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Anche i giornali gratuiti,
pur non dovendo fare i conti con la recessione
delle vendite, soffrono il calo della raccolta pubblicitaria.
La multinazionale METRO ha già chiuso in alcuni Paesi
e, in Italia, cerca partner per sopravvivere.
IL GIOCATTOLO SI È ROTTO
La crisi dell’editoria non
risparmia neppure la free
press italiana ed europea.
I motivi sono facili da intuire,
considerando che
la stampa gratuita è a costo
zero per i lettori e si regge solo sulla
pubblicità. E nei primi tre mesi del
2009 la pubblicità in Italia, sulla free
press, è calata del 10%, non molto rispetto
al meno 30% sui quotidiani a
pagamento, ma abbastanza per farne
una delle tante vittime della riduzione
degli investimenti pubblicitari.
Il crollo di METRO
Dopo il boom degli anni scorsi. Metro
è ora l’esempio più evidente del fenomeno
che ha colpito la free press, tanto
che Metro International, dopo la
chiusura delle edizioni statunitensi e
di quella spagnola, sta guardandosi
intorno per liberarsi… di alcuni Paesi.
La multinazionale svedese della free
press deve, infatti, fare i conti con bilanci
fortemente in rosso e ha precisato
che i colloqui attualmente in corso
potrebbero concludersi in una dismissione
parziale o totale delle controllate
in Italia e in Portogallo (che hanno accusato
nel 2008 una perdita complessiva
di 2,5 milioni di euro). Oltre al calo
pubblicitario, il mercato è saturo, con i
potenziali lettori che vengono letteralmente
‘bombardati’ di fogli gratuiti a
ogni angolo di strada, in metrò o alla
fermata del tram. Il web incomincia,
poi, a fare concorrenza non solo ai
quotidiani a pagamento ma anche a
quelli gratuiti, perché le notizie sono
aggiornate in tempo reale, mentre
quelle dei ‘free’ sono del giorno precedente
o, nella migliore delle ipotesi,
della mattina nel caso dei fogli pomeridiani.
Secondo alcune indiscrezioni,
il difficile momento che sta vivendo
Metro, ne garantirebbe la sopravvivenza,
in Italia, sino alla fine di luglio.
Si avanzano per il futuro tre soluzioni:
la più drastica prevede la chiusura,
poi c’è il taglio della foliazione e, infine,
la ricerca di un partner in grado di
acquistare la testata o di comparteciparvi
in maniera sostanziosa, per continuarne
la sua pubblicazione.
DIMINUISCE
LA PUBBLICITÀ
IN TUTTA EUROPA
Lo sciopero della redazione del quotidiano
20 Minutes (leader della free
press francese con circa 2,5 milioni di
lettori), avvenuto il 28 maggio scorso è
solo uno degli esempi concreti della crisi
della free press in altri paesi europei.
Difficoltà che, in Francia, ha colpito oltre
al leader 20 Minutes anche Metro.
Si salvano Direct Plus e Direct Soir, i
quotidiani di proprietà di Vincent Bolloré
che il 12 giugno ha lanciato, coraggiosamente,
il settimanale sportivo
gratuito Direct Sport.
22 milioni è il deficit di Metro, 56 per
20 Minutes e i conti del 2009 non fanno
certo pensare, per queste due testate,
a un miglioramento della loro situazione
economica. In Francia nel
primo trimestre 2009, Metro ha visto,
infatti, registrare un calo del 14% dei
proprio ricavi e uno dei suoi principali
azionisti, la Tf1, ha messo in vendita la
sua quota azionaria del 34%.
20 Minutes ha deciso di ridurre i suoi
dipendenti (taglio del 10%) a seguito
di un calo del fatturato nel primo trimestre
del 9%, scendendo a 10,8 milioni
con una perdita di 1,9 milioni. Per il
leader della free press francese difficilmente
si può pensare che questa semplice
operazione possa sanare il bilancio
in rosso. Non consola i ‘free’, naturalmente,
che la caduta della pubblicità
la paghino anche i quotidiani e i
periodici francesi a pagamento.
La Spagna
Nel resto d’Europa le cose non vanno
meglio come dimostra la situazione in
Repubblica Ceca (il maggior quotidiano
gratuito praghese 24Hodin (24
Ore), chiuderà il prossimo dicembre),
Portogallo e soprattutto in Spagna, dove
la crisi della free press rispecchia la
pesante situazione economica iberica.
A prefigurare ciò che potrebbe accadere
anche in Italia nei prossimi mesi è,
per l’appunto, la situazione del mercato
spagnolo, particolarmente colpito
dal calo di raccolta pubblicitaria: se
Metro, che era il quinto giornale in
Spagna, con 1,8 milioni di lettori al
giorno e distribuzione in sette città, ha
chiuso, provocando al gruppo una perdita
fra i 5 e i 6 milioni di euro. gravi
difficoltà si registrano anche per gli altri
quotidiani gratuiti, da Adn (che ha
annunciato il blocco del suo sito Internet)
a Que!. Nella penisola iberica la
selezione è iniziata, in Italia probabilmente
partirà presto. Il fenomeno free
press comincia a evidenziare i primi
pesanti segni di cedimento.
La realtà portoghese
In Portogallo, i quattro quotidiani gratuiti
presenti, rappresentano ancora la
parte maggiore del mercato dei giornali.
Destak, un ex settimanale gratuito,
e Metro (controllata dall’omonima
multinazionale svedese al 65%) hanno
cominciato nel 2004 con edizioni a Lisbona
e poi, dal 2005, a Porto. Nel 2006
è nato il gratuito economico OJE mentre
lo sportivo Diário Desportivo, nato
all’inizio del 2007 ha chiuso dopo pochi
mesi. Nel giugno 2007 il giornale
‘di qualità’ Meja Hora è stato lanciato
dalla società Cofina che possiede il free
press Destak e il quotidiano a pagamento
Correio da Manha. Nel settembre
2007 è entrato in scena il quarto
quotidiano gratuito, Global Notícias,
che fa capo a Controlinveste, editore del
Diario de Notícias, Jornal de Notícias,
24 Horas and O Jogo (tutti a pagamento).
Metro, oltre ai tanti suoi problemi
diretti, deve quindi vedersela con tre
gratuiti che hanno alle spalle editori di
giornali a pagamento.
La situazione italiana
La free press in Italia ha, attualmente,
una fetta di mercato pari a più del 40%
(con i giornali a pagamento che continuano
lentamente a perdere copie)
che, suddiviso però fra cinque testate
nazionali, si presenta molto affollato,
soprattutto in considerazione di questo
pesante periodo di recessione generale.
Un primo esempio di come questa crisi
abbia colpito le testate gratuite italiane
arriva da 24 Minuti, quotidiano ‘free’
del Sole 24 Ore, distribuito gratis nel
pomeriggio a Milano e Roma che, dal
primo aprile, ha cessato la pubblicazione.
Non stanno meglio E-Polis, City e Metro,
che rimane il primo quotidiano per
diffusione a Roma e a Milano, ma ha
risentito più degli altri, di questa crisi.
Leggo invece, del gruppo Caltagirone,
al primo posto per la distribuzione in
Italia, sembra soffrire meno di questo
momento difficile.
Nel nostro paese è Metro il quotidiano
gratuito più antico, essendo stato lanciato
nel 2000 a Roma e a Milano. Ha
conosciuto una forte espansione nel
nord del paese anche se, a partire dal
2008, ha chiuso qualche edizione. In attesa
di conoscerne le sorti, attualmente,
conta una diffusione di 730.000 copie.
I concorrenti, che sono entrati nel settore
dell’editoria gratuita nel 2002, sono
soprattutto Leggo (12 edizioni) che
con 1 milione di copie è diventato il
più diffuso, e City (Gruppo RCS), che
stampa oltre 800.000 copie.
I semigratuiti di E-Polis (nati nel 2006)
hanno una diffusione di 590.000 copie.
Mentre i DNews (nati all’inizio del
2008 a Roma, Milano, Bergamo e Verona),
tirano 650.000 copie. Lo sportivo
Sport24 ha chiuso nel 2007 e stessa sorte
ha avuto nell’aprile scorso, come già
detto, il pomeridiano 24 Minuti.
C?È PERÒ
CHI PUNTA AD
ALLARGARSI
Nel panorama editoriale della free
press Leggo affronta, però, la crisi della
pubblicità scommettendo su GO, un
nuovo magazine gratuito che ha debuttato
a giugno e uscirà il primo giovedì
di ogni mese con un’edizione romana
e una milanese. I temi spazieranno
dalla salute al gossip, dallo shopping ai libri, insieme a pagine di
servizio dedicate a tutto quello che
succederà nelle città in cui è distribuito
(Milano e Roma), il tutto in 40 pagine.
Un mensile curato dalla redazione del
quotidiano free press del Gruppo Caltagirone
sotto la responsabilità di
Claudio Scamardella, vice direttore di
Leggo e del capo redattore centrale
Carlo Fiorini. Tiratura iniziale di
150mila copie equamente distribuite, il
pomeriggio, tra Roma e Milano, ma
l’intenzione dell’editore è di ampliare
il progetto in altre città in cui Leggo oggi è già presente. Tutto dipenderà
dalla risposta pubblicitaria.
L’idea di GO arriva dopo l’esperienza
di Metro Mag, il mensile italiano del
gruppo editoriale svedese. La stampa
gratuita, quindi, da quotidiana prova a
gettarsi nell’approfondimento con prodotti
mensili, sulla falsa riga di quello
che già alcuni quotidiani tradizionali
fanno con i loro magazine.
E, comunque,
NON è VERO
che LA FREE PRESS
È GRATUITA:
ai cittadini,
COSTA ECCOME!
Quando si parla di free press si pensa
ai giornali che, quotidianamente, i lettori
trovano nelle grandi città senza alcun
costo. Costo che però ‘grava’ invece
proprio sui cittadini: quello della
pulizia che il Comune sopporta.
Stando ai dati diffusi dall’AMSA, l’Azienda
Milanese Servizi Ambientali
spende ogni anno (costo che graverà
poi, appunto, sui milanesi) ben 300mila
euro per ripulire le strade dalla free
press abbandonata. Le zone più colpite
dal fenomeno sarebbero: Piazza Duomo,
Piazza Cordusio, Corso Buenos
Aires, Piazzale Loreto, Lambrate, Piazza
Leonardo Da Vinci, Largo La Foppa
e le fermate del metrò di Lanza, Cadorna,
Sant’Agostino.
La stampa gratuita che ‘sporca’ le strade,
insomma, costa e l’AMSA è obbligata
a una settantina di passaggi in più
ogni giorno.
Insieme ai vari DNews, E-Polis,
Metro, Leggo, City ci sono, poi, anche
volantini pubblicitari svolazzanti.
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