base del mercato. Mi riferisco a misure come il credito agevolato, il credito d’imposta, le agevolazioni tariffarie. Il nostro obiettivo non è soltanto la multimedialità, ma anche la salvaguardia di alcune nicchie importanti e l’ampliamento dei mercati. Riteniamo, infatti, che il mercato dei prodotti editoriali e tradizionali sia molto angusto. L’attuale vendita media giornaliera delle testate giornalistiche è uguale a quella del 1956. Per fare un riferimento storico, si tratta dell’anno in cui si tenne il XX Congresso del Partito comunista sovietico. Possiamo dire, quindi, che con le vendite siamo ancora al momento della defenestrazione – pure nel pensiero – di Stalin!
L’ampliamento dei mercati passa anche attraverso l’espansione della propensione alla lettura. Purtroppo, in Italia si legge molto poco, rispetto ai Paesi con analogo reddito pro capite. Credo che uno dei motivi sia da ricercare in una scuola che poco invoglia alla lettura.”

Le edicole
“Per ovviare a questa situazione, sarebbe necessario, rendere il prodotto editoriale più accessibile e appetibile al consumatore attraverso un sistema distributivo più efficace, riducendo pericolosi ‘colli di bottiglia’.
Con questo non voglio parlare male delle edicole. Sono convinto – l’ho ripetuto nei cinque anni in cui siamo stati al Governo dal 2001 al 2006 e lo ripeto oggi per i nuovi membri della Commissione – che il sistema delle edicole rappresenti una ricchezza da mantenere. Tuttavia, è pur sempre una ricchezza che, mentre la si mantiene, va resa anche più efficiente.
Per esempio, se posseggo un bel castello, oltre a mantenerlo, cerco di renderlo più efficiente e redditizio, magari ricorrendo alle visite turistiche.
Riguardo alle edicole stiamo pensando a un meccanismo di informatizzazione che renda possibile a editori ed edicolanti conoscere con esattezza, in tempo reale, il venduto e i collaterali.
(Possibile che Bonaiuti non sappia che esiste INFORIV, programma promosso proprio – anche se con poca energia – dalla Federazione Italiana Editori? – ndr). Sapete tutti che, quando si vendono i collaterali, si può risparmiare qualcosa se si sa a priori dove indirizzarli. Infatti, mentre un giornale costa 0,35–0,40 centesimi di euro, un collaterale può costare intorno ai 2 euro. Pertanto, se indirizziamo l’editore sull’obiettivo da raggiungere, attraverso l’informatizzazione dell’edicola, riusciamo a realizzare un sistema che rende più agevole la vendita e la distribuzione.
Occorre, per la verità, anche incentivare – ciò non vada a detrimento delle edicole – la vendita dei prodotti editoriali al di fuori delle edicole stesse.”
(Ci risiamo! – ndr)

Il futuro

“In sostanza, è evidente che stiamo andando incontro a una fase di stasi e di crisi economica. È sufficiente vedere ciò che accade con il petrolio a 140 dollari al barile e con i prezzi
dei generi alimentari ormai irraggiungibili, tanto che per la prima volta in Italia si è registrata una diminuzione
del consumo di pane e pasta. È anche vero, però, che in presenza di una crisi dobbiamo sfatare dei luoghi comuni. Così come, con l’avvento della televisione, la radio non è morta e ha trovato, anzi, valorizzazioni tali per cui può convivere perfettamente con la TV, allo stesso modo sono certo che Internet non ucciderà la carta stampata. Al contrario, penso che questi due sistemi potranno crescere bene e svilupparsi insieme.
In definitiva, con la legge che ci accingiamo a redigere, ovviamente sentendo tutte le componenti del mondo dell’editoria e dando ampio risalto ai suggerimenti che ci vorranno venire attraverso incontri che fisseremo anche con l’opposizione, l’obiettivo è quello di ricercare l’omogeneizzazione dei media attraverso un sistema che punti sul multimediale, salvaguardando però al tempo stesso le specificità di ciascun mezzo di comunicazione.
Serve quella che io chiamo una regolamentazione di equilibrio, che riesca a produrre sinergie positive, concorrenti, tra i diversi media.”

Alla esposizione di Bonaiuti sono poi seguiti alcuni interventi dei facenti parte la Commissione Cultura, cui, quando necessario è stata data risposta.
Riportiamo qui quelli più strettamente di ‘nostro’ interesse.


RICARDO FRANCO LEVI
Già sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, con delega per l’editoria.

“Nella scorsa legislatura abbiamo svolto un lavoro molto approfondito, per una riforma organica del sistema dell’editoria, preceduto dalla larghissima consultazione di tutti gli operatori del settore. Sentimmo tutti i protagonisti del mondo editoriale, dagli editori ai direttori di giornali, dai librai agli editori di quotidiani e di libri, agli edicolanti, ai protagonisti del mercato di distribuzione, della pubblicità, completando più di una sessantina di audizioni.
Ora quel disegno di legge non solo merita di essere tenuto a mente come un’importante base di lavoro (a tal proposito, tengo a informare il sottosegretario Bonaiuti e i colleghi di maggioranza e opposizione che ho già provveduto a ripresentarlo come proposta di legge), ma che possa anche essere considerato un testo che accoglie molte delle impostazioni che il sottosegretario Bonaiuti ci ha ora esposto come base del proprio lavoro.
Vorrei essere da questo punto di vista ancora più specifico. Il sottosegretario Bonaiuti parla di una legge che vuole andare al di là della definizione stretta di prodotto editoriale, ancorata al mezzo carta quale supporto per la trasmissione della notizia. Da questo punto di vista ricordo che proprio in uno degli articoli iniziali del nostro disegno di legge, definivamo come prodotto editoriale qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità d’informazione, formazione, divulgazione e intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato nonché il mezzo con il quale esso viene diffuso. Credo, dunque, che sussistano tutti gli elementi per concordare con l’onorevole Bonaiuti di non limitare al prodotto carta il discorso sul prodotto editoriale. (…)

Parlando di contributi indiretti, il sottosegretario Bonaiuti ha poi menzionato le agevolazioni tariffarie. Vorrei ricordare che queste ultime (stiamo parlando, ovviamente, di tariffe postali), sono chiaramente contrarie alla legislazione europea, al punto che nel nostro disegno di legge avevamo studiato un meccanismo che la Commissione europea aveva non solo approvato, ma anche considerato come modello da esportare per applicare lo strumento del credito di imposta al tema delle spese per spedizioni postali. Invito il sottosegretario Bonaiuti a controllare questo punto, giacché continuare sulla strada delle agevolazioni tariffarie ci metterebbe apertamente in contrasto con le normative europee. (…)”


EMILIA GRAZIA DE BIASI
“(…) Vorrei fare qualche considerazione e porle alcune domande. Lei, sottosegretario, ha posto un problema reale, cioè la trasformazione di sistema dalla carta stampata alla multimedialità, ma ciò può avvenire solo a fronte di costi incredibili. (…)
Vorrei poi segnalare che uno degli elementi di crisi della carta stampata nel mondo consiste nel fatto che i lettori abituali dei giornali – chi legge il giornale tutti i giorni, non solo la domenica o nei fine settimana, quando escono gli inserti – ritengono che la variabile che rende difficile l’acquisto e la lettura del giornale è in primo luogo il tempo a disposizione. A ciò si può anche aggiungere il fatto che le giovani generazioni, in particolare fino ai vent’anni, per il 90 per cento si informano esclusivamente su Internet, quindi non hanno alcuna relazione con la carta stampata. Personalmente tendo ad aggiungere al quadro una certa pigrizia del sistema delle imprese italiane nel campo dell’informazione e dell’editoria, che non ha sviluppato per tempo una capacità innovativa che, per esempio, i tedeschi, i francesi e soprattutto gli spagnoli sono invece riusciti a mettere in campo. Così oggi ci troviamo nella situazione di dover prevedere un intervento dello Stato che, avrà notevoli costi nonché un sicuro impatto sulla legislazione attuale. (…)”


GIANCARLO MAZZUCA
Già Direttore del quotidiano QN

“Tengo particolarmente a rilevare alcuni importanti dati relativi ai bilanci trimestrali dei principali giornali italiani. Sono dati assolutamente negativi, sia per il Corriere della Sera, sia per tutti i giornali locali, che risentono di una situazione estremamente preoccupante.
Il sottosegretario ricordava che negli Stati Uniti si è rilevato un calo del 14 per cento della pubblicità nell’ultimo trimestre. Se questo dato è molto serio, quello italiano deve essere considerato allarmante. La grave crisi dei giornali e dei quotidiani italiani deriva proprio dalla pubblicità.
Un altro punto importantissimo sottolineato dal sottosegretario è che è giusto salvaguardare il settore degli edicolanti, ma questa forma di distribuzione è assolutamente vecchia e antiquata e non tiene la concorrenza rispetto agli altri Paesi europei
e anglo-americani. Credo che sia assolutamente necessario cercare di trovare vie alternative per quanto riguarda la distribuzione. In passato era stata sviluppata la possibilità di portare i giornali in alcuni negozi, tabaccherie e quant’altro. Si è trattato di esperimenti falliti
. Credo che si debbano cercare nuove soluzioni, poiché, soprattutto nei giorni festivi, la distribuzione dei giornali risente in modo sostanziale di una cattiva organizzazione.
È sbagliato rinunciare a sviluppare gli abbonamenti. In passato si è sempre detto che in Italia non attecchisce la tradizione del quotidiano in abbonamento perché le poste non funzionano, i giornali arrivano con due giorni di ritardo e quant’altro. La percentuale italiana di abbonamenti ai quotidiani di fatto è risibile rispetto a quella dei Paesi anglosassoni. Dunque, al di là dell’inefficienza delle poste, dovremo cercare di trovare altre soluzioni per la distribuzione.
Ha fatto bene l’onorevole Bonaiuti a sottolineare il fatto che una diffusione dei giornali deve passare anche attraverso la scuola. Da anni va avanti una meritoria iniziativa, portata avanti dall’Osservatorio permanente giovani editori di Andrea Ceccherini e credo che Governo e Parlamento dovrebbero aiutare iniziative di questo tipo, utili per intercettare nuovi lettori. I lettori dei giornali sono anziani e dobbiamo cercare di diffondere i giornali anche fra i giovani. Siamo in Europa al livello più basso di lettura, assieme a Portogallo e Grecia. (…)”


FLAVIA PERINA
Direttore del Secolo d’Italia

“Ho trovato particolarmente apprezzabile il riferimento, alla piccola editoria, come strumento insostituibile di democrazia.
Vengo, quindi, allo scottante tema della distribuzione. Giustamente l’onorevole Bonaiuti ha ricordato che le vendite dei giornali in Italia sono ferme al 1956. Anche in questo caso concordo con le osservazioni del collega Mazzuca: bisognerebbe avere maggiore coraggio nell’affrontare il tema della distribuzione, cioè dell’elemento che letteralmente strangola i piccoli giornali.

Non mi riferisco soltanto alle edicole, ma anche alla catena dei trasporti per la distribuzione. In alcune regioni, per esempio Emilia–Romagna, esiste un unico distributore di giornali e se questi non effettua un servizio soddisfacente, oppure se insorgono motivi di contrasto, non ci sono possibili alternative. Si è costretti a trovare un accordo con questo distributore, oppure a rinunciare a vendere il giornale in Emilia–Romagna.
Sono infine convinta che le sinergie con gli altri media e lo sviluppo del multimediale vadano in una direzione di scelta obbligata, priva di alternative, anche perché – lo affermo da operatrice dell’informazione – ciò rappresenta la scelta più creativa.
Tutte le esperienze fatte in questa direzione indicano che si rileva una sinergia positiva anche sulle vendite in edicola: i giornali che usano bene il multimediale hanno tratto vantaggi sotto il profilo delle vendite e sotto quello pubblicitario. Si tratta di trasformare le esperienze, per ora limitate e settoriali, in una strategia regolata da una legge che consenta a tutti di affacciarsi a questa nuova realtà.”


GIUSEPPE GIULIETTI

“(…) Mi piacerebbe che il meglio della proposta Levi e il meglio di quella Bonaiuti diventassero un’unica proposta organica, da discutere in questa Commissione. Alcuni elementi comuni sussistono: la definizione del prodotto (ha ragione Levi), ma io aggiungo anche la straordinaria attenzione che dobbiamo prestare tutti all’uso del denaro pubblico. Esistono giornali di partiti morti, gruppi che non esistono, cooperative di furbi. Forse su tutto ciò occorre un controllo forte e continuo e la capacità di colpire trasversalmente, giacché possono esistere imbroglioni di ogni colore.
Esiste anche il problema di riutilizzare quel denaro: penso sia meglio cominciare a prevedere di incentivare – non a fondo perduto, bensì per un quinquennio – chi intenda aprire una propria impresa nel settore della multimedialità, o comunque produrre lavoro, invece di conservare soltanto quello che già esiste.

L’invito alla lettura si può realizzare in tanti modi e non è vero che occorrono sempre molte risorse. Vediamo se riesco a spiegarmi: ciascuno di noi può chiudere gli occhi e pensare a cinque editori in Italia, che con dieci telefonate riescono a far parlare del proprio libro a reti unificate. Ebbene, se dedicassimo un centesimo del tempo dedicato a dieci autori – sempre gli stessi, a reti unificate – per campagne destinate alla promozione del libro, all’amore e alla qualità della lettura realizzeremmo già qualcosa di diverso. Abbiamo intere produzioni televisive in cui il libro non esiste più, neanche simbolicamente. Non occorre tirare fuori i soldi, basta applicare le norme che esistono per incentivare la lettura. Possiamo farlo assieme, senza bisogno neppure di drenare nuove risorse.


RENATO FARINA
Scrittore

“(…) A proposito della crisi dei quotidiani in Italia, vorrei segnalare quanto nessuno dice: chi ha in mano i dati reali della distribuzione delle vendite in edicola sa bene che in Italia nessun quotidiano supera le trecentomila copie vendute.
Il Corriere della Sera, né La Repubblica, che arrivano a 270-300mila copie. Il resto è dovuto a vendite in blocchi, ad abbonamenti sottocosto o a diffusione nelle scuole. Anche in questo caso si realizza una singolare forma di truffa, poiché si cedono le copie a dieci centesimi, mentre si pagano 30 centesimi a chi le distribuisce nelle classi, in modo tale che si alza e si gonfia artatamente il mercato del venduto e si truffano gli inserzionisti.
Siccome, però, gli inserzionisti non ci cascano sempre, ecco che il mercato pubblicitario dei quotidiani è in crisi anche per questa incertezza. Occorrerebbe vietare i ‘panini’, in modo assoluto, e imporre a chi fa vendite in blocco di non conteggiare quelle copie assieme a quelle vendute in edicola. Occorre separare, cioè, i dati delle vendite ‘pure’ da quelli delle copie semiregalate e dagli abbonamenti scontati. Ciò, secondo me, è essenziale per una chiarificazione del mercato editoriale”.

A cura di Willy Romano

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