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À la guerre comme à la guerre
Dopo l’articolo
‘Il cavallo di Troia’
pubblicato sul
numero scorso,
sono arrivate
diverse lettere
di rivenditori
che documentano,
se mai ce ne fosse
bisogno,
che le edicole
sono il trampolino
di lancio
per le campagne
abbonamenti degli
editori.
Mettendo così
in atto, una vera
e propria
concorrenza
sleale.
Il Codice Civile, al Libro Quinto: Del Lavoro,
parla espressamente della disciplina
della concorrenza e stabilisce – una
volta accertati gli atti – sanzioni che ne
inibiscano la continuazione.
Ora, non possiamo certo affermare che gli
editori attuino le loro campagne abbonamenti
con il preciso intento di danneggiare la categoria
dei rivenditori di giornali, ma è un fatto
ormai consolidato che queste promozioni
all’ultimo centesimo distolgono i lettori dall’acquisto
in edicola.
Ecco, infatti, una delle molte lettere arrivate:
viene da Torino ed è indirizzata alla Condé
Nast di Milano (a noi in copia).
Torino, 27 Aprile 2009
Egregi Signori,
in data 2 u.s. avete inviato una lettera a tutte le rivendite
di giornali nella quale richiedete la «preziosa»
collaborazione per promuovere la vendita del Vostro
Mensile AD, attraverso un’esposizione della rivista in
posizione privilegiata sul banco di vendita e addirittura
proponendone l’acquisto ai nostri clienti abituali.
Come sempre accade in circostanze analoghe, la
vendita del mensile viene offerta ad un prezzo molto
attraente. La Vostra lettera prospetta un incremento
di vendite del mensile, con ovvi risultati economici
per la nostra categoria, legati alla nostra promozione
ed al livello qualitativo della Vostra proposta.
Aprendo la rivista, si scopre poi che la stessa viene
offerta in abbonamento ad un prezzo scontato intorno
all’80 % del prezzo di copertina – non quello di
lancio ma quello normale (di 5.00 €)!
Ora, alla luce dei Vostri comportamenti e dei Vostri
scritti, viene spontaneo domandarsi se pensate che
la nostra categoria sia costituita integralmente da
decerebrati1 al Vostro servizio.
Le Vostre iniziative editoriali più recenti sono apertamente
in un’unica direzione: quella di tagliare le
gambe alla nostra categoria, giacché, unitamente a
prezzi di lancio irrisori, vengono da Voi contestualmente
formulate offerte di abbonamenti annuali o
biennali che, nel caso di reale interesse del Cliente,
risultano di fatto irrinunciabili.
E al volenteroso e disponibile edicolante, che si è impegnato
a promuovere la vendita di lancio della Vostra
rivista e ne ha privilegiato l’esposizione, che cosa
resta secondo Voi? Ritenete veramente che i rivenditori
di giornali vivano di pie illusioni? Esiste nel Vostro
codice deontologico un limite all’impudicizia, al
becero ardire di richiederci una collaborazione a Vostro
favore attraverso azioni di puro masochismo?
È possibile che in un mondo costituito da una moltitudine
crescente di allocchi, qualcuno di questa specie
appartenente alla nostra categoria si sia prestato
alla Vostra proposta, ignorandone le conseguenze.
Purtroppo per Voi, esiste una parte (crescente) della
categoria degli edicolanti dotata di una modesta porzione
di cervello ancora pensante, che si batte disperatamente
ogni giorno per sopravvivere, assurdamente
costretta a lottare contro la Vostra categoria
con la quale, anziché una partnership o, se preferite,
una logica sinergia, è aperta da tempo una guerra
senza quartiere ed obiettivamente senza senso.
Preso atto di questa guerra da Voi dichiarata, sono
certo che, nella fattispecie e d’ora innanzi, quella parte
di rivenditori pensanti (alla quale, per il momento,
mi onoro di appartenere) si comporterà in conformità
al vecchio adagio “à la guerre comme à la guerre”.
Distinti saluti.
Antonio Gentile – Edicola 198, Torino
E qui ce n’è un’altra che arriva da Roma. L’edicolante
si firma, ma chiede – scusandosi –
di non pubblicare il suo nome, chissà perché:
cosa puoi mai temere? Che gli editori si arrabbino
per questa sua presa di posizione e
invitino il distributore a non servirlo più?
Difficile.
Comunque, rispettiamo il suo desiderio.
Roma, 20 aprile 2009
Buongiorno, se così si può dire. Vi invio alcune “brochure”
dei nostri carissimi amici editori,
infilate nelle prime uscite delle varie collezioni. In
particolare, DeAgostini offre sempre il 50% di sconto,
2 omaggi e, in alcuni casi, anche la possibilità di
partecipare a un concorso con cui si può vincere una
Fiat 500 o un Tv Sony Bravia 40”.
È ovvio che poi le edicole chiudono, ma voi cosa fate
per contrastare questa situazione?
Ma non ci sono solo abbonamenti a riviste e a
collezionabili.
Ci sono anche operazioni molto più subdole.
È proprio dei primi di maggio l’arrivo in edicola
di un’iniziativa di Topolino a dir poco
da fantascienza. Si tratta di Superbox 3 in 1,
in vendita a euro 9,90, che risulta essere “supplemento
a Papercolor n. 133 del 5.5.2009”.
È una scatola che (si legge proprio sulla confezione)
contiene:
1 – un abbonamento a Topolino già incluso
nel prezzo (questa frase viene ripetuta anche
come IL TUO ABBONAMENTO IN SCATOLA
e IL TUO ABBONAMENTO È GIÀ PAGATO
su 3 lati della confezione).
2 – Il favoloso Abbattitutto dei Bassotti.
3 – Una copia di Topolino.
Sul coperchio c’è l’invito a telefonare a un numero
verde per attivare, attraverso un codice
personale contenuto all’interno, l’abbonamento
a 9 numeri di Topolino (già pagato).
Ecco, qui sta il bello: leggendo bene anche in
altre parti della confezione, l’abbonamento è
per 9 numeri!
Aprendo la scatola, troviamo il codice numerico,
il “favoloso Abbattitutto” completo di
istruzioni e di tre Bassotti, nonché un numero
di Topolino che, nel caso in esame è il n. 2652
del 26 settembre 2006!
È vero che a caval donato non bisognerebbe
guardare in bocca, ma un numero di ben tre
anni fa esatti, ci sembra un po’ eccessivo.
Non resta che verificare cosa succeda telefonando
al numero verde: 800 894 025.
Il solito disco invita ad attendere per non perdere
la priorità acquisita, ma dopo 56 minuti di orologio (anche Giobbe avrebbe perso la
pazienza), mettiamo giù senza poter conoscere
la fine della storia.
Fine che, comunque, non ci vuol molto a immaginare:
la Walt Disney vende il suo giocattolino
a 9,90 euro e, stando ai 56 minuti passati
in attesa al telefono, i desiderosi di attivare
l’abbonamento gratuito (ma quanti hanno
capito che è soltanto a 9 numeri?) non devono
essere stati pochi.
A nostro modesto parere l’abbonamento è
però a numeri vecchi, ma se anche fossero
nuovi, per ricevere il numero 10, 11 e così via,
sarà di certo necessario pagare la differenza.
Andando sul sito ‘//abbonamenti.disney.it’
scopriamo che l’abbonamento a 1 anno (52
numeri) costerebbe 114,40 euro, ma c’è lo
sconto del 33% e quindi viene a costare 76,40,
in più a pagamento avvenuto, in regalo c’è
Topoclock, probabilmente – stando al nome –
un orologio sveglia.
Cos’altro possiamo aggiungere?
Che non c’è limite alla spudoratezza: perché
se le molte “brochure” come le chiama il nostro
lettore romano, sono all’interno delle
pubblicazioni e il rivenditore potrebbe anche
non esserne al corrente, qui l’edicolante è costretto
a porgere, consapevolmente, con le sue
mani oltre a Superbox 3in1, un abbonamento
gratuito (sia pure a soli 9 numeri) a Topolino!
Abbonamenti… da sempre una nota dolentissima.
E adesso ci si mette pure il presidente della
FIEG, Carlo Malinconico che, dietro ispirazione
di quanto previsto in Francia da
Sarkozy, per promuovere la lettura presso i
giovani, vorrebbe che questi – al compimento
del diciottesimo anno d’età – sottoscrivessero
un abbonamento gratuito a un giornale
d’informazione generale per un certo numero
di anni, con onere suddiviso a metà tra Stato
ed editore.
Eppure, ‘Quotidiano in classe’ dovrebbe avere
insegnato che l’incremento della diffusione
nei quotidiani non c’è stato: i giovani leggono
a scuola perché è più divertente che fare una
traduzione di greco o un compito di matematica,
ma poi… se leggono ancora, lo fanno solo
quando non costa nulla.
Francesco Solaro |