Una proposta: facciamoci dare una percentuale sulla resa

Macerata - 17 luglio 2008

Ho la fortuna-sfortuna di fare l’edicolante. Ho una domanda o una proposta da farvi. La domanda riguarda il rapporto editori-agenzie di distribuzione-edicole. Come vengono retribuite le agenzie? In particolare sul venduto oppure hanno una quota per ogni pubblicazione lavorata in fase di distribuzione e poi in fase di resa? Senza quindi interesse a vendere ma solo a distribuire? Oppure un mix dei due sistemi? Lo spunto per una proposta mi viene dall’ultimo numero di Azienda Edicola e della ritrovata unità dei vari sindacati. Dal momento che ogni giorno continuiamo a essere inondati da pubblicazioni inutili, da raccolte, da buste, da raccolte di raccolte, perché non rivedere il nostro sistema di retribuzione? Ci danno il 18% sul venduto. Mi sembrerebbe onesto ricevere anche una percentuale sull’invenduto. Sulla pubblicazione resa, una percentuale del 2-3% in maniera tale da valorizzare (almeno in parte) tutto quello che facciamo dalla mattina alla sera per più di 360 giorni all’anno. Quanto tempo perdiamo a catalogare, mettere a posto e poi fare la resa di una pubblicazione che, già in partenza, si sa che non verrà mai venduta? Non è ora di valutare questo tipo di lavoro? Non vi annoio con la diminuita redditività delle nostre rivendite (in tre anni ho perso un terzo del fatturato), ma, dal momento che non possiamo scegliere cosa ricevere dagli editori, che almeno ci venga pagata una parte del lavoro. Grazie per l’attenzione.

Domenico Pompei - Macerata

UN CONSIGLIO AI COLLEGHI

1 luglio 2008

Sono un edicolante che ha deciso di consigliare ai suoi colleghi di controllare con attenzione alcune pubblicazioni che io, come tutti, sistemavo senza far caso al loro contenuto. In particolare, e soprattutto, i fumetti manga spesso veramente blasfemi, con allusioni erotiche (io ho eliminato da due anni le riviste hard, rinunciando al 30% d’incasso) e nonostante questo sono stato ripagato dall’amore di Gesù che, in tutto questo tempo mi ha aiutato in modo gratificante nel mio lavoro, rendendomelo sereno. Ai miei colleghi dico: “Spero abbiate il mio stesso coraggio: esaminate queste testate con molta attenzione. Non son questi i soldi che ci mancano. Diamo un segnale forte alla nuova generazione per non lamentarci poi se succedono, ormai giornalmente, i fatti più sconvolgenti. Voi dareste queste pubblicazioni ai vostri figli”? Grazie per l’attenzione.

Lettera firmata

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