La crisi della stampa
La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) ha tenuto il 16 aprile, a Roma, la propria Assemblea Pubblica, incentrata sulla relazione del Presidente, Carlo Malinconico, contenente la ricetta degli editori per il rilancio del settore. Contestualmente, è stato presentato il rapporto statistico-economico “La Stampa in Italia 2006-2008”, curato dall’Ufficio Studi della Federazione, che descrive la difficile situazione congiunturale e strutturale delle imprese editoriali.

Iniziamo con la sintesi del rapporto sulla Stampa in Italia precisando che abbiamo, di proposito, evidenziato alcuni passaggi considerandoli particolarmente interessanti per la nostra attività di rivenditori di giornali e sui quali ci siamo, poi, permessi di fare le nostre considerazioni.

LA STAMPA IN ITALIA 2006-2008
Le indicazioni che emergono dall’analisi dell’andamento economico e produttivo delle imprese editrici di giornali quotidiani e periodici nel periodo che va dal 2006 al 2008 non sono positive e, purtroppo, non lo sono le prospettive di breve e medio periodo. I risultati del 2008 vanno peraltro considerati in rapporto a un contesto economico italiano e mondiale di grande criticità che sembra destinato a perdurare anche nel 2009. La fase recessiva è prevista in attenuazione soltanto nel 2010. Il biennio 2009-2010 sarà, infatti, decisivo per il futuro dei giornali, tenendo conto che i consumi delle famiglie sono previsti in calo e il dato genera preoccupazione per la marginalità che, nei budget di spesa familiari, hanno i giornali: la spesa per quotidiani, periodici e libri che, nel 2000, era pari all’1,79% di quella complessiva si è ridotta all’1,54% nel 2007 (- 0,25%) mentre la spesa per ricreazione e cultura ha subito una contrazione ancor più consistente scendendo dal 7,5 al 6,8% (-0,70%).

I quotidiani
Nel 2008, la situazione – rispetto al 2007 – si è ulteriormente deteriorata. I ricavi operativi hanno subito una flessione del 4,3%, imputabile al calo dei ricavi da pubblicità (-6,0%) e da vendite (-2%), interrompendo la fase di leggera ripresa che, dopo un quinquennio negativo, si era manifestata nel 2006 (+0,9%). Nei quotidiani a maggior tiratura, il calo più ampio si è verificato nella classe oltre 200mila copie (-2,1%), nel quale si concentra il nocciolo duro del venduto (3,2 milioni di copie). Lo sfavorevole andamento del mercato evidenzia poi che: politici (-12,0%), regionali (-3,1%), pluriregionali (-2,9%) e nazionali (-2,0%) sono state le categorie con le flessioni più ampie nel 2007. Gli sportivi (-1,6%) e i provinciali (-0,8%), pur perdendo copie, hanno mostrato maggiore capacità di tenuta. Unica categoria che ha fatto eccezione è stata quella degli economici (+0,7%). Tuttavia nel 2008 anche questi ultimi (-3,6%) hanno subito i pesanti effetti della fa. Per non parlare degli abbonamenti che si aggirano da anni - e senza significativi spostamenti - intorno al 9% delle copie di quotidiani vendute.
Particolarmente accentuata è stata poi nel 2008 la flessione delle vendite di libri abbinati ai quotidiani (-59,4%). I collaterali, che a partire dal 2000 avevano assunto un ruolo strategico nel sostenere volumi di vendita e di fatturato arrivando a rappresentare circa il 14% sul fatturato editoriale, hanno subito, infatti, una graduale erosione scendendo al 9,9% nel 2007 e al 6% nel 2008.

 

I periodici
Le stime relative al 2008 indicano una flessione dei ricavi editoriali in misura quasi uguale per gli introiti pubblicitari (-5%) e per quelli relativi alla vendita copie (-4,4%). Esaminando i dati più recenti Ads, si rilevano consistenti flessioni diffusionali sia per i settimanali che per i mensili. I primi, nel 2008 rispetto all’anno precedente, hanno accusato un calo del 5,8% mentre i secondi hanno sofferto di più, regredendo del 7,7%. Anche nel 2007 gli andamenti non erano stati favorevoli anche se vi sono stati segmenti delcomparto dei periodici mirati su target specifici che sono riusciti a crescere. Tra i settimanali, si segnalano le testate dedicate ai motori (+5,2%), aere volumi di vendita e di fatturato arrivando a rappresentare circa il 14% sul fatlla salute (+15,7%) e tra i mensili le pubblicazioni motoristiche e quelle testate dirette al pubblico maschile (+6,6%), ai bambini (+1,2%), alla moda (+2,3%), all’economia (+5,3%), al giardinaggio (+6,4%), all’attualità/gossip (+121%) e a un nucleo genericamente definito dal Censis “specializzati” (+42,8%). Non sono soltanto diminuite le vendite in edicola, ma anche gli abbonamenti - tra i meno sviluppati del mondo - e in misura più accentuata per i settimanali (-6,9%) rispetto ai mensili (-6,6%).

Diffusione, lettura e siti Internet
Come già detto, la tendenza declinante della diffusione è un fenomeno esteso in tutto il mondo. Gli andamenti diffusionali cambiano di segno, però, se nella diffusione complessiva si includono le testate gratuite. La free press ha, infatti, rappresentato un fattore di stabilità del mercato attirando verso la carta stampata parti consistenti di popolazione non abituata alla lettura. Le difficoltà economiche hanno, è vero, determinato una diminuzione degli acquisti, da parte del pubblico, ma non della voglia di leggere i quotidiani. I lettori sono, infatti, aumentati – e in misura considerevole – anche nel 2008 (+2,1% che diventa + 3,5% se si considerano periodi omogenei di rilevazione). Oggi, quotidiani e periodici, hanno siti web con edizioni online che affiancano quelle stampate, offrendo agli editori la possibilità di interagire con gli utenti finali recependo, così, informazioni utili per impostare linee redazionali in sintonia con i gusti dell’audience. Tra i siti di notizie e di informazioni, quelli di quotidiani sono in testa alla classifica dei più visitati che, infatti, sempre secondo i dati Audiweb di novembre 2008, hanno totalizzato in un giorno medio, 3,6 milioni di contatti e quasi 36 milioni di pagine viste. Si tratta di risultati significativi che indicano come l’editoria online rappresenti la naturale evoluzione per l’editoria tradizionale.

Il fenomeno delle rese
La scarsa funzionalità del circuito distributivo, che rappresenta uno snodo fondamentale nella filiera dell’informazione scritta, è una delle cause – e non la meno importante – del diverso andamento di vendite e letture. Il canale di vendita principale rimane quello delle edicole per le quali si avverte il bisogno di strutture di nuova concezione con un più esteso ricorso a metodi informatici di gestione. La conoscenza in tempo reale dell’entità del venduto consentirebbe soprattutto di contenere il fenomeno delle rese che ha assunto dimensioni eccessive. Rese che hanno rappresentato il 31,8% delle copie distribuite tra i settimanali (con un leggero miglioramento sull’anno precedente quando il rapporto era del 33,3%) e il 55,7 tra i mensili (+1,4% rispetto al’anno precedente). Per i periodici nel complesso il rapporto tra rese e distribuito è passato dal 2006 al 2007 dal 43 al 43,2%. Si tratta di dati che indicano la inadeguatezza del sistema distributivo. Su base annua su 702 milioni di copie di settimanali distribuite sono più di 223 milioni quelle invendute che tornano agli editori; su 429 milioni di copie di mensili distribuite, sono 239 milioni quelle rese, vale a dire il 25,7% di più del venduto complessivo.

Le conclusioni
Ciò di cui si avverte la necessità è un’azione analoga a quella avviata in Francia dal presidente Sarkozy con gli “Stati generali della stampa” che ha messo al centro delle strategie di intervento proprio il settore distributivo. Non soltanto è stato rinviato di un anno l’aumento, varato lo scorso anno, delle tariffe postali per le spedizioni di giornali con un onere a carico dello Stato di 24 milioni di euro. Sono stati anche stanziati 70 milioni di euro da destinare al sostegno della distribuzione a domicilio. In pari tempo, le rivendite di giornali si gioveranno di agevolazioni contributive pari a 60 milioni di euro. In Italia è stato fatto esattamente il contrario. Dopo i tagli già intervenuti nel 2008, sono stati ulteriormente ridotti gli stanziamenti a sostegno del settore per circa 150 milioni di euro. Il Governo ha, finora, provveduto correggencorreggendo la manovra finanziaria di inizio anno ma ciò che lo Stato garantisce alla stampa attraverso agevolazioni fiscali, finanziarie e tariffarie non può essere considerato come una sorta di benevola concessione. Una crisi eccezionale richiede mezzi eccezionali.

LE RICHIESTE
Misure a carattere prioritario

Molteplici sono le aree di intervento possibili per rendere più solida e competitiva l’editoria giornalistica italiana. Bisogna agire con decisione per riattivare il credito agevolato per trasmettere impulsi accelerativi al meccanismo produttivo; bisogna ripristinare il credito d’imposta sulla carta e sugli investimenti per stimolare innovazioni di processo e di prodotto; è necessario intervenire per migliorare l’efficienza del sistema distributivo; detassare gli utili delle imprese reinvestiti nelle attività aziendali; limitare il carico fiscale sulle aziende ‘labour intensive’ quali sono quelle editoriali; tutelare il valore dei contenuti diritto d’autore; stimolare la crescita della domanda con la revisione della normativa sui prodotti editoriali attraverso la promozione della lettura nelle scuole e nelle famiglie.

Altre possibilità di sostegno
Oltre alle misure aventi carattere prioritario, è necessaria la creazione di un fondo per la nuova occupazione, la formazione e la multimedialità; così come sarebbero indispensabili forme di sostegno alla modernizzazione della rete delle edicole e della distribuzione dei giornali. “Proprio nei giorni scorsi – ha detto Malinconico – è stato siglato tra FIEG e organizzazioni delle rivendite un avviso comune che si muove proprio in questo senso (piani di informatizzazione, di ampliamento dei punti vendita, di formazione dei rivenditori, ecc)”. Occorre un finanziamento per una campagna nazionale per la promozione della lettura con la previsione di una settimana dedicata a tale obiettivo.

Conclusioni FIEG
L’editoria è uno spaccato significativo dell’imprenditoria italiana, dell’industria culturale del nostro Paese. Va stimolata e incoraggiata anche perché essa è elemento costitutivo dell’industria culturale del Paese e della stessa identità nazionale e, per di più, strumento insostituibile del principio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero.

LE NOSTRE CONSIDERAZIONI
Non sta certo a noi esprimere suggerimenti su cosa fare per risolvere “la crisi della stampa”. Possiamo soltanto, e in buona fede, limitarci a commentare quelli che ci sono sembrati i passaggi che ci riguardano più da vicino. Come si rileva dallo studio sulla ‘Stampa in Italia’ e dalle richieste del presidente FIEG, Carlo Malinconico, uno degli elementi che sembra caratterizzare il mal andamento dell’editoria in Italia, è da ricercare nella scarsa funzionalità del circuito distributivo nonché nella sua inadeguatezza. Che sia necessario arrivare all’informatizzazione di un consistente numero di rivendite, è un dato ormai acquisito, e il nostro giornale sono anni che porta avanti questo discorso. Ma il fatto di essere ancora lontani dall’obiettivo è proprio da ricercare nell’insipienza dei rivenditori? O non piuttosto in quella dei distributori locali i quali si dicono, a parole, disponibili ma poi nella realtà non lo sono? A pag 58, per esempio, la realtà di quanto sta avvenendo sul territorio, a questo proposito. Che cosa fa, proprio la FIEG, per ‘costringere’ i distributori locali (attraverso i nazionali) a collegarsi informaticamente ai loro punti vendita e risolvere, così, una volta per tutte – almeno in parte – il lamentato problema delle rese? E come mai, oggi a fronte di esauriti, i rivenditori non riescono a essere riforniti? Perché ci sono edicole con copie in esubero e altre che ne ricevono, di quelle stesse testate, in quantità insufficiente? Si chiedono “strutture di nuova concezione”, ma perché gli editori non chiedono anche al Governo (visto che sono così bravi a farlo) di sensibilizzare i Comuni a essere meno burocratici nel concedere maggiori spazi e a facilitare il rinnovo dei chioschi? Magari con contributi a fondo perso o tassi agevolati, così come si sembra auspicare quando viene detto “sarebbero indispensabili forme di sostegno alla modernizzazione della rete delle edicole”. Abbonamenti… Ne parliamo a pag. 22 Sembrano la panacea di tutti i mali. E si continuano a fare raffronti soprattutto con i Paesi del Nord, dove tutto è diverso. Stili di vita, ore di luce, programmi televisivi, ecc. ecc. E allora, visto che gli Editori sembrano non poterne fare a meno, perché non darsi da fare e portare in edicola gli abbonamenti, così come stanno facendo Il Sole 24 Ore e La Gazzetta di Parma?
Quando viene evidenziato che nel 2008 il peso della pubblicità si è ulteriormente contratto, ed è stato più pronunciato di quello dei ricavi da vendita, forse sarebbe il caso di pensare che sono proprio le edicole, con la loro capillarità, i loro orari prolungati e, la loro disponibilità a contribuire alla salvaguardia dei fatturati editoriali. Per cui, le indispensabili forme di sostegno alla modernizzazione della rete delle edicole sono un atto sacrosantamente dovuto.

Fa piacere, infine, vedere auspicato un finanziamento per una campagna nazionale per la promozione della lettura anche se non si capisce perché l’editoria debba godere di soldi pubblici per promuovere se stessa, (sarebbe come se per vendere più birra, i birrai si facessero pagare la loro campagna pubblicitaria dallo Stato!). Noi di Azienda Edicola suggerimmo già, nell’ormai lontano dicembre 1992 e poi, ancora nel 2002, fu riproposto da Armando Abbiati in occasione del VIII Congresso Nazionale SNAG, di realizzare una campagna collettiva che costringesse gli italiani ad acquistare regolarmente i giornali. A puro titolo esemplificativo, suggerivamo anche un paio di slogan: CHI NON LEGGE… NON SA LEGGERE oppure CHI NON LEGGE… È UN IGNORANTE!

Nelle foto, gli articoli pubblicati su Azienda Edicola nel 1992 e nel 2002 con cui auspicavamo una campagna collettiva a favore della stampa. Vent’anni dopo, anche la FIEG pensa che potrebbe essere una… buona idea!
   
© 2006 DEA INIZIATIVE EDITORIALI SRL - Milano | Tutti i diritti riservati |