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cura di Domenico Moschella |
LE TASSE
PER UNA VENDITA
Vorrei vendere edicola e licenza non a
prezzo di mercato ma, vista la crisi, a
prezzo di favore. Può l’ufficio delle entrate
calcolare le tasse in base al prezzo
di vendita e non a quello del valore
dell’edicola? Come devo comportarmi?
G.M. - Uta (CA)
In caso di cessione d’azienda, l’Agenzia
delle Entrate ha due anni di tempo per accertare
l’eventuale differenza del valore dichiarato
e, di conseguenza, liquidare la
maggiore imposta di registro.
Risulta evidente che se c’è una grossa sperequazione
fra il valore dell’azienda e quello
dichiarato l’onere della prova per dimostrare
la congruità del prezzo di vendita
spetta al venditore, tenendo presente che
l’imposta di registro sulle cessioni d’azienda
deve essere applicata sul valore commerciale
della stessa.
CONVIENE ACQUISTARE?
Nella piazza principale della città in
cui vivo è in vendita un’edicola/chiosco
e la cifra richiesta è di 90.000 euro.
Preciso che nelle immediate vicinanze,
nel raggio di circa 400 mt, ci sono altre
due edicole. Vi domando: il prezzo è
equo? Esistono metodi di finanziamento?
Secondo voi, avendo io 47 anni, è
conveniente un simile investimento?
Quali domande devo fare a chi vende
per capire se l’edicola è in crescita? Vi
ringrazio .
S.P. - Bassano del Grappa (VI)
Per poter valutare la congruità del prezzo
richiesto, bisogna valutare la redditività
dell’azienda, le condizioni del chiosco e le
aspettative di reddito individuale. In base
alla cifra indicata il reddito dell’edicola deve
essere fra 30/35.000 euro annuo.
Per quanto riguarda un eventuale finanziamento
deve rivolgersi alla sua banca o
alla Associazioni Commercianti. E per capire
se l’edicola è in crescita deve chiedere
al venditore di farle vedere i ricavi degli ultimi
tre anni (quelli in base ai quali va poi
stabilito il prezzo di vendita).
Da lontano posso solo dirle che un’edicola
nella piazza centrale di Bassano dovrebbe
comunque essere interessante ma, ripeto,
deve visionare i ricavi.
IL PROBLEMA
DELL’AVVIAMENTO
Sono titolare di un’edicola acquistata
due anni fa dopo aver pagato 50.000 euro
l’avviamento. Ora vorrei concedere
l’edicola in affitto d’azienda perdendo,
così, la qualifica di imprenditrice. Vi
chiedo quanto segue a proposito dell’avviamento:
come mi devo comportare
dal punto di vista fiscale? Se ci si accorda
che l’affittuario ammortizzi l’avviamento,
al termine dell’affitto dovrà
corrispondermi un importo pari agli
ammortamenti effettuati? In tal caso
l’importo ricevuto sarà soggetto a tassazione?
Qualora, invece, si pattuisca (in
deroga all’art. 2561 C.C.) che l’affittuario
non ammortizzi l’avviamento, da
parte mia, non essendo più imprenditrice,
vengo a perdere la facoltà di effettuarlo?
Grazie per la collaborazione.
S.B. - Vicenza
Un imprenditore individuale che pone in essere
un contratto di affitto dell’unica azienda
posseduta, perde la qualifica di imprenditore,
non essendo più titolare di reddito
d’impresa ma soltanto di un canone di affitto
d’azienda considerato fra i redditi diversi.
Pertanto lei non ha alcun interesse a tenere
a proprio carico costi di gestione dell’azienda
(vedi ammortamenti) in quanto non
avrebbe nessuna possibilità di portarli in
deduzione, conviene quindi esplicitare nel
contratto che gli ammortamenti saranno a
favore dell’affittuario.
Se si vuole avere un conguaglio, a fine
contratto, per ricevere dall’affittuario un
conguaglio in denaro, che sarà soggetto a
tassazione pari al decremento del patrimonio
dell’azienda, come da lei indicato, bisognerà
accludere all’atto una situazione patrimoniale
per raffrontarla con quella che
verrà redatta alla fine della locazione.
Se, invece, si vuole evitare il conguaglio, visto
che comunque sarà tassato, si può tenere
conto dei benefici dell’ammortamento a favore
dell’affittuario, sia sull’avviamento che
su eventuali cespiti, al momento in cui viene
stabilito il canone di affitto d’azienda.
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