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Maria Latella
Direttore di A
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I direttori di Testata vi scrivono...
Ho un rapporto di amicizia con una edicolante
che mi aggiorna anche
sui gusti dei clienti…
Sul futuro dell’Editoria sono molto rinfrancata dalle osservazioni di Rupert Murdoch (leggi a pag. 42 - ndr) che, da Editore mondiale con una grande esperienza, vede la fine solamente dei giornali fatti male.
Chi non si adegua e non sta al passo con i tempi può avere e avrà problemi.
Una cosa posso affermare: penso, senza alcuna presunzione, che A sia un giornale che sta molto allo ‘spirito del tempo’. Ricordo, per esempio, alcune nostre copertine: quella dedicata a Michelle Obama, con i giochi per le presidenziali americane ancora molto aperti o, con Beatrice Borromeo, parlando del nuovo ’68 prima che gli studenti scendessero in piazza a protestare.
Se si considera che un settimanale ha
i suoi tempi giornalistici e chiude almeno una settimana prima, se non addirittura dieci giorni, rispetto a quando va in edicola, direi che siamo stati bravi ad anticipare quello che sarebbe accaduto.
Quando A ha iniziato il suo nuovo cammino ha puntato su molti collaboratori importanti,
nomi tra i quali mi piace ricordare Marco Travaglio, Sandro Veronesi e Mario Giordano, tutti personaggi di grande personalità ma che sono cresciuti molto in autorevolezza: anche in questo crediamo di aver colto in anticipo lo spirito del tempo e sono contenta di averli avuti, da subito,
nel nostro gruppo.
Per questo sono ottimista sul futuro
del mio giornale, anche in un periodo economico difficile come quello
di questi mesi, perché c’è la volontà e il lavoro dei nostri giornalisti
nel raccontare questo spirito
e portarlo in edicola.
Il rapporto con i rivenditori di giornali è andato, per noi, migliorando con il tempo, dall’inizio in cui ancora si usava il vecchio nome della nostra testata fino a oggi quando, ormai, tutti gli edicolanti la chiamano correttamente e spesso la mettono in prima fila nella loro esposizione quotidiana. Personalmente anch’io ho un rapporto di amicizia con una edicolante
al Testaccio, a Roma, che mi tiene aggiornata sull’andamento di A, ma anche sui gusti dei clienti
e i movimenti in edicola degli altri giornali.
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Insieme, per assecondare una formidabile attesa 
Dino Boffo >>
Direttore di Avvenire
La scena si ripete del tutto simile ovunque, nelle metropoli come nei centri di provincia: a farsi vedere in giro con un quotidiano sotto il braccio è ormai una minoranza di affezionati, quasi un circolo di cultori d’una abitudine fuori moda. Nelle mani di chi prende il metrò o l’autobus di primo mattino c’è carta stampata, e pure tanta: ma per la quasi totalità si tratta di free press, giornali usa e getta che dovrebbero costituire un antipasto alla lettura del giornale “vero”, quello tradizionale, e che invece sempre più spesso nella dieta informativa degli italiani finiscono per prendere il posto del giornale fresco di edicola, come un succedaneo che all’apparenza offre le stesse calorie ma che poi, una volta consumato, svela tutta la sua inadeguatezza per un lettore non frettoloso. Aggiungiamoci il fenomeno più recente e impetuoso – la progressiva migrazione degli utenti d’informazione verso le fonti online – ed eccoci al cospetto di uno scenario che si direbbe ben poco incoraggiante per i quotidiani, a lungo impegnati a tamponare le falle con l’aggiunta di collaterali che hanno nascosto i sintomi ma reso semmai più seria la malattia.
Chi monitora i consumi già da tempo – almeno dall’avvento dell’euro – ci informa sul fatto che tra le spese ritenute evitabili gli italiani hanno inserito senza troppo pensarci quella per l’acquisto abituale di carta stampata, l’euro al giorno (prezzo immutato da anni, a fronte di beni che hanno subìto rincari in percentuali a due cifre) giudicato dunque risparmiabile perché speso in un bene ritenuto superfluo, facilmente sostituibile.
Ma allora, si può forse concludere che siamo avvitati in una spirale il cui esito sarà – come preconizzava un recente libro di successo – l’uscita dell’ultima copia del New York Times nel giro di trent’anni al massimo? Nient’affatto, e per almeno tre solidi motivi.
A ben vedere, infatti, proprio i fattori di debolezza del sistema possono trasformarsi in altrettante carte nelle nostre mani, sempre che sappiamo giocarle con saggezza, determinazione e lungimiranza, possibilmente con una strategia comune che veda editoria, giornalismo e distribuzione serrati in un patto per la ‘buona informazione’. Di questa infatti c’è bisogno nelle edicole e nelle mani dei lettori, assai più che di un supermarket di allegati che saziano la curiosità di un momento spostando l’attenzione dal prodotto informativo all’occasionale ‘ripieno’.
Una prima opportunità di riscatto per i quotidiani che ogni giorno noi giornalisti confezioniamo e che gli edicolanti offrono ai loro clienti arriva forse proprio dalla sfida della stampa gratuita, che con la sua telegraficità ha colto – indubbiamente forzandola – una domanda di comunicazione essenziale, d’immediata comprensione, ‘a colpo d’occhio’ che il mercato sta inviando, e non certo da ieri. Non è più tempo per i giornali prolissi, che estenuano il lettore con chiacchiere e temi da compiaciuto salotto intellettuale, come a scavare un fossato tra chi i giornali li fa e chi li dovrebbe leggere. Meno élite, più realtà. La gente chiede di capire quel che legge, e ancora attende chi sia in grado di darle un’informazione capace di farla sentire meno smarrita dentro il rompicapo dell’attualità. Vogliamo ascoltarla?
C’è poi la questione della facilità con la quale i lettori possono incontrare l’informazione di qualità. È indubbio che il successo della free press in molte città si deve anche alla sua agevole reperibilità: è praticamente impossibile non venire in contatto con questi ‘giornali da due minuti’ là dove vengono diffusi. Sembra imporsi allora una riflessione, anche di fronte alla triste chiusura di molti punti vendita specie nelle grandi città: è forse arrivato il momento infatti per immaginare un vero rilancio e una modernizzazione profonda della rete di diffusione dei quotidiani lungo i percorsi della vita di ogni giorno, agevolando l’apertura e la gestione delle edicole, tradizionalmente luoghi non solo dell’acquisto ma anche dell’orientamento, del consiglio, dell’amicizia che – lo sappiamo – va ben oltre lo scambio tra la moneta e il giornale per allargarsi ad altri servizi per la quotidianità dei cittadini. I lettori non si conquistano solo con buoni giornali ma anche con un’efficiente e amichevole rete di vendita.
Infine, Internet potrebbe non rivelarsi il mortale nemico destinato a strangolare lentamente la stampa, come invece da molte parti si sente profetizzare. Lo spazio per una lettura intelligente e non emotiva del nostro tempo risulta, infatti, sempre meno presidiato, proprio mentre cresce il bisogno di trovare chi si metta dentro le domande più profonde che l’attualità mai come oggi suscita. Online le notizie sono sempre ‘fresche’ e soprattutto gratuite, ma vengono calibrate per un consumo istantaneo, che lascia sfumare la dimensione dell’approfondimento, della riflessione, del contesto e soprattutto del senso. Le web-news sono le figlie frenetiche della notizia televisiva, ma né le une né le altre hanno estinto le domande accese dall’informazione in tempo reale. Quanto più questa, anzi, è fulminea tanto più lascia scoperta alle sue spalle l’esigenza di riuscire a collocare gli infiniti frammenti di realtà proiettati a getto continuo addosso all’utente dentro un affresco che li renda comprensibili e utili, strumenti per padroneggiare la realtà e non fonti di ansia. I quotidiani devono lavorare sempre di più su questa domanda di orientamento, non lasciando il lettore in balia dei fatti né con la sgradevole sensazione di essere uno spettatore privo di senso critico proprio perché consegnato ai flash che si susseguono sulla rete.
In giro c’è una formidabile attesa di semplicità, di amicizia e di intelligenza che chiede di essere ascoltata. Sappiamo di avere – insieme – le risorse per assecondarla, e per tornare a vedere i quotidiani affacciarsi da tasche, zaini e borse degli italiani.
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Un ringraziamento
e un augurio
Un ringraziamento e un augurio di un sereno 2009 a tutti voi
che con il vostro prezioso lavoro date un contributo fondamentale
e indispensabile
alla diffusione del Corriere della Sera e di tutti i suoi allegati.
<< Paolo Mieli e
tutti i giornalisti - del Corriere della Sera |
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Un importante rilancio con il vostro aiuto
Cari amici,
per prima cosa desidero ringraziarvi di cuore per l’opera di diffusione di Famiglia Cristiana che svolgete ogni giorno. Conosco i sacrifici che sostenete, aggravati, in questo momento, da un periodo certo non felice per l’economia e i consumi del nostro Paese. Da parte nostra, il nuovo anno sarà occasione di un importante rilancio della rivista, per renderla ancora più bella e più gradita ai lettori, e di un massiccio investimento per comunicarla al meglio. Un rilancio che sarà preceduto da una iniziativa che riveste per noi uguale importanza: la proposta ai lettori della Nuova Bibbia per la famiglia, l’intero testo sacro nella nuova traduzione della Chiesa italiana, insieme agli strumenti che aiutano a leggerla e a comprenderla. Abbiamo bisogno del vostro aiuto perché entri in tutte le case e sia davvero a portata di mano di tutti coloro che vogliono aprirla e assaporarla. Nell’imminenza del Natale desidero farvi gli auguri più fervidi, assicurandovi che ricorderò voi e le vostre famiglie
nella Messa che celebrerò nel giorno della nascita del Signore.
<< Don Antonio Sciortino - Direttore di Famiglia Cristiana
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Grazie... per il vostro insostituibile lavoro
Cari edicolanti, più che un augurio, il mio è un ringraziamento per la vostra preziosa, quotidiana, collaborazione. Ho sempre ammirato, negli edicolanti, quella preparazione certosina che permette loro di dare prontamente risposte precise ed esaurienti a chi va in edicola a porre le richieste più disparate. Non è un caso ma frutto di quella passione, dedizione e sacrificio che finisce per unirci. Il tutto ripagato dal rapporto umano che si instaura con quei lettori che sono anche vostri clienti e che aiuta, spesso, a superare le inevitabili difficoltà. Che ci sono, purtroppo, anche a livello economico e che finiscono, me ne rendo conto, per influire anche sulla vostra attività.
Per il 2009 la speranza è che gli italiani tornino sempre di più a leggere e ad apprezzare non solo i nostri giornali ma anche il vostro insostituibile lavoro. Grazie e buon 2009.
<< Mario Giordano - Direttore de
Il Giornale
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L’edicola è l’avamposto delle redazioni
<< Ferruccio de Bortoli - Direttore de Il Sole 24 Ore
Come sarà il 2009? La grande crisi internazionale che ha travolto il sistema finanziario influirà pesantemente su investimenti e consumi nel 2009? Oppure le misure allo studio dei Governi di tutto il mondo riusciranno a tamponare le ferite aperte da un sistema finanziario irresponsabile e rimettere in moto l’economia reale?
Al momento nessuno è in grado di rispondere a interrogativi fondamentali per la nostra vita di cittadini, risparmiatori e investitori.
In questo periodo si naviga a vista. Si privilegia la prudenza. Le aziende ridimensionano i programmi 2009, le famiglie rinviano, laddove possibile, gli acquisti. In attesa di tempi migliori, aspettando che il groviglio internazionale si dipani.
In questo periodo di grande incertezza i giornali diventano fondamentali per capire le cause della grande crisi e, soprattutto, captare i segnali di inversione di tendenza. Quei segnali che ci possano dire: il vento è cambiato, è il momento di tornare a investire, ri-utilizzare i risparmi in modo produttivo e affrontare il mercato dei consumi con più fiducia.
Il Sole-24 Ore è importante in questo contesto perché è un giornale che privilegia i contenuti e si propone di essere un quotidiano utile. Un giornale che serve nelle scelte di tutti
i giorni. Utile a chi deve gestire un’impresa, piccola o grande che sia,
o a chi deve decidere dove e come investire i propri sudati risparmi.
O alle famiglie che non vogliono rinunciare a consumare ma che,
al tempo stesso, vogliono spendere con intelligenza.
In questi anni abbiamo cercato di ampliare la platea dei lettori del Sole-24 Ore: non solo un giornale per addetti ai lavori, ma un quotidiano per un pubblico più ampio. Avvertito. Un lettore che vuole capire gli scenari mondiali ma senza perdere di vista le spese o gli investimenti di tutti i giorni. E che non si appassiona alle stantie parole d’ordine di una politica che privilegia la propaganda contro la parte avversa, indipendentemente dai problemi e dalle soluzioni proposte.
Il Sole-24 Ore è cambiato in questi anni per adeguarsi a una realtà in rapida evoluzione. E cambierà ancora, perché la realtà corre più di quanto sia prevedibile e molto di più rispetto ai tempi lenti della politica e quelli lentissimi della burocrazia.
Noi cambieremo, ma potremo cambiare in modo più proficuo
per i lettori se avremo una maggiore collaborazione con chi vende i giornali.
Chi gestisce le edicole ha il privilegio di avere ogni giorno il contatto diretto con i lettori, di capirne le esigenze, sentirne le critiche e, anche, gli apprezzamenti. Un contatto diretto che spesso chi lavora in redazione non coltiva sufficientemente.
L’edicola è l’avamposto delle redazioni, l’edicolante quasi l’ufficiale di collegamento tra il cliente e il giornalista. Per questo è importante una maggiore collaborazione.
Il mio augurio è che il 2009 sia un anno positivo per i giornali e che tra redazioni ed edicole ci siano scambi di segnalazioni, proposte, idee e anche critiche perché è nell’interesse concreto di giornalisti e rivenditori. Anche perché, in questo modo, saremo in grado di soddisfare le esigenze vere dei lettori, che rappresentano
il patrimonio più importante
che abbiamo.
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Il vostro ruolo diventa ancora più importante per aiutare i lettori...
Daniela Hamaui - Direttore de L’Espresso >>
Auguro a tutti voi un felice e sereno 2009. So che sono momenti difficili: le previsioni parlano di una lunga crisi economica, di una contrazione dei consumi ma io spero che, grazie anche alla vostra paziente e preziosa collaborazione, acquistare L’Espresso tutte le settimane continui ad essere un piacere al quale i nostri lettori non vorranno rinunciare.
Certo le vostre edicole sono sempre più piene di offerte ed è per questo che il vostro ruolo diventa ancora più importante per guidare la scelta, per aiutare i lettori a districarsi tra le tante iniziative allegate ai giornali, per ricordarsi degli appuntamenti
e scoprire le novità.
Al centro c’è però la nostra voglia di informare, di fare un giornale ancora più attento ai problemi del nostro paese e sempre più in grado di capire
i cambiamenti che avvengono
nel mondo.
Per tutto questo, anche a nome di tutta la redazione de L’Espresso, vi mando i più sinceri ringraziamenti e gli auguri per una collaborazione ancora più intensa.
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Giornali e rivenditori: un’alleanza ancora più stretta
<< Giulio Anselmi - Direttore de La Stampa
Mai come nell’era di Internet l’alleanza tra i giornali
e i loro rivenditori è stata
così essenziale.
E la crisi economica, spingendo i quotidiani tra i beni rinunciabili, deve rendere quell’alleanza ancora più stretta. Questo è il mio invito e il mio augurio agli edicolanti per il 2009.
È proprio nei periodi critici che l’informazione è più necessaria. Solo un lettore di giornale è un cittadino informato: può avere opinioni fondate e fare giuste scelte.
Per quanto buona l’informazione radiofonica e televisiva, per quanto varia e ricca quella telematica (anzi, proprio perché troppo ricca), la carta stampata rimane la fonte di notizie più affidabile, più completa e, grazie alla lettura e alla rilettura, l’insuperata occasione di ragionamento, di approfondimento.
O di semplice curiosità, di svago, di sorriso.
Come dimostra La Stampa, anche con l’aiuto di una vivace veste grafica, che piace ai lettori più giovani. Sono loro che, insieme, dobbiamo incoraggiare.
Con la consapevolezza che il ‘prodotto’ che ogni giorno produciamo e vendiamo è destinato non soltanto
a nuovi clienti,
ma soprattutto a nuovi cittadini.
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Un gioco di squadra
<< Carlo Verdelli - Direttore de La Gazzetta dello Sport
Dire che La Gazzetta dello Sport ha un rapporto stretto con gli edicolanti può apparire ovvio, ma non lo è. Il nostro è un giornale popolare, è un quotidiano che diffonde poche copie omaggio, a differenza di altri (parlo per esempio dei giornali a disposizione dei viaggiatori sugli aerei), vive quindi molto il rapporto diretto con il lettore che va in edicola e consegna il suo euro in cambio di quella cinquantina di pagine rosa.
La nuova Gazzetta, che ha debuttato alla fine di marzo del 2008 con un restyling integrale dopo 112 anni, ogni giorno cerca di proporre temi interessanti e approfondimenti di ogni sport, ma anche di ciò che sport non è. Il risultato ci sta dando ragione.
Un giornale è un gioco di squadra. Noi lo creiamo, grazie al supporto costante dell’azienda, altri lo realizzano e lo stampano, poi c’è chi lo distribuisce e, infine, il terminale del nostro lavoro: l’edicola.
È un percorso (in campo alimentare si direbbe una filiera) del quale ben conosciamo l’importanza. Per questo ci piace condividere il nostro legittimo orgoglio con tutti i protagonisti e dire a tutti la nostra gratitudine.
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...siete il filo robusto che lega i lettori ai giornali
<< Ezio Mauro - Direttore de La Repubblica
Cari amici,
le vostre edicole sono il punto d’incontro tra il prodotto che noi facciamo tutti i giorni e i nostri lettori, e dunque voi toccate con mano
gli effetti della crisi economica
e finanziaria, che è ormai diventata anche crisi dei consumi. In un momento in cui il cittadino-consumatore taglia tutte le spese superflue, o almeno opzionali,
il cliente che viene ogni mattina
al vostro chiosco con l’euro pronto
in mano chiedendo il suo giornale considera il quotidiano come un bene necessario, di cui non può fare
a meno: un segno del bisogno
di sapere, capire, orientarsi nella confusione contemporanea.
Io credo che proprio in questa fase
di difficoltà non vada smarrita
la consapevolezza del filo robusto che attraverso voi e il vostro lavoro lega
i lettori ai giornali. Il nostro è un contratto volontario, che si rinnova ogni mattina, che può essere risolto unilateralmente senza fatica,
e che tuttavia porta milioni di persone
a compiere un atto volontario d’acquisto ogni giorno, per 350 giorni all’anno, anno dopo anno, arrivando davanti a quell’offerta ampia e variopinta che sta in edicola per puntare il dito su un giornale e dire: voglio quello, proprio quello.
Bisogna avere la coscienza che non si tratta solo di un legame tra merce e cliente, ma è un legame d’appartenenza, culturale, d’identità: attraverso voi, il lettore compra un mondo che lui ha scelto di abitare, un’idea dell’Italia, una visione della società.
Tutto questo ogni mattina, davanti alla vostra edicola, per un prodotto antico, fatto di carta e d’inchiostro, e che tuttavia ha qualcosa da dire, per chi vuole capire e vuole essere cittadino.
Una stretta di mano.
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Nessun politico si prende cura degli edicolanti
e ne tutela gli interessi.
È uno scandalo.
Vittorio Feltri - Direttore di Libero >>
Gli addetti ai lavori dell’editoria sono perfettamente al corrente del mio pensiero sulla funzione insostituibile dell’edicola, unico serio veicolo su cui possono contare
i giornali. Ma i governi hanno sempre avuto idee diverse e hanno aiutato tutta la filiera tranne l’edicolante.
Al quale non rimangono che le briciole, insufficienti anche alla mera sopravvivenza.
È noto, ma giova ricordarlo. Lo Stato elargisce contributi indiretti agli editori che spediscono i loro prodotti per abbonamento; di fatto il cinquanta per cento delle spese postali viene accollato alla collettività. È assurdo. Ogni copia spedita a costo ridotto tramite le Poste, e quindi sottratta alle edicole, è un grave danno per ciascun titolare di rivendita giornali. Non c’è verso di far capire al Consiglio dei ministri: ogni agevolazione agli editori che diffondono settimanali e quotidiani per ‘vie traverse’ è un colpo mortale agli edicolanti, i soli in grado di svolgere puntualmente – senza ritardi né disguidi – il compito di avvicinare il pubblico alla lettura.
Non è tutto. Il settore è in crisi. E la crisi crea difficoltà soprattutto agli edicolanti. Le vendite calano e la categoria non può supplire ai mancati guadagni con altri commerci, non può ingrandire l’edicola, deve subire
la concorrenza di supermercati
e bar, deve subire la concorrenza
degli abbonamenti e non ottiene facilitazioni se desidera modificare
o ampliare le proprie strutture.
La cosa peggiore è che nessun politico si prende cura degli edicolanti e ne tutela gli interessi. È uno scandalo.
Il grado di civiltà di un Paese si misura anche dalla quantità e dalla qualità delle edicole. L’Italia se ne frega e mortifica il terminale della filiera ignorando che è il modo migliore per uccidere la stampa
e la libera circolazione delle idee.
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