Le alluvioni di Roma
Nella seconda settimana di dicembre, decine e decine di aziende sulla Tiburtina Valley sono state messe in ginocchio e massacrate dal piccolo e insidiosissimo Aniene.
Infatti, se non ci fossero stati dei marinai da strapazzo tanto imbecilli da non essere in grado di ormeggiare i quattro barconi andati alla deriva, tutto sommato il Tevere se la sarebbe cavata benissimo, facendo un figurone nelle decine di migliaia di fotografie scattate dai romani e dai turisti piovuti a Roma per immortalarlo.
Bello, imponente e maestoso, metteva paura, ma mai più di tanto, al punto da ingorgare il traffico come a ponte Milvio e a Castel Sant’Angelo per il continuo e invadente ammassarsi dei curiosi.
L’Aniene invece è straripato dove voleva, allagando a suo piacimento abitazioni, stabilimenti e magazzini, senza godere dello stesso fascino del fratello maggiore con fotografie scattate solo per documentare l’eventualità di un risarcimento danni.
Questa premessa meteorologica fa ricordare la situazione della distribuzione su Roma.
Perché di alluvione si parla ormai con insistenza e su tutti i fronti, con conferme e smentite che si susseguono di giorno in giorno creando una incredibile serie di disagi nei rivenditori romani che si sentono sempre più emarginati e costretti a subire, subire
e soltanto subire.
Lo SNAG sta cercando in tutti i modi di arginare quello che avviene, ma dobbiamo dire con molta franchezza che la situazione diventa sempre più pesante.
Sul distributore maggiore è stato fatto un mare di congetture uscite fuori, peraltro, proprio dagli ambienti della distribuzione nazionale. Nella nostra ultima riunione di Giunta, a Milano, mi sono sentito chiedere dai colleghi, prima ancora di ricevere il buongiorno, quale fosse la situazione di Roma.
Si è parlato di chiusure, di subentri, di improbabili scalate fatte da altri distributori locali e tutto questo non ha contribuito a rasserenare gli animi. Per le altre agenzie romane il clima è diverso anche se è riaffiorata una serie di problemi non certamente di secondo piano.
Nessuno però sembra voler riflettere sul recente passato della distribuzione di Roma che ha abituato i rivenditori, nel bene e nel male a un rapporto diverso con le agenzie locali.
Alla fine degli anni 50, quindi mezzo secolo fa, veniva sancito l’accordo con la FIEG che prevedeva, per Roma, la portatura franco punto vendita con contestuale ritiro della resa (accordo costato ai rivenditori romani due punti percentuali).
Fino ad allora le agenzie consegnavano al banco e i rivenditori andavano ad approvvigionarsi direttamente nei locali delle agenzie mentre altri, specialmente i più lontani, si servivano di un incaricato (praticamente un tuttofare che ritirava le forniture per uno o più giornalai, controllava le rese, verificava i quantitativi delle copie assegnate, procurava i rifornimenti, ecc, ecc.). Ed è in questo contesto che nasce la figura dello “spesista” che in breve divenne, per il rivenditore, l’unico, vero referente con l’agenzia di distribuzione.
In seguito, lo “spesista” si trasformò nel “trasportatore”, ma senza perdere del tutto certe caratteristiche, al punto che il cambiamento di uno di questi personaggi, da un giro di consegna a un altro, sollevava la protesta violenta di tutti i rivenditori della zona interessata che non volevano perdere il loro prezioso collaboratore, bilanciati da altri casi dove, invece, ne veniva chiesto l’allontanamento forzato per motivi facilmente immaginabili.
Questa figura si è perduta definitivamente e, probabilmente, questa è una delle ragioni del disagio per coloro che, per mezzo secolo, si erano abituati a lavorare in un certo modo.
Oggi il trasportatore è ridotto a semplice portapacchi e il rivenditore è poco più di un numero di codice!
Il rivenditore, per le sue esigenze, si rivolge ora a numeri telefonici perennemente occupati (provare per credere) o a caselle vocali fatte per non essere utilizzate, e deve sopportare una serie di disservizi che, se avvengono di sabato, rischiano di essere risolti il martedì successivo come se i giornali fossero generi a lunga conservazione. Il trasportatore ha cessato di rappresentare l’azienda di distribuzione in edicola in nome dell’economia, del risparmio e di quant’altro ma ha, in ogni caso, cambiato definitivamente il modo di lavorare dei rivenditori romani.
Non mi domando più se tutto questo sia giusto o sbagliato però chi gestisce un’azienda di distribuzione locale non dovrebbe mai dimenticare che il rivenditore è un suo cliente e non un sottoposto ed è nel suo interesse che il cliente funzioni al meglio della sua potenzialità.
Ora non rimane che aspettare e francamente nessuno è in grado di prevedere se ci troveremo nel bel mezzo di un’alluvione o di un semplice straripamento. A noi, in ogni caso, non resta che cercare… di rinforzare gli ormeggi.

Lino Maesano

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