IL LETTORE NON CREDE AI GIORNALISTI
Questo il risultato di una ricerca demoscopica1, condotta per l’Ordine di Milano, dalla quale emerge che un’informazione credibileè essenziale anche per gli inserzionisti di pubblicità.

“Incompetenti, bugiardi, di parte, malati di protagonismo, ma anche insostituibili e indispensabili per tutta la società”. Questa è l’im­ma­gine che hanno gli italiani dei giornalisti secondo l’in­dagine presentata a Milano lo scorso ottobre da Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche, per l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. L’indagine demoscopica telefonica è stata realizzata su un campione di 2004 soggetti rappresentativi della popolazione italiana dai 15 anni in su. Una prima inchiesta sulla credibilità della stampa fu commissionata, dodici anni fa, da un importante gruppo editoriale che decise poi di non rendere pubblici i risultati per via dell’immagine critica che ne emergeva.
Oggi l’immagine che la popolazione dei lettori, e non, ha del giornalismo è peggiorata anche se dalla ricerca emerge una forte richiesta di buon giornalismo. Tra gli elementi analizzati pure il rapporto con la pubblicità: un giornalismo credibile è essenziale anche per gli investitori, perché appare ormai chiaro che se il mezzo è degradato nella percezione degli utenti, il messaggio perderà a sua volta di efficacia.

I RISULTATI
Per il 68% degli intervistati, i giornalisti sono spesso bugiardi e le loro informazioni sono inesatte (60%) e il 59% sostiene che esagerano e gonfiano le notizie, mentre per il 52% la stampa italiana non sarebbe indipendente ma asservita ad altri interessi (per il 48% è di parte).
Altre opinioni espresse sono che i giornalisti sarebbero corrotti (40%), malati di protagonismo (30%) e poco chiari nei loro articoli (30%). Ovviamente, come spiegato dallo stesso Finzi, le opinioni che gli intervistati hanno espresso riguardano giornalisti che godono di grande visibilità e che lavorano soprattutto in ambito televisivo.

LE RICHIESTE
Quali sono invece le caratteristiche positive che lettori o telespettatori vorrebbero trovare in un giornale o ascoltando un notiziario? La prima è la competenza, lo richiedono praticamente tutti ovvero il 90% degli intervistati: ci si aspetta che un buon giornalista disponga di fonti valide, sia pronto a studiare a fondo il tema del quale deve scrivere, verifichi più volte i dati, ecc. Poi sono richieste professionalità (79%), chiarezza (77%), capacità di coinvolgere emotivamente (73%), efficacia comunicativa (65%). Per la metà del campione, il giornalista deve aiutare non solo a sapere ma anche a capire, consentendo così al lettore di ‘maturare’.

CONCLUSIONI
Se per il 55% degli intervistati il giudizio attuale sul mondo dell’informazione è negativo, solo il 27% di questi, valuta come nulla o scarsa l’utilità del giornalismo.
Va combattuta, quindi, l’idea che si debba fare a meno dei giornalisti, sia perché la stampa rappresenta uno strumento democratico per divulgare idee anche contrastanti che per l’enorme richiesta di buon giornalismo. L’avanzata di Internet porta a una previsione a medio termine di una crescita della domanda di approfondimento dei media e di nuovi spazi per l’informazione, con una maggiore selezione dei mezzi tradizionali e della nascita di nuove testate, non solo web. Sul fronte pubblicitario la perdita di efficacia dei messaggi potrebbe essere causata, secondo la ricerca, dall’omologazione dei prodotti, dal calo della creatività, ma anche dalla perdita di credibilità delle testate. Gli investimenti, invece, sulla qualità dei mezzi di informazione diventeranno fondamentali a breve anche per gli inserzionisti pubblicitari, che saranno interessati a un prodotto editoriale percepito dai lettori come credibile. Una domanda che trova interessati anche i rivenditori di giornali: la qualità non può che aiutare a riportare clienti in edicola, invece di allontanarli come in questi ultimi anni salvo, poi, riportarceli con operazioni di marketing a base di gadget, allegati, regali vari e, spesso, con cut price al limite dell’indecenza.

Maria Bini

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