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L'ALLUVIONE DI NATALE IN TOSCANA
Gli stabilimenti del distributore locale Martini Dumas sono stati pesantemente danneggiati dalla fuoriuscita di fiumi nel pisano. Distribuzione d’emergenza per una decina di giorni e disservizi superati nel corso delle successive settimane.

Il maltempo in Toscana, con lo straripamento del fiume Serchio e del lago di Massaciuccoli, ha creato parecchi danni alle zone del lucchese e pisano. Tra i molti gravi problemi creati agli abitanti ci sono stati anche quelli all’agenzia Martini Dumas che ha sede a Migliarino Pisano, in piena zona alluvionata. L’allagamento dello stabilimento del distributore toscano (nelle foto) ha avuto ripercussioni anche sulle 800 edicole servite, dislocate su un territorio molto vasto (Martini copre, infatti, le tre province di Pistoia, Pisa e Lucca) anche se rimaste per la maggior parte, fuori dall’invasione di acqua e fango.
Rivendite che prima hanno lavorato parzialmente in situazione d’emergenza e, solo dopo alcune settimane, hanno ripreso a essere servite della totalità dei prodotti editoriali abitualmente distribuiti.

I fatti
Il maltempo ha iniziato a colpire la Toscana il 21 dicembre con copiose nevicate, anche in pianura, che hanno portato a un abbassamento repentino della temperatura. In sole 48 ore poi, uno sbalzo termico quantificato dalla Regione in addirittura 25 gradi, ha portato a fortissime precipitazioni. Lo scioglimento della neve siè sommato alle piogge che, nella media registrata dai pluviometri toscani, in quattro giorni ha raggiunto i 400 millimetri per metro quadrato. In Lucchesia, tale livello si è registrato quasi in un solo giorno. Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre si è arrivati al massimo dell’allerta e all’alba la piena sembrava passata, ma la rottura degli argini nella piana Versilia-Massacciuccoli, non solo del Serchio, ma anche dell’Ombrone Pistoiese e di altri corsi d’acqua limitrofi ha provocato danni pesantissimi.

Il racconto di Martini Dumas
Due i capannoni della Martini Dumas di Migliarino Pisano che sono stati colpiti pesantemente dall’alluvione.“Un impianto di circa 5mila metri in cui sono comprese tutte le lavorazioni della distribuzione in uscita, oltre agli uffici, e un altro di 2mila metri nel quale ci si occupa delle rese con il magazzino degli invenduti” racconta il titolare Massimo Martini. L’amaro racconto di quei giorni parte dai primi soccorsi dopo l’allagamento delle strutture.“Il 26 dicembre siamo rientrati negli uffici con i vigili del fuoco per cercare di recuperare quello che era possibile, in particolare i dati del lavoro negli uffici, per poi reinstallarli e utilizzarli per riprendere la nostra attività – ricorda Massimo Martini – A questo punto abbiamo dirottato tutta l’attività a Massa Carrara presso la Distribuzioni Apuane, società di cui siamo soci, e fino al 10 gennaio la distribuzione di quotidiani e periodici, per quanto ci è stato possibile, è avvenuta da lì. Nel frattempo, con ruspe e una ventina di spalatori abbiamo iniziato a togliere il fango che aveva sommerso praticamente tutto e abbiamo ricompattato gli impianti: solamente il 40% era però utilizzabile.
Un altro problema era legato alla mancanza di corrente elettrica e, per questo, abbiamo acquistato subito un gruppo elettrogeno per ritornare a mettere in funzione quanto possibile. Il 15 gennaio– continua il titolare della Martini Dumas – la situazione ha iniziato a normalizzarsi e, successivamente, anche le linee telefoniche sono state riattivate per darci modo di comunicare con gli edicolanti. Fino a quel momento, infatti, eravamo totalmente isolati”.
In questa drammatica situazione, era inevitabile che si creassero dei disservizi. “Nei dieci giorni di lavoro, trasferito a Massa Carrara, abbiamo cercato di fare ‘l’impossibile’ per le nostre edicole utilizzando un centinaio di bancali messi a nostra disposizione per poter continuare a distribuire – spiega Massimo Martini – Con i rappresentanti sindacali dei rivenditori abbiamo, poi, avuto una riunione per fare il punto della situazione: come noi, che abbiamo avuto un elevato danno economico che stiamo ancora quantificando, anche gli edicolanti ne hanno risentito e capisco i loro problemi. Per questo ci siamo resi disponibili a ritirare le rese oltre i 15 giorni, con un ulteriore richiamo appena sono state riutilizzabili le strutture alluvionate. E capisco anche le lamentele per le comunicazioni difficili in quei giorni, ma di fronte a eventi imprevedibili per noi è stato difficilissimo far fronte a quest’emergenza: nell’interesse comune siamo ripartiti prima possibile cercando di limitare i danni per tutti”.

Il pensiero dello SNAG
“In quest’inizio 2010 abbiamo monitorato la situazione della categoria, da Forte dei Marmi fino alla provincia di Pistoia, comprese le località montane della Garfagnana e del Pistoiese che, in questo periodo, avevano anche una stagione turistica fondamentale per il loro lavoro– spiega Andrea Innocenti, vicepresidente nazionale dello SNAG – Da una prima situazione di blocco quasi totale si è passati, con le settimane successive, a rifornimenti parziali con base a Massa Carrara e, dal 17 gennaio, le cose sono andate recuperando la normalità. Il nostro giudizio è che, sicuramente,è stato fatto il possibile per garantire, comunque, un servizio alla categoria. In queste situazioni si pagano, però, le politiche editoriali di accorpare le distribuzioni.
Una volta, con agenzie a Pisa, Lucca e Pistoia, solamente la zona colpita direttamente dall’alluvione sarebbe rimasta bloccata. E, invece di 800 edicole, quelle che avrebbero subito un tale disagio sarebbero state soltanto 200. Inoltre, con le strutture collegate, anche queste avrebbero potuto meglio sopportare l’emergenza. Invece, con la politica dei grandi editori volta alla riduzione dei costi, cosa che in pratica non si realizza, in casi di emergenza si va incontro a disservizi e a problemi come quelli verificatisi, a fine anno, in questa parte della Toscana”.

Enrico Venni

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