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Il futuro, che scenario disegnerà per le nostre edicole?
Abbiamo chiesto ad alcuni importanti Direttori di quotidiani quale sia il loro pensiero in questo momento in cui le vendite sono fortemente altalenanti e quali le strade che il loro giornale vorrà perseguire, ora che l’informazione sul web sembra diventare non solo complementare, ma concorrenziale alla carta stampata.

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Ferruccio de Bortoli
Direttore Corriere della Sera

Cari amici,
sono lieto dell’occasione che mi offrite di farvi giungere il mio pensiero e le mie parole dalle colonne del vostro bimestrale Azienda Edicola.
Non è un momento facile per l’editoria e per i giornali in particolare. È inutile nasconderlo. Meglio guardare in faccia la realtà e rimboccarci le maniche. Tutti insieme. Noi che “confezioniamo” l’informazione quotidiana e voi che la distribuite nella società. Voi. Voi che rimanete sempre il punto di riferimento principale per le aziende editoriali e, soprattutto, per i lettori. Anche senza costituire più il punto di vendita esclusivo, infatti, la liberalizzazione del mercato, in atto da alcuni anni, vi ha lasciato un ruolo preminente nella diffusione dell’informazione. Ruolo di estrema importanza in questo momento di crisi. Non solo economica, ma anche strutturale, per la concorrenza sempre più forte dell’informazione sul Web. Penso che l’edicolante oggi abbia compiti diversi e più delicati rispetto al passato. Deve “guidare” i lettori nella scelta dello “strumento” più utile per la sua informazione. E deve anche aiutarlo a districarsi nella sempre più ricca offerta di gadget e “collaterali” in abbinamento con i quotidiani e i periodici. In questo compito è assolutamente favorito rispetto agli altri canali distributivi. L’edicolante infatti conosce il suo cliente, ha con lui un rapporto personale, cementato in anni di frequentazione.
L’editoria può uscire dalla crisi e la carta stampata può avere ancora un futuro roseo per molti anni. Dipende da noi, dalla nostra inventiva, dalla nostra capacità di capire il lettore e le sue esigenze che cambiano continuamente. I giornali – e i giornalisti – devono adeguarsi e cambiare l’“offerta” per adeguarla alle richieste dei lettori, se si vuole uscire dalla crisi e non lasciarsi cancellare dal digitale. E noi del Corriere della Sera lo stiamo facendo. Con gli approfondimenti, con le iniziative del weekend, con il potenziamento delle cronache locali, con più attenzione alle informazioni di servizio.
Non dubito che anche voi farete al meglio, come sempre, la vostra parte. E insieme faremo ancora molta strada.
Grazie.



Ezio Mauro
Direttore La Repubblica
Cari Amici,
l’edicola non è un negozio, un banco di mercato, un supermarket. È un luogo dove si incontrano l’offerta di informazione - ampia, pluralista completa - e il diritto consapevole di essere informati.
I giornali viaggiano nella notte per arrivare puntuali a questo appuntamento. E i lettori fermano l’automobile, scendono dal tram, per cercare in edicola proprio questo. Questo luogo dove si cerca e si offre l’informazione, dovrebbe essere in crisi per la crisi della carta stampata. Ma in realtà, come avviene per gli organismi vivi e vitali, i giornali hanno reagito alla crisi allargando l’offerta, inventando un nuovo “prodotto” da abbinare a se stessi, che i lettori giudicano coerente con la missione del quotidiano. E hanno modificato se stessi, alla ricerca di nuovi codici e nuovi linguaggi. Internet non va in edicola, e dunque può essere vissuto come una minaccia. Ma in realtà internet e i giornali non sono nemici, perché il nastro delle notizie in tempo reale corre sui siti mentre il quotidiano elabora le notizie, le approfondisce, le spiega e infine le commenta. E soprattutto, i siti di informazione dei quotidiani, molto letti, certificano, ribadiscono e amplificano il brand dei giornali, portandolo a un pubblico più largo e più giovane.
Insomma c’è futuro: lavoreremo insieme per conquistarlo e garantirlo come sempre, al servizio dei cittadini e dei lettori.
Un cordiale saluto.



Carlo Verdelli
Direttore La Gazzetta dello Sport

Tutto vero. L’allarme suona da tempo e suona forte. I giornali di carta vivono il momento più difficile della loro lunga e onorata storia. E l’edicola, da sempre approdo naturale e punto di intersezione tra chi fabbrica le notizie e chi le consuma, assiste un po’ smarrita al cambiamento di abitudini dei clienti, che magari continuano a frequentarla ma attratti da altre cose: libri, film in dvd, cd musicali, fumetti e quant’altro. Di pari passo, si consolida il pubblico della free press, ormai abitudine quotidiana per milioni di ex lettori della stampa a pagamento, e cresce in maniera esponenziale il popolo che le informazioni va a cercarsele su Internet o le aspetta sul proprio telefonino.
La domanda è se questa crisi sia reversibile, e se sì in che modo. Personalmente non credo che per la carta stampata sia cominciato il conto alla rovescia definitivo, come invece ipotizzano alcuni esperti di comunicazione americani. Sono convinto però che, per sopravvivere, l’informazione, diciamo così tradizionale, debba cominciare a cavalcare l’onda impetuosa del cambiamento invece che subirla. Il che significa ammodernare il proprio linguaggio, rivedere il palinsesto e la gerarchia degli argomenti, cercare di intercettare e di sedurre soprattutto quella fascia di “non lettori” che hanno abbandonato l’appuntamento tradizionale con l’edicola o che non hanno mai contratto questa abitudine.
Penso soprattutto alle nuove generazioni, verso le quali è indispensabile gettare ponti che le invoglino ad avvicinarsi a un mondo, quello dell’informazione scritta di qualità, che negli ultimi decenni troppo poco ha fatto per stare al passo con la modernità.
Ecco, per la Gazzetta dello sport, quella della qualità è l’arma, l’ossessione direi, sulla quale stiamo concentrando tutti i nostri sforzi. Abbiamo un sito Internet che in tre anni ha quadruplicato i propri utenti unici ma è sull’edicola che continuiamo a concentrare le nostre attenzioni, convinti come siamo che la salute di un giornale, più che sui gadget o sulla pubblicità, si gioca ancora sul reale venduto quotidiano.
Che cosa faremo noi? Continueremo a curare ogni dettaglio come fosse decisivo per le sorti dell’intero giornale; a lavorare per ore sulla prima pagina in modo da darle l’impatto migliore per essere più accattivante sui banconi dell’edicolante, cercando soluzioni grafiche innovative che rendano più attraente il nostro foglio rosa. La battaglia è dura ma almeno qui, da via Solferino 28, la si combatte con ardore. La “Gazza”, che proprio sulla forza dell’edicola ha costruito le sue fortune, non si arrende, non diversifica, insiste giorno dopo giorno nel cercare di ribaltare la tendenza al pessimismo che si è impadronita di molti editori, non solo in Italia.
La cosa che mi fa più felice come direttore è vedere qualcuno, la mattina, che si avvicina al chiosco verde, posa un euro sul piattino e se ne va con una copia della Gazzetta sotto braccio. Quel gesto, il posto dove avviene, è il fulcro di tutta l’attività giornalistica. Se qualcuno se ne è dimenticato, proprio questa grande crisi è venuta a ricordarlo. E non è detto che sia un male. L’edicola di nuovo al centro del sistema dell’informazione scritta: ecco secondo me la vera sfida che ci aspetta.



Vittorio Feltri
Direttore Il Giornale

Sono amareggiato e stupito. I giornali perdono copie (tranne il mio, e mi auguro non sia un fenomeno transitorio) perché - si dice - parecchia gente preferisce navigare in Internet, senza rendersi conto che è una discarica in cui raramente, tra i rifiuti, si trova una perla. Personalmente non metto mano nell’immondizia web perché non uso, non so usare, il computer. A parte ciò, sono convinto che prima o poi il piacere di sfogliare un quotidiano, dove le notizie sono scelte, organizzate e gerarchizzate, avrà di nuovo il sopravvento. O forse mi illudo. In ogni caso, finché gli uomini andranno in toilette, vivrà la speranza ci vadano con il giornale e non col portatile.
Oggi il quotidiano deve superare l’abitudine di riportare le notizie del giorno prima, già masticate e rimasticate dalle tivù, dalla radio e da Internet. È obbligato, per reggere la concorrenza, a fornire servizi esclusivi, commenti e interpretazioni originali. Il mondo è cambiato, dobbiamo cambiare anche noi giornalisti, abbandonando pigrizie maturate in anni e anni di routine e rinunciando agli schemi del passato, molto comodi ma ora inadeguati.
Penso che l’edicola sia il luogo più opportuno per vendere i giornali. Nel nostro settore le liberalizzazioni non hanno prodotto un aumento dei lettori; anzi, l’esperienza insegna che sono state dannose. Secondo me i distributori non devono distribuire e basta. Devono farlo tenendo conto delle potenzialità delle edicole e valutandone le esigenze in collaborazione con l’edicolante. A sua volta l’editore deve tenere rapporti stretti con i distributori che, se lavorano bene, sono le antenne del mercato. Infine, le rivendite dei giornali hanno la necessità di ingrandire i chioschi e renderli accessibili ai clienti in modo che questi possano vedere esposti i prodotti ed esserne attratti. Sarebbe giusto che alle edicole fossero inoltre concesse altre licenze commerciali per trattare generi compatibili con quelli cartacei (profumi, cancelleria, giocattoli, tabacchi, eccetera) allo scopo di garantire ai gestori un giro d’affari più importante rispetto al presente.



Gianni Riotta
Direttore Il Sole 24 Ore

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È possibile una democrazia senza giornali quotidiani? No. Sono immaginabili, in Italia, giornali quotidiani senza edicole? Credo di no. Scompariranno i giornali e le edicole? Direi spero di no perché spes ultima Dea, la speranza è l’ultima dea. Ma devo dire che sperare non mi basta più. Troppi colleghi e troppi amici, davanti alla tumultuosa trasformazione in corso nel mercato dell’informazione, mi ricordano certi aristocratici del Titanic, che urtando l’iceberg della realtà, indossano la marsina di gala, accendono il miglior sigaro Avana e attendono la fine impeccabili.
Non io.
Occorre innovare, e rapidamente, salvando la tradizione migliore e innestandola nel futuro. Un’edicola moderna oggi offre non solo prodotti, ma un diverso rapporto con la clientela, consigliando, indirizzando, indicando all’apprendista di Internet la dispensa utile, al genitore confuso il giornalino adatto ai più piccoli, al cinefilo distratto il dvd più sofisticato.
Non v’è dubbio che il futuro risieda in un innesto tra i new media e gli old media, dove l’informazione in tempo reale si intrecci con analisi garantite da fonti serie e responsabili. Non è la moltiplicazione dei luoghi in cui si può avere accesso a una copia di giornale il problema di fondo. L’edicola resterà quel che è da oltre un secolo, il crocevia dove tutta intera l’informazione passa, dove una voce conosciuta ti ricorda la dispensa dimenticata, l’inserto è sempre incluso al giornale e l’iniziativa speciale del Sole, indispensabile al professionista, messa in evidenza. Dobbiamo vivere nel presente con serenità, scommettere con fiducia nel futuro ma non smarrire i risultati ottenuti nel passato. Il nostro compito oggi è salvare l’informazione, sistema nervoso di un paese democratico. E tutte le componenti del processo informativo, giornali, edicole, lettori, vanno condotte per mano nel mondo nuovo: la posta in gioco non è solo il nostro lavoro, è un prezioso bene per tutta la comunità e ci aspettiamo dunque che dal Parlamento – che la Costituzione delega a garantire nei fatti il libero dibattito – vengano norme utili e tempestive.
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