Questa la Memoria presentata
Convocata in tempi strettissimi, il 16 gennaio si è svolta l’audizione delle Organizzazioni Sindacali, presso la VII Commissione Cultura, Camera dei Deputati, particolarmente importante perché in merito anche al progetto di Riforma dell’Editoria.
Nel corso dell’incontro – al quale per motivazioni logistiche lo SNAG ha delegato a rappresentarlo Ermanno Anselmi, Segretario Generale del SINAGI, – è stato depositato Il documento unitario delle OO.SS, che qui riproduciamo integralmente.

  1. La richiesta di audizione inoltrata Il 21 novembre 2008 a codesta spettabile Commissione, riguardava la presentazione alla Commissione medesima del testo del nuovo regolamento sull’editoria da parte del Sottosegretario, On. Bonaiuti.
    Infatti sulla prima bozza predisponemmo alcune osservazioni e ci sembrava utile conoscere il testo definitivo.
  2. Nelle modifiche apportate durante il dibattito parlamentare, abbiamo valutato positivamente il reinserimento del cosiddetto diritto soggettivo che, nella prima ipotesi, non compariva nel testo, con evidente ripercussione negativa sull’assetto pluralista nella carta stampata.
  3. Pur essendo stato ripristinato tale diritto, risulta, in relazione alle norme introdotte in Finanziaria, che quel diritto non sia sostenuto dal relativo finanziamento creando così una situazione di grande incertezza per I’intero settore.
  4. ln considerazione della situazione di grande difficoltà nella quale versa il settore, appare ineludibile l’avvio di un progetto di riforma che consideri l’editoria all’interno del contesto più ampio nel quale si colloca, che va dalla produzione della carta fino alla rete di vendita, ma che, oggi più di ieri, non può essere disgiunta da una impostazione ancora più larga che attiene al rapporto tra editoria ed emittenza; alla valutazione dell’incidenza di sistemi di informazione/comunicazione realizzati con le nuove forme consentite dallo sviluppo tecnologico; al ruolo decisivo che, nell’intero settore svolge il mercato pubblicitario.
    L’attuale crisi che sta investendo il Paese sta producendo un impoverimento generale delle famiglie e quindi, difficilmente, avremo più occasioni di vendita di copie di quotidiani e periodici rispetto a quanto il mercato era in grado di assorbire in precedenza.
    Se è vero che non possiamo immaginarci sganciati dalla realtà economica nazionale è altrettanto vero che la nostra crisi arriva da molto lontano. e oggi più di ieri vogliamo denunciare i ritardi delle Istituzioni.

Per quanto attiene il Governo e Parlamento siamo in attesa dell’emanazione del terzo disegno di legge, dall’approvazione del Decreto legislativo 170l2001, sperando che questo ultimo divenga legge quadro e intervenga con estrema chiarezza su almeno tre punti per noi importantissimi, che sono:

>> Il problema dell’lva sull’editoria, in particolare dividendo i quotidiani e i periodici che non usano prodotti allegati, per i quali si potrebbe auspicare un’esenzione dell’imposta, da quelli che li usano regolarmente. Soprattutto non espandere i benefici di un’agevolazione d’imposta per tutto quel prodotto editoriale quotidiano o periodico che va ben oltre I’allegare il libro o il dvd, che potrebbero, come aveva previsto il ddl Levi, essere ritenuti strettamente vicini al prodotto stesso e mantenere I’imposizione fiscale attuale.

>> Una nuova definizione per una corretta identificazione del prodotto editoriale quotidiano e periodico, e soprattutto le speculazioni di ordine commerciale con conseguente evasione di imposte, possibili grazie a una legge del 1948, impongono una improcrastinabile revisione di questa legge.
Non è una contraddizione sostenere che noi vogliamo garantire l’offerta pluralista del prodotto che svolge la funzione di fare informazione e quindi garantire il cittadino a essere informato, ma siamo contro l’obbligo di ricevere e tentare la vendita di un prodotto indistinto, che spesso di editoriale ha solo un’etichetta stampata e di dubbia provenienza.
Ci riferiamo, in particolare, alla valanga di chincaglierie e gadget che si sta riversando nelle nostre edicole provenienti da paesi come la Cina, attraverso importazioni parallele, che non possiamo rifiutare, poiché noi abbiamo l’obbligo della vendita generale del prodotto editoriale che spesso rendono invisibili pubblicazioni di qualità prodotte dalla piccola e media editoria.
Già nella scorsa legislatura, abbiamo fatto emergere il nostro disagio verso questo fenomeno.
Oggi siamo a ribadirlo con più forza, poiché le dimensioni e la speculazione di questa anomalia tutta italiana stanno mettendo a serio rischio la nostra sopravvivenza più della crisi stessa.
Ci sono grandi paesi con legislazioni simili alla nostra che da molto tempo hanno risolto il problema, attraverso accordi di settore siglati su tavoli istituzionali, dando garanzia di accesso alla rete a tutti gli editori che vogliono tentare la vendita del loro prodotto, ma che seguono analiticamente la rispondenza del mercato verso la singola testata.

>> L’informatizzazione della rete: quanto sopra è stato reso possibile in Europa tramite l’informa­tiz­zazione delle reti distributive e di vendita della stam­pa. In Italia, da anni, le parti sociali della filiera operano per adeguare la rete di vendita con sistemi in­formatici uniformi sul territorio.
Urge un quadro di sostegno a tale ineludibile occorrenza, poiché solo una rete informatizzata potrà permettere di contenere i costi della distribuzione ottimizzando le vendite, nonché garantendo alle stesse istituzioni un quadro di riferimento oggettivo reale ai fini legislativi e di interventi correttivi di sostegno all’editoria.

Sappiamo che riuscire a riconquistare spazi di mercato acquisendo vecchi e nuovi lettori oggi (con le trasformazioni e i cambiamenti avvenuti) è estremamente difficile, se non impossibile come è parimenti difficile offrire un prodotto su carta adeguato agli attuali tempi dell’informatica.
Quello che urge è un progetto per fissare prospettive e obiettivi di sviluppo di questo particolare settore, che ha bisogno di veder delineate nuove regole con una nuova normativa, che tenga conto del particolare momento storico e della particolare situazione di crisi che si è venuta a creare.

Oggi siamo sempre più convinti che occorra un quadro normativo certo che riequilibri la garanzia di accesso alla rete con la rispondenza del mercato.
Mantenere I’onere della garanzia del pluralismo attraverso nuove norme di legge combinate su una più aggiornata definizione del prodotto quotidiano e periodico, può diventare un elemento di stimolo e di spinta per un prodotto editoriale più di qualità, più curato che vada veramente incontro al lettore.

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