| |
Auguri… contestati
Pochi giorni dopo l’uscita dell’ultimo numero del 2008 di Azienda Edicola, in redazione hanno cominciato ad arrivare telefonate e mail che se la prendevano, anche aspramente, con noi per avere dato spazio ai più importanti Direttori di Testata che, in buona fede, auspicavano una sempre maggiore collaborazione fra i loro giornali e la rete di vendita.
In “buona fede” sì, ne siamo convinti.
Perché purtroppo accade che, in questo vasto mondo di carta, la mano destra non sappia ciò che fa la sinistra.
Le iniziative degli uffici marketing e/o diffusione – tese ad aumentare a dismisura il numero delle copie distribuite ai fini della raccolta pubblicitaria – il più delle volte non vengono sottoposte ai Direttori di Testata i quali devono preoccuparsi di fare, soprattutto, un buon prodotto.
La dimostrazione di come questi importanti personaggi siano abbastanza all’oscuro (Vittorio Feltri, escluso) di come funzioni la filiera editoriale, sta nell’Editoriale apparso sul n. 5, l’anno scorso.
Come ricorderete vi si raccontava di come, chiacchierando con un importante Direttore, peraltro preparatissimo per quanto riguardava la sua specifica mansione, Armando Abbiati ne vedesse lo sguardo farsi – alle sue parole – di volta in volta stupito, preoccupato, interrogativo, meravigliato.
Davanti ai suoi occhi sembrava aprirsi, infatti, uno scenario del tutto sconosciuto.
Ma Abbiati non stava descrivendo una spedizione nel profondo Brasile, ma soltanto l’iter del suo diffusissimo settimanale dalla tipografia all’edicola di una qualsiasi città.
Tutti i Direttori di Testata hanno avuto, nei confronti dei Rivenditori di Giornali, parole veramente importanti. Si sono anche ‘sbilanciati’ nell’affermare “un’alleanza ancora più stretta”, nel ricercare “un gioco di squadra” e auspicare insieme “un importante rilancio”.
A questo punto alle parole dovrebbero seguire i fatti.
Anziché in incognito (come gli esperti della Guida Michelin) i Direttori di Testata dovrebbero perdere (ma sarebbe invece un grosso guadagno) 5 minuti in una qualsiasi edicola sotto casa e scambiare un po’ di chiacchiere con il loro rivenditore.
Ne sentirebbero delle belle e certamente rientrerebbero in redazione con le idee molto più chiare anche per quanto riguarda la qualità del loro prodotto.
Ci piacerebbe, dunque, che queste mail che pubblichiamo (scelte nel mucchio) – di cui una, la prima, veramente documentata – facessero riflettere tutti perché è perfettamente inutile spendere, allegare, gaggettare, tagliare prezzi e via dicendo se poi le edicole, come quella di Alberto Tintori, esauriscono una settimana sì e una no.
Ho esaurito L’ESPRESSO
per ben 27 volte!
11 dicembre 2008
Buongiorno. Sono un edicolante della provincia di Bergamo e vorrei ricambiare, ringraziando, gli auguri che il direttore Daniela
Hamaui ha rivolto alla mia categoria dalle pagine del nostro foglio sindacale Azienda Edicola.
Al di là delle belle parole di circostanza comunque, del “nostro ruolo che è importante”, della nostra “paziente e preziosa collaborazione” che voi sembrate apprezzare, i fatti sembrerebbero dimostrare il contrario.
Ecco come la media di vendita (MV) può diminuire senza che io possa intervenire in alcun modo se non con continue richieste di adeguamento forniture al mio Distributore.
Lo schema, mostra i movimenti nell’anno in corso della vostra testata nella mia modesta edicola.

Modesta, appunto, e tale rimarrà se sarà rifornita sempre in questo modo. Adesso, io non so quali siano i dettami che il vostro Ufficio distribuzione ha impartito ai Distributori Nazionali e Locali in merito alle percentuali di resa accettabili, ma è fuori dubbio che, dato che lo standard generale nelle edicole viaggia a oltre il 50% di resa, il 28% che mi ritrovo non è assolutamente fuori misura.
Quello che mi balza agli occhi è, invece, che su 52 movimenti (o settimane, o uscite, come preferite) ho avuto 27 episodi di esaurito che poi vorrebbe dire che il 52% delle volte che siete usciti io ho sempre avuto resa zero. Ma non basta. Se si raffronta la data di uscita con la data di Esaurito si vede benissimo che per la stragrande maggioranza dei giorni dell’anno io ero sfornito e non avrei mai potuto vendere il vostro giornale. Difficile incrementare le vendite, espandersi, crescere, in una situazione del genere. Poi guardo le caselle gialle nella colonna Invio. Il giallo vuol dire che la fornitura è inferiore alla media di vendita (colonna MV) al momento dell’uscita del numero della pubblicazione. Evidente e palese operazione di marketing deficitaria…
Mi scuso per il tono amareggiato ma la fila di “semaforini rossi” con lo 0, che salta agli occhi nella colonna Resa, mi deprime. Secondo voi, quante volte ho “dovuto”, mio malgrado, rispondere “mi spiace, finito” ai clienti che mi chiedevano L’Espresso? La gente non sa come vanno le cose nelle edicole, non sa che noi non decidiamo niente, sa solo che l’edicolante non ha il giornale che cerca, ergo, l’edicolante è un lazzarone che non “segue” come si deve il suo lavoro, un incapace, nel migliore dei casi, quindi cambiare edicola è l’imperativo.
Ripeto, come faccio a crescere così? E, in questo caso il detto si ribalta, alla beffa si aggiunge il danno. Noi guadagniamo sul venduto, se non vendiamo non incassiamo, se non incassiamo l’utile va a farsi benedire. Ma le 12 ore di edicola le devo fare comunque…
La pianto qui, inutile piangersi addosso, quello che volevo dirvi l’ho detto. Per il nuovo anno, oltre agli auguri doverosi a voi, auspico che alziate un pochino la vostra tolleranza sulle percentuali di resa, che vi rendiate conto che penalizzare l’ultima ruota del carro in questo modo, se a noi taglia letteralmente le gambe, non è neanche una buona politica per voi (anche se voi avete un enorme introito dalla pubblicità che vi salva e le vendite “pure” vengono in secondo piano).
Ancora auguri e cordiali saluti.
Alberto Tintori
[alberto.tintori@libero.it]
Edicola Ponte S.Pietro - Bergamo
Auguri... rispediti
al mittente
10 gennaio 2009
Sono il titolare di una rivendita seriamente amareggiato. Nel mese di dicembre ho letto con ironia gli auguri che i vari direttori di case editrici facevano al nostro settore, peccato gli stessi risultino assolutamente ridicoli. Stiamo attraversando un momento di crisi, la clientela spende meno in quelli che, in questo periodo, vengono considerati beni a cui si può rinunciare...
Almeno cosi credevo, fino a qualche mese fa, quando poi mi sono invece reso conto che molti dei miei clienti continuavano ad acquistare opere di loro interesse ma direttamente dalla casa editrice con sconti consistenti e regali che si sprecano: il tutto grazie al nostro lavoro, visto che queste fantastiche offerte vengono pubblicizzate con il primo numero delle uscite che tanto stupidamente esponiamo nei nostri punti vendita ogni giorno facendo il solo gioco degli editori.
Grazie al nostro lavoro gli stessi editori catturano migliaia di clienti spendendo solo un 20% del prezzo del primo numero a fronte di migliaia di euro che dovrebbero investire per catturare gli stessi clienti tramite la classica pubblicità.
Per questo con profonda amarezza vi chiedo di farvi portavoce della nostra categoria e rimandare gli auguri al mittente nella speranza che qualche cosa possa cambiare!.. Distinti saluti.
Paolo Dettori
[dettori.paolo@libero.it]
Caltanissetta
Siamo bravi, sempre presenti ma non veniamo rispettati.
15 dicembre 2008
Egregissima e letta Azienda Edicola, sono Roberta, un’edicolante della provincia di Milano. Tramite il vostro bimestrale volevo ringraziare molto i direttori delle testate che ci fanno gli auguri per un futuro prospero e più sereno.
Ma non mi sembrano auguri sinceri dato che loro stessi ci creano tanti problemi, tramortiti come siamo dalle variegate iniziative loro e dei loro editori, a cominciare dagli abbonamenti regalati/propagandati da noi (perciò beffati e danneggiati), continuando con la free press usa e getta distribuita gratis (io ho il chiosco proprio di fianco alla metropolitana) per finire con la bella idea di allargarsi ai centri commerciali e ai supermercati (io sono vicina anche a un’Esselunga!).
Ho assistito spesso (mi fermo apposta) alla lettura gratuita dei loro potenziali clienti, due riviste lette e ogni tanto una acquistata… non mi dilungo oltre, sono problematiche che ben conoscete.
Dopo 8 anni di questo lavoro io e mio marito siamo quasi falliti!
Gli edicolanti di tutta Italia si domandano perché, se siamo così importanti per loro e i loro editori, stiamo lentamente affogando.
Siamo bravi, sempre presenti ma non veniamo rispettati.
Abbiamo detto e gridato ma nessuno ci ascolta tranne il direttore di Libero, Vittorio Feltri, al quale va tutta la mia stima e i miei ringraziamenti.
Colleghi direttori ascoltatelo e non limitatevi a questo. Buon anno a tutti!
Roberta
[gabriele.miretti@martesanaviaggi.it]
P.S. - Noi in crisi economica ci siamo
da prima della crisi! Una domanda: ma i politici sanno cos’è un’edicola?
Visto come, nonostante tutto, ci credo?
Sono un edicolante di una bella città del Centro Italia, frequentata anche da molti stranieri. E leggo con grande interesse Azienda Edicola, unica fonte di informazione (sia pure soltanto ogni due mesi) di ciò che avviene nel nostro mondo! Quando ho visto, sull’ultimo numero, gli Auspici dei Direttori di importanti quotidiani e periodici mi son detto: “Oh, bene, vediamo cosa ci raccontano”. Fermo restando che tutti si sono dilungati – tranne uno – e “compromessi ” con bellissime parole nei nostri confronti, tanto – a crederci – di aver voglia di camminare sollevati da terra di almeno 10 centimetri, mi chiedo se qualcuno di loro (Latella e Feltri esclusi) abbia mai messo piede in uno dei nostri affollatissimi chioschi.
“Avamposto delle redazioni”. Sarebbe fantastico poter ‘raccontare’ i mugugni e le lamentele dei clienti quando si trovano costretti ad acquistare un quotidiano e relativo allegato di cui non gliene può importar di meno! E sarei felicissimo di realizzare davvero un “Alleanza ancora più stretta”. Ma come? Anselmi l’auspica, ma non ce lo spiega.
Dal canto mio, andrò avanti a fare il mio lavoro con passione, così come faccio da ormai vent’anni.
E speriamo di resistere per altrettanti.
Visto come, nonostante tutto, ci credo?
Angelo
[olegna1368@yahoo.it]
|