A cura di
Carlo Leopardo

CHE COSA SONO I SOVRASCONTI DI NATALE?
Ho rilevato un’edicola da pochi mesi e sento parlare di sovrasconti di Natale. Ma di che cosa si tratta? Mi hanno detto che sono gli editori che pagano per il servizio reso dall’edicolante per gli inserti, ecc. Potreste darmi delucidazioni in merito?

L.T. – e-mail

È tradizione consolidata e normata dall’Accordo Nazionale sulla vendita di giornali quotidiani e periodici (art. 8) che gli editori riconoscano alla rete di vendita nelle occasioni sotto specificate i seguenti sovrasconti:
• quotidiani editi il 27 dicembre, sovrasconto dell’8 %,
• periodici settimanali editi nella settimana di Natale, sovrasconto del 6 %,
• periodici quindicinali editi nella seconda quindicina di dicembre e mensili editi nel mese di dicembre, sovrasconto del 3%.
Sino allo scorso anno, tali sovrasconti venivano generalmente riconosciuti forfettariamente, alle rivendite, in un’unica soluzione entro il mese di marzo dell’anno successivo; da quest’anno i sovrasconti sopra indicati devono essere direttamente accreditati alla consegna del prodotto al quale fanno riferimento, pertanto, quando lei leggerà questa risposta dovrà già avere avuto l’accredito relativo.
Negli ultimi numeri del nostro giornale abbiamo più volte trattato l’argomento – e lo facciamo anche su questo a pag. 14 – ma, in ogni caso, la invito a visitare il sito: www.snagnazionale.org dove potrà controllare le tabelle relative ai sovrasconti testata per testata.
Inoltre, visto che è nuova del mestiere, sempre dal sito potrà verificare e ‘scaricare’ l’Accordo Nazionale che contiene diritti e doveri dei giornalai.

Una domanda sui buoni sconto
Sono titolare di un’edicola in un paese di 5.000 abitanti e vorrei sapere se sono “costretto” ad accettare i buoni sconto o buoni omaggio per le riviste. Quando li ho accettati (all’inizio dell’attività) non ho capito come mi vengono scaricati. Vi chiedo inoltre come fare per vendere tabacchi, Gratta e vinci e valori bollati. Vi ringrazio.

F.V. – Lecce

L’ultimo capoverso dell’Art. 8 dell’Accordo Nazionale recita: “Le aziende editoriali comunicano alla rete di vendita, con la necessaria tempestività e chiarezza, le iniziative da attuarsi attraverso buoni sconto o omaggio, tali buoni sono richiamati con cadenza settimanale per il loro accredito”.
pertanto, qualora l’Azienda Editoriale abbia comunicato alla rete di vendita, tempestivamente e chiaramente l’iniziativa relativa i buoni sconto o omaggio, il rivenditore è tenuto a riceverli. Per il resto deve rivolgersi all’Ente Monopoli del suo capoluogo.

Limite licenze
Esiste un limite per abitante che riguarda le licenze di giornali? Nel mio comune di 2.000 abitanti ci sono già due rivendite e, di recente, ne è stata concessa una terza a un nuovo negozio che vende pane ed è anche bar. È possibile che non vi sia una regolamentazione? La distribuzione dei giornali ha momentaneamente escluso ogni rifornimento ma in futuro potrebbe cambiare idea. Volevo sapere se si può contestare la nuova concessione.

C.N. – e-mail

Il suo Comune, ai sensi del Decreto Legislativo n. 170 del 2001, deve ormai essersi dotato di piano di localizzazione delle rivendite di giornali; tale piano deve contenere i parametri di riferimento (viabilità, numero famiglie, abitanti, insediamenti produttivi, ecc.) per l’eventuale rilascio di nuove autorizzazioni e il numero di rivendite ritenuto ottimale, in base ai parametri indicati.
Le rivendite di giornali sono di due tipi: rivendite esclusive normate dal piano, e rivendite non esclusive che sono da considerarsi complementari alla rete di vendita esclusiva.
Secondo la casistica attuale ritengo che per il numero di abitanti del suo Comune, le 2 rivendite esistenti siano più che sufficienti.
Se si ritiene che un atto amministrativo sia viziato da qualche illegittimità, si può fare ricorso al TAR; le consiglio, quindi, di recarsi all’Ufficio Commercio e attività produttive del suo comune dove potrà avere delucidazioni sull’esistenza, o meno, del piano di localizzazione. In assenza del piano, in alcune regioni non è consentito il rilascio di nuove autorizzazioni.

Contratto scaduto
Sono proprietario di un chiosco il cui contratto è scaduto da 4 anni e il comune non intende rinnovarlo. Vorrei sapere se posso vendere la mia licenza e la merce in giacenza tenendomi il chiosco. Il nuovo acquirente vuole trasferire l’attività in un negozio. In attesa di una vostra risposta vi invio i miei più cordiali saluti.

A.R. – Vigevano

Non mi è chiaro a cosa si riferisca quando dice che il contratto è scaduto e il Comune non intende rinnovarglielo. Presumo si tratti della concessione di occupazione di spazi pubblici relativa al chiosco e, in questo caso, il suo trasferimento è d’obbligo e lei dovrebbe richiedere una nuova localizzazione che sia armonica con il piano di localizzazione dei punti di vendita dei giornali di cui il suo Comune dovrebbe essere dotato e lo stesso dovrebbe ratificare il trasferimento.
Per quanto riguarda la cessione della sua attività, lei può cedere la sua autorizzazione e, in questo caso, sarebbe il nuovo proprietario a dover espletare le pratiche di trasferimento. La merce giacente, può essere inventariata e pagata dall’acquirente oppure può richiedere al suo distributore locale la resa totale del prodotto giacente non scaduto.
Se il chiosco è di sua proprietà può tenerselo, naturalmente saranno a suo carico eventuali spese di rimozione e trasferimento.

Questione di principio
Vorrei cortesemente sapere se è giusto che noi edicolanti si debba tenere tutte le testate presenti nello scenario dei quotidiani mentre il bar/ristorante che dista poche centinaia di metri dalla nostra edicola tiene solo 5 testate di quotidiani e, nella fattispecie, le testate di area centro/destra non sono per niente presenti. È igienicamente corretto tenere sullo stesso banco cibo/cassa soldi/quotidiani? Grazie per una vostra indicazione.

G.G. – Bologna

L’esistenza in Italia di più di 100 testate di quotidiani che vogliono essere presenti su tutto il territorio nazionale pur con vendite risibili, crea senz’altro malumore nei rivenditori a causa dell’infruttuoso impegno personale di contabilizzazione e movimentazione di consegne e rese, ma a parte il teorico valore tecnico pratico del costo del lavoro, finanziariamente non crea alcun aggravio alla rete di vendita, in quanto con il quotidiano si realizzano interamente le condizioni del cosiddetto “contratto estimatorio”.
Analizzando, poi, bene il problema, con ogni probabilità il legislatore, quando ha posto l’obbligo di parità di trattamento tra le varie testate, si riferiva in particolare e quasi esclusivamente alla stampa quotidiana.
Il bar che si trova vicino alla sua rivendita, forse è in possesso di una autorizzazione non esclusiva, ma deve, nell’ambito della tipologia scelta (quotidiani) assicurare anche lui parità di trattamento.
La normativa contenuta nel Decreto Legislativo n. 170/2001 prevede l’esistenza di punti di vendita esclusivi e punti di vendita non esclusivi.
>> Le rivendite esclusive sono tenute a porre in vendita tutti i prodotti editoriali che ne fanno richiesta assicurando nella vendita parità di trattamento delle testate.
>> Le rivendite non esclusive che si possono identificare con quelle che in aggiunta ad altre merci, sono state autorizzate alla vendita di quotidiani ovvero periodici (a seguito della sperimentazione del….), sono tenute ad assicurare parità di trattamento alle testate nell’ambito delle tipologia prescelta (solo quotidiani, solo periodici, quotidiani e periodici).
>> La normativa contenuta nell’Accordo Nazionale sulla vendita di giornali quotidiani e periodici all’art. 10, prevede che debba essere assicurata la miglior diffusione del prodotto, anche attraverso autonomi interventi durante il periodo di vendita del prodotto (richiami anticipati da parte del distributore locale, resa di esuberanze da parte del rivenditore) in modo da massimizzare le vendite e contenere il numero di copie invendute e ottimizzare i punti di vendita esauriti, (…), tenuto anche conto dei dati storici e statistici del ‘singolo’ punto vendita.
Traducendo il tutto in “edicolese” vuol dire che se le forniture che lei riceve non sono ottimali, ma eccedono dai dati statistici di vendita, devono essere normalizzate. In quanto al problema “igiene”, questo è di competenza della USL di appartenenza.

Chiusura domenicale
Gestisco con mio marito un’edicola da dieci anni e vorrei fare la seguente proposta: chiudere tutte le edicole di domenica perché anche per noi edicolanti è festa e, come dice il 3° comandamento, è bene santificarla. Sono arrivata a questa conclusione anche perché nel mio paese non è stato possibile trovare un accordo per i turni domenicali.

C.L. Altamura (BA)

Le chiusure domenicali e annuali delle edicole sono regolamentate dall’Art. 3 dell’Accordo Nazionale sulla vendita dei giornali quotidiani e periodici.
Le chiusure domenicali a cui si riferisce, possono essere esercitate con cadenza quattordicinale, assicurando l’apertura di almeno il 50 % delle rivendite esclusive esistenti nel Comune. Pertanto, nell’ambito delle regole, anche senza alcun accordo con le altre rivendite (tutte aperte di domenica) lei può chiudere la rivendita domenicalmente, a settimane alterne, dopo averlo naturalmente comunicato al suo distributore locale.

”Ecco come ci trattano gli editori!”
Due edicolanti, di Verona e di Nola, ci scrivono e si domandano sconcertati come si possa sperare in un miglioramento dello “status” del rivenditore di giornali quando banche come la Popolare di Verona S. Geminiano e S. Prospero e Credem propongono offerte di abbonamenti alle riviste italiane più diffuse e più lette con lo sconto dell’80% .

L.P. – Verona e M.G. Nola

Capisco e condivido lo sconcerto dei due giornalai ma, purtroppo al momento, non esistono divieti alla pubblicizzazione degli abbonamenti.
Quanto evidenziato tramite gli istituti bancari, avviene anche in molte altre realtà, come grande distribuzione, stazioni di servizio, chiese, Internet.
Gli stessi giornalai pubblicizzano (contro il proprio interesse) gli abbonamenti poiché tutti i periodici, soprattutto negli ultimi mesi dell’anno e all’inizio di quello nuovo, contengono tagliandi con proposte al riguardo, compresi i primi numeri delle pubblicazioni cosiddette collezionabili.
Il problema è da molto tempo all’attenzione delle Organizzazioni Sindacali per essere dibattuto con la controparte. Resta il fatto che, quanto evidenziato, è un problema etico, ma pare che l’etica sia ormai in via di estinzione.

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