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Roma: un vero cataclisma
La drammatica situazione,
seguita al cambio di distributore,
non è sfuggita neppure
ai giornalisti,
scrive infatti Fabrizio Rendolino
su Vanity Fair1:
“L’altro giorno, in edicola
non c’era La Stampa:
il vecchio distributore
era appena fallito,
e il nuovo non è stato in grado
di coprire tutti i quartieri di Roma.
Due giorni dopo, venerdì,
di giornali
non ne è arrivato nessuno…”
uanto preannunciato sul numero
di gennaio di Azienda
Edicola si è puntualmente
verificato, ma nessuno avrebbe
mai immaginato l’entità dei danni
provocati ai rivenditori romani.
Altro che alluvione! È stato un vero e
proprio cataclisma che tenteremo di
riassumere sinteticamente.
Da tempo ormai si parlava della chiusura
della D.P., cioè della più grande
agenzia di distribuzione locale d’Italia
e tutti sanno che, specialmente nel nostro
ambiente, quando cominciano a
circolare certe voci è difficile che non
corrispondano a qualcosa di vero.
L’operazione di chiusura, però, è stata
abilmente mascherata e, malgrado
A.&G. Marco, il Corriere dello Sport e
altre testate importanti fossero già passate
ad altre agenzie, in molti ipotizzavano
la possibilità che la D.P. proseguisse
la sua attività con il gruppo
Espresso e M-dis, realizzando rilevanti
economie di scala, e mantenendo un giro
d’affari che, più o meno, rappresentava
ancora il 50% del fatturato romano.
Il 18 aprile, però, alle ore 15, le organizzazioni
sindacali provinciali di Roma
venivano convocate presso la sede di Repubblica dove, i funzionari del
gruppo romano e lo staff dirigenziale
M-dis comunicavano che, dal giorno
dopo, i due gruppi sarebbero passati alla
New Eagle Press, la nuova società
costituita dalla famiglia Trapani e che la D.P. avrebbe continuato a ritirare la resa
giacente in edicola fino al suo naturale
esaurimento, onorando il mandato a
suo tempo conferitole dagli Editori. Fatto
questo anomalo nel nostro settore
dove l’agenzia che chiude, solitamente,
viene rimpiazzata da un giorno all’altro
da quella subentrante, mentre il vecchio
distributore scompare nel nulla.
Non era proprio una sorpresa e, comunque,
non restava che prendere atto
di quanto accaduto e sperare.
Ma il passaggio, che sembrava essere
concordato, nella settimana che va dal
20 al 25 aprile segnava uno dei periodi
più neri per i giornalai romani: di fatto
i quotidiani sono arrivati in edicola anche
a mezzogiorno, i periodici a pomeriggio
inoltrato con quantitativi completamente
sballati e con una serie di
pubblicazioni addirittura non consegnate
(dieci-quindici titoli), creando
perdite economiche irreversibili per
tutti i rivenditori.
Qualcuno ha, poi, tentato di spiegare
che i piani vendita non erano stati passati
correttamente, altri che gli editori
non avevano inviato i quantitativi giusti
e numerose altre improbabili giustificazioni.
Questo stato di cose è proseguito anche
nei giorni successivi, con i rivenditori
sempre più sconvolti e le edicole nel caos. Motivo? Sicuramente una
plateale sottovalutazione da parte degli
editori e dello stesso distributore
dell’impegno assunto, ma senza entrare
nel merito delle cause che hanno generato
tutto questo (non è nostro compito),
limitiamoci soltanto ad analizzarne
le conseguenze!
Tra le molte, una serie frenetica di incontri
fra organizzazioni sindacali,
l’occupazione dei locali dell’agenzia
D.P. da parte del personale, l’intervento
del prefetto per esaminare la posizione
di oltre duecento addetti che sarebbero
rimasti senza lavoro, una serie
di articoli sui giornali e sulle televisioni
locali, edicole a rischio di chiusura,
giornalai disperati, giornalisti, uffici
stampa e politici imbestialiti, l’aeroporto
di Fiumicino senza i giornali M-dis (Corriere della Sera, Sole 24Ore, ecc.).
La domenica 26, presso la sede romana
dello SNAG, in via Scalarini 12, messa
a disposizione anche per le altre sigle
(il SINAGI si era autoescluso), veniva
quindi organizzata un’assemblea permanente
che, dalle ore 10 del mattino
fino alle ore 20, ha visto - in tre ondate
successive (mattino, pomeriggio e sera)
- la partecipazione di oltre trecento
edicolanti.
L’incontro ha evidenziato una serie infinita
di casi personali e collettivi conseguenti
il nuovo assetto distributivo, in
aggiunta a tutti i problemi che abbiamo
già detto, riguardanti i ritardi, i mancati
arrivi, le consegne errate e una contabilità
completamente inattendibile.
La prima azione decisa, è stata quella
di sospendere il pagamento del primo
estratto conto emesso dall’agenzia, decisione
seguita da quasi tutte le edicole
romane. Subito dopo e, su nostra richiesta,
la New Eagle Press ha congelato
il 30% degli importi dovuti dai rivenditori,
a temporanea copertura delle
mancanze e degli errori contabili e
in attesa della loro definizione.
Sembrava una prima significativa vittoria
sindacale, ma nella settimana
successiva il servizio è peggiorato a tal
punto che, nel momento in cui scriviamo,
possiamo solo pensare che la nostra non sia stata una vittoria, ma addirittura
una sonora sconfitta.
Sì, perché siamo stati sconfitti dall’incompetenza,
dal pressapochismo, dalla
mancanza di una visione organizzativa
aziendale adeguata e moderna, dalla
colpevole indifferenza e superficialità
dei gruppi editoriali interessati che
hanno tenuto a battesimo questa operazione.
È impensabile che Roma, dopo un mese
sia ancora nelle condizioni diffusionali
attuali e che la gestione della carta
stampata, nella nostra città, sia diventata
da quarto mondo.
Lino Maesano
Presidente SNAG Provinciale di Roma
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