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I giornali non moriranno.
Ma noi sopravviveremo?
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«I giornali
non moriranno
e il bisogno
di informazione
ci sarà sempre».
Parola di
Marco Benedetto.
L'ex amministratore
delegato
dell'Espresso
(oggi ne è
vicepresidente)
in vista del debutto
della sua nuova
avventura “Blitz”
- il quotidiano online,
che lui meglio
definisce
“aggregatore
di notizie”-
ha rilasciato una
lunga intervista
al Sole 24 Ore
(domenica 8 marzo,
pag. 9) nella quale
vi ricostruisce
gli anni recenti
della nostra editoria,
guardando allo
scenario prossimo
venturo e senza
risparmiare nessuno. |
Lo scambio d’idee costruisce
un’intervista dove si
denotano attenzione e
accuratezza propositiva
da parte di un manager
editoriale. D’altronde 28
anni passati fra la carta stampata a fianco di
personaggi che hanno fatto l’editoria dei periodi
’80-’90 non avrebbero potuto forgiare un
pensiero differente. I soldi sono necessariamente
l’unico e il solo obbiettivo dell’editore,
mentre il politico offre una legge dove si parla
di pluralismo e d’informazione. Direi un ‘bel
connubio’.
Marco Benedetto ringrazia Giovannini che, in
qualità di presidente FIEG, in tempi ormai lontani,
riuscì a portare a casa il finanziamento all’editoria
e sostiene nell’intervista… “Invece di
comprarsi ville o barche, gli editori ebbero il
buon gusto di investire nelle loro aziende. Senza
quella legge non ci sarebbero molti giornali,
tra cui parecchi del gruppo Espresso”.
Allora, mi chiedo, dove abbiano messo i guadagni
astronomici dell’editoria degli anni ’80 e
’90, con i quali avrebbero potuto rimodernare
il settore delle vendite, cioè le edicole italiane?
Gli edicolanti che hanno pur goduto di momenti
buoni, non credo ricordino finanziamenti
diretti degli editori per una maggiore
qualificazione del circuito delle vendite. Ma ricordano
le pressioni degli editori sulle leggi
editoriali, sulle liberalizzazioni alla Monti, fino
a rendere oggi saturo un mercato che è andato
ben oltre le vere necessità del lettore.
E Benedetto, oggi, riesce a tenere in piedi “un
aggregatore di news” con 100.000 euro (questa
la cifra che pare costi Blitz).
Sembra una massaia che deve far quadrare i
conti e fa la cresta senza dire niente al marito.
Inoltre, nel momento in cui gli viene chiesto
quali siano i suoi riferimenti e sul come sarebbe
opportuno rilanciare il settore, Benedetto
preferisce fare un discorso essenzialmente all’americana
da cui, cioè, si capisce chiaramente
che l’on-line americano risulta il “non plus ultra”
per la capacità di tramutare la notizia, tradizionalmente
cartacea, in novità on-line.
Tutti, americani e anti americani, si vestono e
si spogliano in un batter d’occhio, dimenticando
che l’America è decenni avanti a noi e dimenticando,
soprattutto, che al momento della
nascita del Vic 20, dello Spectrum, ‘dell’Intranet’
italiano, lui e altri avrebbero potuto fare
molto di più.
L’America allora non esisteva?
Oggi, tutti lungimiranti e progressisti; ma allora,
dov’erano?
Pertanto, quella apparsa sul Sole è un’intervista
facile, dove non ci vuole nessuna sfera magica
per presagire la nuova strada che intraprenderanno
gli editori. Non ci vuole uno studio
approfondito per intuire che la carta stampata
è costosissima perché non produce gli
stessi introiti di prima e che le nuove prospettive sono nella multimedialità.
Alcuni giorni addietro leggevo che in Italia, Internet
è ancora sconosciuta e che vi sono pochi
allacciamenti. Un paragone fatto con altri stati
europei.
Mi chiedo, e chiedo a Marco Benedetto: i finanziamenti
all’editoria verranno usati on-line
o sulla carta stampata?
È importante conoscere tutto ciò perché è su
questa base che ‘40.000’ edicole (si dice imprese)
faranno i loro conti in futuro. Perché se
Carlo Malinconico, attuale Presidente FIEG,
chiede di rimodernare il settore del comparto
edicole, ma poi il ‘vostro’ pensiero è nella multimedialità…
E perché non rendere le edicole multimediali?
Perché non investire sui punti vendita e renderli
moderni, accattivanti e potenzialmente
vera espressione editoriale?
Il web e la multimedialità, nel complesso, offrono
certamente orizzonti infiniti e la possibilità
di sperimentare numerose alternative, ma
cosa impedisce di creare un valore aggiunto
attraverso l’edicola?
Non ha senso svuotare d’interesse un settore
che mai e poi mai è stato sfruttato nella sua
potenzialità di vendita.
Possiamo dirci serenamente che i programmi
di marketing editoriali sono stranamente controcorrente,
che la distribuzione andrebbe rivisitata,
che le percentuali dell’edicolante sarebbero
da riconsiderare, e…, e…, e…
L’assurdo è leggere continuamente interviste
sull’editoria dove non si parla di edicole, ma si
esprimono pareri e considerazioni sul settore
che se fossimo seduti allo stesso tavolo, ci troveremmo
agli antipodi.
Perché non si parla mai di edicole?
Semplicemente perché non si conoscono e non
se n’è mai visitata una. Quasi con la paura di
doversi poi guardare allo specchio.
Se i giornali moriranno sarà perché si è persa
la voglia di informare, fino al punto di preferire
indirizzarsi verso le strade più semplici, una
delle quali potrebbe essere, appunto, un aggregatore
di news.
Carlo Monguzzi
SNAG Confcommercio - Monza
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È possibile, che i rivenditori non riescano,
almeno quando l’impegno richiesto è minimo,
a guardare più in là del loro naso,
a dimenticare per un attimo il loro orticello
e a pensare che,
seguendo i consigli
che vengono dati,
sarebbe forse possibile
ottenere dall’Agenzia
di distribuzione
di essere trattati
come normali clienti
e non come pecore
da mungere
e da tosare? |
Scusate la franchezza
A volte ci domandiamo, io e
chi collabora con me alle
varie attività sindacali, a
cosa servano i nostri sforzi,
i nostri sacrifici, il nostro impegno.
Assemblee, circolari, telefonate, fax, mail, incontri
con il distributore locale, contatti con i
pochi ispettori editoriali rimasti in circolazione,
riunioni con le Amministrazioni Comunali,
abboccamenti con i responsabili nazionali del
Sindacato e con quelli delle altre piazze di distribuzione,
richieste di pareri ai nostri legali e
tante altre cose ancora che svolgiamo – anche
se nessuno ci ha obbligati ad accettare gli incarichi che ricopriamo – utilizzando il nostro
tempo libero che sottraiamo agli svaghi, al riposo,
alla famiglia.
Con quali risultati? Scarsi, veramente scarsi. Se
togliamo la resa di alcune testate, la ridotta
permanenza di una parte dei conti deposito, la
possibilità di inserire negli ultimi richiami resa
eventuali pubblicazioni dimenticate non ancora
scadute e la ‘sintesi operativa’ – ma sono
tutte ‘conquiste’ ormai datate – ci rimane ben
poco di cui andare fieri.
Eppure ci sentiamo preparati, ci applichiamo,
cerchiamo in ogni modo di tenervi informati…
Ma i risultati non arrivano.
Da qui nasce la domanda che, come detto, ci
poniamo: cui prodest? A chi giova?
A cosa serve una struttura militare con un capo
supremo, i generali, gli ufficiali, se manca la
truppa, se non c’è un esercito?
A cosa serve un’auto con una bella carrozzeria,
con tutti gli accessori, con il pieno di benzina,
se manca il motore?
A cosa serve seminare ettari ed ettari di grano,
se poi non lo puoi mietere perché sei da solo e
hai a disposizione soltanto una piccola falce?
Questa è oggi la categoria dei rivenditori di
giornali: una testa senza braccia e gambe,
un’auto ferma, un buon raccolto abbandonato.
Vi citiamo un esempio.
Alla fine del mese di dicembre 2008 l’agenzia
di distribuzione della mia zona, sostenendo di
aver riscontrato errori commessi da diversi rivenditori
nel recupero di alcune pubblicazioni
vendute in abbinamento a quotidiani, provvede
all’immediato addebito di un importo a
fondo bolla senza nemmeno dare la possibilità
agli interessati di fare, almeno, un preventivo
controllo. Da notare che i presunti errori riguardano
gli anni 2006, 2007 e 2008 anche se,
in occasione di precedenti contenziosi, l’agenzia
aveva asserito di non avere la possibilità di
controllare contestazioni risalenti a più di sei
mesi.
Abbiamo confutato tale metodologia invitando
i rivenditori a non pagare l’addebito affinché
fosse possibile concordare con l’agenzia di
distribuzione, previo un attento esame documentale,
un’univoca decisione da applicare a
16
CONSIDERAZIONI
tutti i contenziosi, indipendentemente dall’importo.
Era un’occasione per dimostrare che la
categoria era compatta e non disposta ad accettare
scorrette imposizioni da parte del distributore
locale.
Ci risulta invece che diversi rivenditori, invitati
o meno da qualche impiegato dell’agenzia,
abbiano effettuato il pagamento accettando, in
alcuni casi, una transazione non si sa quanto
giusta ed esatta.
La foto, all’inizio delle mie considerazioni, credo
renda abbastanza bene l’idea che abbiamo -
io e chi collabora con me alle varie attività sindacali
- di tale comportamento.
È possibile, ci domandiamo, che i rivenditori
non riescano, almeno una volta, almeno quando
l’impegno richiesto è minimo, a guardare
più in là del loro naso, a dimenticare per un attimo
il loro orticello e a pensare che, seguendo
– non diciamo all’unanimità ma almeno numerosi
– i consigli che vengono dati, sarebbe
forse possibile ottenere dall’agenzia quantomeno
di essere trattati come normali clienti e
non come pecore da mungere e da tosare?
Saremmo falsi, scorretti e inattendibili se promettessimo
la risoluzione di tutti i problemi
che assillano la nostra categoria.
Saremmo stupidi, insulsi e illusi se pensassimo
di ottenere l’incondizionata acquiescenza degli
editori, dei distributori nazionali e di quello locale
a ogni nostra e vostra richiesta ma, caspita!,
almeno il rispetto delle persone, la dovuta
considerazione dei nostri diritti, un minimo di
attenzione ad alcune anomalie distributive,
riusciremmo ad acquisirli.
Quanto sopra, però, sembra non interessare a
molti di voi, più attenti a problemi personali,
paurosi di perdere immaginarie agevolazioni
mai concesse dall’agenzia di distribuzione,
preoccupati di non creare disturbi al guidatore
di un autobus che, anziché seguire la via tracciata
dalle leggi, dagli accordi, dalla collaborazione
e dal reciproco rispetto, sceglie di percorrere
quella più breve, quella del proprio
tornaconto.
E questo ci amareggia anche perché alcune
volte ci sentiamo chiedere:
“Cosa fa il Sindacato per me?”
Rispondiamo con un’altra domanda:
“E tu, cosa fai per il Sindacato?”.
Scusate ancora la franchezza.
di Lucio Toffetti
Presidente SNAG Confcommercio - Lucca
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