Povera Roma!
Purtroppo quello che sta accadendo nella Capitale è solo il riflesso di ciò che succede in tante altre parti d’Italia e che riguarda il difficilissimo rapporto che si è creato oggi, fra il rivenditore e il distributore locale.


E pensare che, solo fino a qualche anno fa, ci si chiamava per nome e non per codice e il rapporto era tale che il rivenditore aveva spesso, come ospite d’onore, proprio il distributore invitato a partecipare alle sue ricorrenze più importanti.

La crisi che ci sta travolgendo tutti, coinvolge sicuramente il distributore locale (DL) che ha maturato, nel tempo, un rapporto di sudditanza con gli editori come non esiste in nessun’altra categoria di imprenditori.
Il DL, infatti, è stato sempre remunerato a percentuale esattamente come il rivenditore, ma la percentuale tradizionale che era il 5% negli anni ’60, si è trasformata scendendo in alcuni casi anche al di sotto del 3%, malgrado i costi della distribuzione siano aumentati in maniera esponenziale.
Costi che aumentano e percentuali che diminuiscono, sembrerebbero un problema senza spiegazione ma non dimentichiamo che gli editori, stimolando la concorrenza fra i DL hanno innescato un sistema molto semplice: “Caro DL, mi chiedi un aumento? Non te lo do, ma ti do un’altra piazza di distribuzione in aggiunta alla tua” con buona pace di chi dovrà ‘saltare’, della sua famiglia e dei suoi dipendenti, tutti restati senza lavoro.
Cannibalismo puro e semplice che ha ridotto i DL da 480 a 120 nel giro di una ventina d’anni.
Non solo responsabilità degli editori ma anche mancanza assoluta di scrupoli da parte dei DL che hanno fatto fuori i colleghi senza pensarci due volte e senza considerare che, prima o poi, avrebbero fatto – o faranno – la stessa fine.

Se Sparta piange Atene non ride, ma questo non autorizza i DL, o almeno una parte di loro, a infierire sui rivenditori solo perché sono l’anello più debole della catena.
Nel passaggio del Gruppo Editoriale Espresso e di M-dis, dalla D.P. alla New Eagle Press, invece, si è verificato di tutto e di più quasi a voler chiarire l’ispirazione anglossassone della nuova agenzia e i suoi simbolismi.
Le conseguenze: prima una lunga serie di azioni sindacali, poi un ricorso urgente alla Commissione art.15, come previsto dall’Accordo Nazionale, richiesto per denunciare quanto è accaduto e quanto sta avvenendo su Roma. Il documento elaborato dallo SNAG Roma, e condiviso da tutte le altre sigle, SINAGI compreso, è stato quindi presentato nel corso della riunione del 1° luglio scorso e allegato al verbale relativo.
Con il nostro documento riteniamo di aver dato un input molto interessante ai Nazionali che sono alla vigilia della modifica dell’Accordo e, soprattutto, di aver messo in chiaro che non è possibile sospendere una rivendita per presunta morosità quando questa non è accertata, quando la stessa nasce da una contestazione o quando è riferita a prodotti che non fanno parte dell’Estratto Conto Editoriale.
Il lungo elenco di episodi di intolleranza fra le parti e dei disservizi subiti dai rivenditori romani, può essere letto sul sito SNAG (www.snagnazionale.org) dove è stato riportato nella sua interezza (e non a pezzi e bocconi come altri hanno fatto). In conclusione, la chiusura del verbale di Milano (leggere a pag. 57 – ndr), prevede un tavolo di concertazione paritario che coinvolge le rappresentanze nazionali e provinciali dei rivenditori, distributore locale ed editori per confrontarsi, finalmente, sui problemi della piazza di Roma.
E questo ci sembra un risultato veramente importante.
Forse ci avviamo verso la fine di un lungo periodo di contrasti e incomprensioni e, per questo, ci sentiamo impegnati, ancora più di prima, per risolvere i problemi che hanno letteralmente massacrato l’economia dei rivenditori romani negli ultimi due mesi.
Con altrettanta fermezza possiamo affermare però che, se venisse a mancare una sola delle componenti indispensabili per concludere positivamente questa storia, che non ha precedenti, lo SNAG-Roma, assieme alle sigle sindacali che vorranno affiancarlo, tornerà a percorrere la via della protesta in tutte le sue forme.

Lino Maesano

 

Lettera aperta ai colleghi del SINAGI
Cari colleghi del SINAGI, ho letto con attenzione quanto comparso su “Nuove dall’Edicola” e sono rimasto veramente sorpreso nel venire a sapere che Voi e solo Voi, avevate avuto ampie garanzie da parte della D.P. tali da poter rassicurare i giornalai romani e i Vostri associati in particolare, sulla positiva conclusione contabile dell’agenzia. Cito i termini esatti: “Commisurate alle esigenze le assicurazioni ricevute dai rappresentanti dei Gruppi Editoriali e della stessa D.P.”.
Il senso di quanto da Voi scritto, mi era già stato praticamente anticipato nella riunione tenutasi il 29 maggio presso la vostra sede di via Gregorio VII al punto che, quando, ho azzardato a esprimere dubbi su quanto sarebbe accaduto, sono stato sbeffeggiato da alcuni dei Vostri autorevoli rappresentanti (non faccio nomi per carità cristiana, ma li posso citare quando volete).
La frase che ricorreva era del tipo “Ma ti sembra che un imprenditore che ha squadre di calcio, aziende, interessi enormi nell’aeroporto di Fiumicino e nel costruendo aeroporto di Viterbo possa non pagare?”
Ora, io non so da chi Voi abbiate ricevuto quelle garanzie, ma quelle garanzie - mi permetto di ricordare - riguardano duecentocinquantamila euro che i rivenditori romani devono ancora ricevere dal distributore in questione. Un minimo di prudenza sarebbe stata quanto meno necessaria!

Per chi ci legge ora, ricordo che la D.P. ha scelto di ‘chiudere’ in liquidazione volontaria. Questo marchingegno, normalmente, precede lo stato fallimentare e viene stabilito dalla società in base a una serie di elementi negativi (esempio: bilancio in rosso) e che consente alla stessa società di pagare i propri debiti con quanto realizzato dalla vendita dei propri beni (attrezzature, automezzi, macchinari e quant’altro) e, ovviamente, l’incasso dei propri crediti.
Se questa operazione non va in porto, la stessa società può passare alla fase successiva e cioè al “fallimento”.
Resta il fatto gravissimo che, se la “D.P.” non incassa o non realizza, potrebbe sentirsi autorizzata a non pagare.
E chi lo spiegherà ai rivenditori che sono in attesa dei propri soldi?
A Roma, questa operazione viene definita una… “sola!”.
Alla faccia delle garanzie!
Come sempre cordiali saluti.

Lino Maesano
Presidente SNAG Provinciale di Roma

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