Non sono troppi
300/600.000 euro annui
soltanto
per pensare?
Questa è la cifra che i Dirigenti di alcuni grandi Gruppi Editoriali, guadagnano per “pensare” alle strategie di
sviluppo e di marketing dei loro prodotti arrivando ai risultati che sono stati pubblicati su Italia Oggi ai primi
di luglio. Ecco uno stralcio per chi non ha avuto la fortuna di leggerli.
“Maniche rimboccate e tempi accelerati per far digerire alle redazioni il piano di riorganizzazione… L’obiettivo è trovare gli accordi
economici su pensionamenti e prepensionamenti entro la fine di luglio, per poter avviare a settembre lo stato di crisi” .
E come se non bastasse “tagli alle spese redazionali, allegati che dovrebbero rientrare nella foliazione dei quotidiani, strategie
per migliorare le sinergie tra testate di carta e redazioni on-line”.
Sparare sui giornalisti è più facile che colpire la Croce Rossa: sempre su Italia Oggi si legge che quest’anno ci sono esuberi
tra 500 e 600 redattori. A cui si aggiungono i pensionamenti ordinari, che non sempre vengono sostituiti in redazione.
Nel biennio 2009/2010 tali esuberi saranno quasi raddoppiati, toccando quota 800/1000 su un totale di circa
10mila giornalisti di quotidiani e periodici.
E nonostante i finanziamenti annui dello Stato ammontino a 350 milioni di euro, le case editrici pianificano tagli tra il
25/35% del proprio organico, utilizzando la Legge 416/81 per sospendere i contratti a termine in essere e ricorrere alla
cassa integrazione a turno!
Sono davvero dovuti, a questi dirigenti, stipendi annui a sei cifre (che io definisco da “capogiro!”) per individuare simili
soluzioni? Se queste Aziende fossero ancora gestite dal Titolare anziché da un gruppo di azionisti, probabilmente
questi “manager” sarebbero già stati allontanati a calci.
Parlano, in virtù dell’abbattimento dei costi e degli sprechi, di esuberi e tagli di altri, ma mai di sé stessi.
Nessuno che, per esempio, sempre in tale ottica, abbia voglia di ottimizzare l’invio delle pubblicazioni, “mirando” accuratamente
i piani diffusionali sull’intero territorio, contenendo i costi di trasporto e di lavorazione del prodotto in
entrata e in uscita nelle varie fasi della distribuzione di tutti gli operatori coinvolti (Distributori Nazionali, Locali e Rivenditori).
Al contrario, pensano a ridurre le tirature delle pubblicazioni e a licenziare, ops… pensionare e pre-pensionare il personale…
e, quel che è peggio, cercano, con organismi concorrenti quali sono le redazioni on-line, di giungere a un
obiettivo comune, che mi chiedo quale possa essere se non l’ulteriore indebolimento del settore della carta stampata!
Dimenticano, questi Dirigenti, che dietro a quella “carta” ruota il destino delle centinaia di migliaia di famiglie di
giornalisti, redattori, stampatori… e soprattutto di rivenditori di giornali e di tutti i restanti operatori della filiera.
Assistono impassibili, questi Dirigenti, alla chiusura di edicole e di agenzie di distribuzione locale.
Nessuna riduzione del proprio compenso, nessuna scusa per aver fallito l’obiettivo, nessun pentimento per aver accettato
un incarico che non sono stati in grado di portare a termine con risultati positivi e, men che meno, nessuno che
si dimetta!
Mio papà, a quei manager, avrebbe detto in “milanese” qualcosa che qui non posso riportare, ma il concetto è: “Smettetela
di pensare e andate a lavorare… ma in miniera!!”
Mi domando: “Esiste un limite al pudore?”
Armando
Abbiati - Presidente Nazionale SNAG-Confcommercio
N.B. - Come sempre ci rendiamo disponibili a pubblicare tutte le lettere di “replica” che perverranno in redazione. |