A
cura di
Carlo Leopardo
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Vorrei sapere come mai al rientro dalle ferie mi ritrovo a dover fare 6 o 7 cassette di rese di riviste settimanali. Tutto ciò comporta una perdita di tempo e in più devo anticipare i soldi dell’estratto conto con cifre non indifferenti.
Lorenzo P.
Che il rientro dalle ferie sia un incubo per quanto riguarda il controllo e lo stoccaggio dei prodotti editoriali che si ricevono alla riapertura delle edicole, è fuori di dubbio. Ma non capisco bene come lei venga rifornito per i settimanali.
Calcolando mediamente 2 settimane di ferie, è logico affermare che nella prima settimana di chiusura il suo distributore locale non le debba accantonare alcun settimanale, in quanto questi risulterebbero fermi, senza possibilità di vendita, danneggiando anche quei suoi colleghi che, a edicole aperte, potrebbero averne bisogno, invece, come rifornimento.
Nella seconda settimana ritengo che una piccola parte di settimanali le debba essere consegnata, in attesa del numero successivo, in quanto alla riapertura non risulterebbero ancora scaduti.
È chiaro che l’esborso per la merce fornita in un’unica soluzione, dopo un periodo di chiusura, possa essere rilevante; tenga però conto che, anche alla riapertura, l’estratto conto deve contenere paritariamente fornito e reso giornaliero delle pubblicazioni. In questo caso, anche se mal distribuiti, i settimanali non dovrebbero pesare economicamente in quanto, se forniti nella prima settimana di chiusura, potrebbero essere resi immediatamente, creandole solo una perdita di tempo e un impegno supplementare.
Se, invece, come mi pare di capire, le viene richiesto immediatamente il pagamento del fornito, e solo in un secondo tempo le vengono accreditate le rese, il suo distributore commette un abuso nei suoi confronti, appellabile all’Organo di Conciliazione e Garanzia.
In ogni caso, al verificarsi di questa evenienza, ritengo legittimo che la fornitura dei giornali sia pagata solo al momento in cui sia contabilmente possibile lo scomputo delle relative rese.
I bar acquistano da me,
ma mi fanno concorrenza
La mia è l’unica edicola in un paese di 2.000 abitanti che dista solo 15 mt da due bar che ogni mattina acquistano 1 quotidiano ciascuno per poi metterlo a disposizione dei loro clienti. Questa fatto arreca danno alla mia rivendita per cui vi domando se esiste una normativa che vieta un simile comportamento da parte del bar.
A.F. – (CN)
Non esiste alcuna normativa che vieti di porre in visione i giornali ai propri clienti da parte di un pubblico esercizio, cosa che peraltro accade anche per studi medici, parrucchieri, ecc.
Gli orari di un’edicola promiscua
Due anni fa ho aggiunto alla mia attività (centro fotocopie, cartolibreria) quella di edicola, rilevandone una esistente a pochi metri dal mio negozio. Quest’anno è sorto il problema con le autorità (vigili urbani e carabinieri) per il rispetto degli orari di vendita come per le altre attività commerciali in zona e cioè dalle 8 alle 13 e dalle 17 alle 20, con chiusura infrasettimanale il giovedì pomeriggio e con l’apertura per la mezza giornata della domenica mattina. Vorrei sapere quali sono gli orari che devo rispettare. Grazie.
Abacus (PZ)
Per quanto riguarda le rivendite di giornali quotidiani e periodici, gli orari di apertura sono regolati dall’art.3 dell’Accordo Nazionale sulla vendita di giornali: “(…) L’orario di funzionamento dei punti vendita esclusivi non deve essere inferiore alle 12 ore giornaliere dal lunedì al sabato, e almeno sino alle 13 della domenica (…)”. Veda anche la risposta data a D.C. –TN.
Poiché lei tratta altre merceologie, la sua attività è influenzata anche dal Decreto Bersani, che ha attribuito ai Comuni un ruolo centrale di coordinamento degli orari di apertura dei negozi, con l’obiettivo di garantire ai cittadini/utenti la massima fruizione dei servizi pubblici e privati.
L’art 13 del titolo IV del citato Decreto, tra le altre attività, indica anche le rivendite di giornali tra quelle alle quali non si applica la normativa, ma solo se tale attività è svolta in maniera esclusiva e prevalente.
Nel suo caso, se l’attività di vendita dei giornali – come mi pare di capire – non è esclusiva e prevalente, ma è secondaria rispetto alle altre esercitate, ritengo che per gli orari di vendita debba seguire le indicazioni date dal suo Comune.
Se, invece, fosse prevalente, il Comune non può imporle alcun orario: deve, infatti, seguire le indicazioni espresse nell’Accordo Nazionale sulla vendita di giornali.
Che distanza
fra due edicole?
Vorrei sapere che distanza ci deve essere fra due edicole. Ho problemi di affitto (sono un promiscuo) e avrei trovato un locale a 300 mt da un’altra edicola. Come posso spostarmi senza correre il rischio di perdere la vendita dei giornali?
Grazie per il vostro lavoro.
Roberto. M – (AQ)
Il suo Comune deve essere dotato di piano di localizzazione delle rivendite di giornali. Tale piano può contemplare parametri distanziometrici tra i vari punti di vendita e, senza dubbio, contiene anche le metodologie da seguire per eventuali spostamenti dell’attività sul territorio comunale.
Deve recarsi presso l’ufficio Commercio del suo Comune, dove potrà prendere visione del piano e dove i funzionari saranno certamente in grado di dare risposte certe ai suoi quesiti.
Vorrei avere
un’insegna luminosa
Ho rinnovato la mia edicola (acquistata da una signora che la gestiva da oltre trent’anni) e vorrei dotarla di un’insegna luminosa (mai esistita prima). Ho contattato i distributori di zona che mi hanno invitato a farne richiesta al quotidiano locale che, tuttavia non mi ha mai risposto. Ora vorrei sapere se è un mio diritto avere quest’insegna (o tendine parasole) o se il tutto rappresenta un optional.
Maria R. – BN
Non esiste alcun diritto da parte del giornalaio di ottenere, da parte degli editori, insegne luminose e non. Le ricordo, poi, che sulle insegne deve essere pagata una tassa comunale rapportata alla grandezza dello spazio occupato.
Mi permetto di darle un suggerimento: cerchi di monetizzare gli spazi che vorrebbe dedicare alle insegne. Non vedo, infatti, perché dovrebbe regalare spazi per pubblicizzare prodotti di altri. Al limite faccia una sua insegna. Per esempio: “Edicola Giornali Maria”. In questo caso, essendo una insegna identificativa e non pubblicitaria, entro certe dimensioni, non paga alcuna tassa.
Le consiglio comunque di rivolgersi al suo Comune per ulteriori delucidazioni
Due portature diverse
Sono servito da 2 agenzie: una per la stampa nazionale e una per la stampa estera. Entrambe si avvalgono dello stesso padroncino, ma la prima mi applica l’1%, mentre la seconda l’1,5%.
È normale?
abc@yahoo.it
Devo fare una premessa per chiarire le condizioni distributive in atto, peraltro regolamentate dall’Accordo Nazionale attualmente in vigore: le edicole esclusive devono essere fornite franco punto vendita esclusive (fatte salve alcune consuetudini in atto) e nulla è dovuto a chi è responsabile della consegna (distributore locale).
Si deve invece parlare di remunerazione per l’attività di vendita che è effettuata in misura percentuale con i seguenti sconti sulla base del prezzo defiscalizzato di cessione al pubblico: 19%, 24%, 29%.
Le consiglio, se le è possibile, di visitare il nostro sito Internet (www.snagnazionale.org) dove potrà consultare, tra le altre cose, l’Accordo Nazionale e dove può trovare anche le tabelle per controllare i prezzi netti di cessione, partendo dal prezzo netto di copertina.
E' obbligatorio chiudere
la domenica?
Da due tre anni, qui filava tutto bene. Avevamo raggiunto un accordo tra di noi sulla chiusura settimanale. Ora c’è qualcuno che ha deciso di non rispettare più i turni e di rimanere aperto tutte le domeniche. Che fare? Io naturalmente sarei per il rispetto di quanto a suo tempo concordato, visto che 13/14 ore sono un impegno quasi massacrante.
D.C. – TN
Art.3 – Accordo Nazionale sulla vendita di giornali quotidiani e periodici: “(…) – I riposi facoltativi potranno essere fruiti nei limiti di seguito indicati, tenendo conto dell’esigenza che venga sempre assicurata l’apertura di almeno il 50 per cento delle rivendite esclusive esistenti nei vari Comuni, secondo una preventiva programmazione, salvaguardando le esigenze di vendita nelle singole zone; le chiusure domenicali possono essere esercitate con cadenza quattordicinale (…)”.
Come vede, i riposi domenicali sono facoltativi, per cui i suoi colleghi che restano aperti tutte le domeniche non commettono alcun abuso. Nulla vieta a lei, quindi, di continuare a chiudere la domenica per il suo riposo quattordicinale: ne guadagnerà in salute. Nel frattempo persegua il ripristino dell’accordo che avevate fatto tra voi, nell’ottica di una corretta deontologia tra colleghi che, ora, è venuta a mancare. |