A
cura di
Carlo Leopardo |
Alla ricerca
della nostra DIGNITÀ
Le lettere che seguono
mettono in evidenza alcuni
dei problemi che
hanno sempre travagliato
la rete di vendita: orari
di apertura, prodotto fornito in modo
non ottimale alle singole rivendite, politiche
di abbonamenti a prezzi insignificanti.
Tali problematiche, ultimamente, a
causa della crisi generalizzata che ha
colpito anche il nostro paese si sono
fatte sentire in modo pesante dai giornalai
che, a causa della continua diminuzione
della redditività dei propri
punti di vendita, non riescono più a far
fronte alle normali scadenze.
Dal mese di agosto dello scorso anno,
molte strutture sindacali locali hanno
messo in atto azioni di rivendicazione
sindacale nei confronti di distributori
locali e/o editori, queste strutture sono
state appoggiate nelle loro iniziative
dallo SNAG Nazionale, di questo abbiamo
dato notizia negli scorsi numeri
di Azienda Edicola, così come abbiamo
pubblicato delle locandine da esporre
in edicola per evidenziare, alla clientela,
che i problemi di forniture inadeguate
non dipendono dalla nostra volontà.È evidente che dove si sono abbandonati
l’individualismo e le gelosie, dove
il dialogo tra colleghi ha favorito quella
coscienza associativa necessaria a
far emergere le difficoltà, molti problemi
sono stati portati a soluzione.
Come vedete lo SNAG, in questi anni,
ha sempre supportato le istanze dei
giornalai, ma occorre sottolineare che
se i diretti interessati non hanno il coraggio
di denunciare (all’Organo di
Conciliazione e Garanzia) un fatto o
un problema (non è sufficiente solo segnalarlo
e in molti casi in forma anonima)
che contravviene alle regole del
settore, o che calpesta i suoi diritti, poco
potrà essere fatto.
Le risposte che qui do, alle vostre lettere,
sono nel rispetto dei modelli negoziali
attualmente in vigore, e cioè ottemperano
le regole enunciate dall’Accordo
Nazionale sulla vendita di giornali
quotidiani e periodici, regole che
dovrebbero essere rispettate da tutti i
componenti la filiera editoriale che
hanno aderito all’Accordo; purtroppo
troppe volte, in questi ultimi anni
però, molti editori, distributori nazionali
e distributori locali hanno eluso,
se non calpestato le normative dettate
dall’Accordo Nazionale, questo in particolar
modo per quanto riguarda forniture
in termini di testate e di quantitativi
di prodotti che di editoriale non
hanno praticamente nulla.
Troppe volte la Federazione Italiana
Editori Giornali si è dimostrata sfuggente,
se non latente nella ricerca di soluzioni
a problemi che il nostro sindacato
ha sollevato quasi quotidianamente.
La componente editoriale nulla ha fatto
per cercare di modernizzare e tutelare
quello che è il patrimonio di ogni
produttore: la sua rete di vendita; anzi,
invece di incrementare e favorire in
ogni modo la frequenza in edicola dei
potenziali clienti, ha perseguito la politica
del “bottegaio” (sinonimo spregiativo
di commerciante) per un realizzo immediato,
proponendo abbonamenti a
prezzi tali che li ha allontanati dai nostri
(e loro) punti di vendita. Spero soltanto
che tutti i colleghi abbiano messo
in atto le procedure più idonee a far sì che, almeno, non siano loro stessi a
veicolare proposte abbinate o allegate
a pubblicazioni che vanno contro il loro
interesse.
Si sono, così, creati i presupposti per
una crisi di settore che è sotto gli occhi
di tutti con caduta verticale oltre che
delle vendite, anche dei ricavi pubblicitari;
invece di fare ammenda e cercare
di correggere gli errori fatti, gli editori
si piangono addosso chiedendo,
vergognosamente, sgravi fiscali e contributi
a vario titolo dallo Stato.
A fronte di inadempienze continue da
parte di componenti del settore editoriale,è necessario attuare una serie di
iniziative a tutela della propria attività e della redditività dei nostri punti vendita
come per esempio: lo spostamento
del pagamento degli estratti conto da
settimanale a quindicinale, l’autodeterminazione
degli orari del punto vendita,
la resa immediata delle pubblicazioni
non conformi ai requisiti contrattuali
e normativi, la restituzione congiuntamente
al quotidiano di riferimento
degli allegati che cambiano il
prezzo durante la permanenza in edicola,
la non effettuazione dell’attività di compiegamento, l’autodeterminazione
del piano di vendita così come la
restituzione di quei prodotti stickerati
o bollinati dagli editori.
Stickers e bollini, infatti, alterano o modificano
la natura stessa del prodotto.
Che un bollino applicato su una rivista
abbia la facoltà di rendere un prodotto
regolare non è previsto da nessun accordo tra le parti, né dalla Legge.
Ne consegue che in assenza di regole
se la componente editoriale si ritiene
libera di “appiccicare”, il rivenditore
ha il diritto di respingere.
Queste iniziative sono state supportate
e fatte proprie da tutte le sigle sindacali
nella riunione degli organismi direttivi
nazionali avvenuta nel mese di dicembre
a Roma.
Unità, coraggio, intraprendenza, reattività saranno le caratteristiche che tutti
noi dovremo utilizzare, per proiettarci
in un futuro ormai prossimo, nel quale
dovremo essere attori responsabili di
una nostra crescita, alla ricerca di una
dignità e di una redditività del nostro
lavoro che ora sono venuti a mancare.
Risposte
alle vostre domande
Informazioni
su un trasferimento
Sono un edicolante alle prime armi e la
vostra rivista mi è molto utile.
Vorrei avere qualche informazione riguardante
un ipotetico trasferimento
di licenza, in Torino, dal centro alla periferia.
Grazie.
G.S. - Torino
A quanto mi è dato sapere, la città di Torinoè divisa, per quanto riguarda il piano
di localizzazione delle edicole, in settori
commerciali; per ognuno di questi settoriè indicato il numero ottimale di rivendite ed è possibile, nell’ambito dei parametri indicati
nel piano, il trasferimento da un settore
a un altro se questo non risulta già saturo.
Le consiglio, però, per avere maggiori
delucidazioni di rivolgersi allo SNAG Provinciale
di Torino (Tel. 011.4344622) dove
potrà trovare supporto e risposte esaustive
al suo quesito.
Un consiglio
per fare le ferie
Ho un negozio di tabacchi-edicola in
una piccola frazione di 500 abitanti nei
pressi di una località turistica. La principale
attività è quella riguardante i tabacchi.
Non ho mai potuto fare un
giorno di ferie e, l’unico periodo da
prendere in considerazione sarebbe
quello invernale, ma non trovo nessuno
che mi sostituisca nella vendita dei
giornali. Come fare per ottenere qualche
giorno di riposo? Un consiglio,
grazie.
M. P. - Oristano
1. Per quanto riguarda le attività promiscue
gli orari di riposo e ferie seguono
quelli dell’attività preminente, per cui se
nel suo caso – come sembra da quanto ci
dice – l’attività preminente è quella di rivendita
di tabacchi, non ha alcun problema
nell’effettuare i riposi che questa attività le
consente.
2. Qualora, invece, l’attività di rivendita
di giornali dovesse essere preminente, deve
agire nell’ambito delle regole contenute
nell’Accordo Nazionale sulla vendita di
giornali quotidiani e periodici (art. 4– omissis – non è consentita la chiusura nelle
località in cui vi sia un solo rivenditore, ove lo
stesso non garantisca l’effettuazione della
vendita provvisoria nelle pubblicazioni quotidiane
e periodiche a cura di altro esercizio
commerciale localizzato nelle vicinanze del
punto di vendita), tecnicamente e giuridicamente,
questa norma è di difficile attuazione,
per cui verificata, come lei dice, l’impossibilità di ottemperare a quanto sopra
indicato, può comunicare al suo distributore
locale, con congruo anticipo, che non ha
trovato alcun sostituto per la sua attività,
invitando lo stesso o i singoli editori a
provvedere direttamente all’esigenza di
vendita del suo negozio nei giorni che indicherà di chiusura.
3. In caso di malattia, infortunio, o qualsiasi
altro motivo di carattere medico per
cui debba effettuare un numero determinato di giorni di riposo, lei deve farsi rilasciare
dal suo medico di base un certificato attestante
i giorni di riposo necessari, inviandolo
poi, in copia, al suo distributore
locale perché le sospenda l’invio delle forniture
nei giorni indicati.
La tutela del riposo, della salute e della dignità umana sono sanciti dalla Costituzione
della Repubblica Italiana.
Mancano i controlli
riguardanti le aperture festive
Vi domando: come mai un’edicola del
mio paese, siamo in 4, è aperta anche il
25/12, il 26/12 e l’1 gennaio, mettendo
in difficoltà anche le altre edicole?
Perché un normale negozio per aprire
di domenica deve avere l’autorizzazione
comunale e noi edicolanti possiamo
stare sempre aperti? Anche quando ci
sono i canonici giorni di chiusura c’è sempre chi tiene aperto. Non si possono
fare controlli? I sindacati dove sono?
Grazie.
R. R. - Formigine (MO)
In generale, il ruolo centrale di coordinamento
degli orari di apertura delle attività commerciali è stato affidato ai Comuni,
con l’obiettivo di garantire ai
cittadini/utenti la massima “fruizione” dei
servizi pubblici e privati.
I Comuni, di concerto con le organizzazioni
di categoria, individuano i giorni ed
eventualmente le zone del territorio comunale
nei quali gli esercenti possono derogare
all’obbligo delle chiusure domenicali
e festive. Normalmente questi giorni
comprendono almeno le domeniche del mese
di dicembre, più altre otto domeniche
durante l’anno; per quanto riguarda le
città definite d’arte, e/o turistiche dalla regione,
e per alcuni esercizi specializzati, vi è la possibilità facoltativa di aprire tutte
le domeniche e le festività.
Gli orari di apertura e i periodi di riposo
delle rivendite di giornali, invece, non sono
soggetti ad alcuna legge dello Stato italiano,
ma devono rispondere alle direttive dell’Accordo
Nazionale sulla vendita di giornali
quotidiani e periodici che prescrive che
la rete di vendita debba garantire la messa
in vendita delle pubblicazioni tutti i giorni
tranne: 1 Gennaio, lunedì di Pasqua, 16
agosto, 25 e 26 dicembre e rende possibili i riposi facoltativi domenicali con cadenza
quattordicinale, con l’assicurazione che su
ogni piazza sia garantito almeno il 50 %
delle aperture.
Come vede, si tende a liberalizzare al massimo
gli orari, con facoltà di apertura per quanto riguarda le normali attività commerciali, ma con facoltà di chiusura per le rivendite di giornali.
Per quanto riguarda lo stakanovismo del
suo collega che tiene aperto anche a Natale
e Capodanno (presumo tenga aperto anche
tutte le altre domeniche dell’anno) ciò gliè consentito in quanto, come ho sopra evidenziato, le chiusure sono facoltative. Per conto mio è solo un modo di calpestare
la propria dignità personale, non dedicando
al riposo e alla famiglia nemmeno le due
festività più importanti del nostro calendario
e un modo ipocrita di rapportarsi con i
propri colleghi.
Come vede, nulla centrano i Sindacati e
nulla di quanto lei ha evidenziato è fuori
dalle regole; può piacere o non piacere, ma
la facoltatività di una azione è una delle
massime espressioni del liberismo, dove il
singolo individuo risponde a se stesso delle
azioni (in questo caso le aperture) fatte nell’ambito
delle norme in vigore.
Come limitare l’invio
di pubblicazioni
Nella mia edicola-cartoleria la percentuale
di invenduto è notevole. Come
posso fare per non ricevere un numero
esagerato di pubblicazioni settimanali?
Pago settimanalmente con addebito in
banca, posso dividere il pagamento su
2 banche?
E. T. - Acqualagna (PU)
Il distributore locale deve assicurare la miglior
diffusione dei prodotti, anche attraverso
autonomi interventi, durante il periodo
di vendita del prodotto stesso, in modo
da massimizzare le vendite e contenere
il numero delle copie invendute e ottimizzare i punti vendita esauriti, coerentemente
con le indicazioni editoriali di commercializzazione,
tenuto anche conto dei dati
storici e statistici del singolo punto
vendita (art 10 – Accordo nazionale - attività di distribuzione locale – punto 1). In poche
parole, vuol dire che il distributore locale
deve fornire il punto di vendita secondo le
possibilità di assorbimento del prodotto
editoriale statisticamente dimostrate, per
cui, se le forniture non sono adeguate, ritengo
legittima la resa di quelle pubblicazioni
che vengono considerate in esubero.
In quanto alle modalità di pagamento,
l’Accordo Nazionale dice: “art 14 - Il prodotto
– omissis - deve essere pagato con le
modalità ed entro i termini pattuiti tra il soggetto
che effettua l’attività di distribuzione locale
e la rivendita – omissis”. A mio modesto
parere quindi, la gestione contabile attraverso
banche diverse (come lei chiede) è un
problema personale che deve riguardare solo
la sua persona.
Poco rispetto
per l’edicolante
Sono titolare di un’edicola-cartoleria
da 4 anni. Volevo cortesemente sapere
dal sindacato se può o se sta già facendo
qualcosa non solo sugli abbonamenti
ridicoli proposti al cliente, ma
anche sulla mitica scritta “vuoi ricevere
il tutto comodamente a casa tua?”.
Cioè: lascia perdere l’edicolante che si
accontenti di vendere solo la prima
uscita. Ma si può andare avanti così? A
fare i fessi per gli editori? Cordiali saluti.
S. M. - Rivignano (UD)
Gli abbonamenti, più o meno con gli stessi
sistemi operativi esistono in tutto il mondo.
Certo, negli ultimi tempi gli editori stanno
esagerando con le proposte e con gli sconti
e, tante volte, fanno in modo che sia la
stessa rete di vendita a veicolare queste
proposte, inserendole all’interno delle testate
periodiche. Sta, dunque, ai singoli rivenditori
tutelare la redditività del proprio
punto vendita mettendo in atto tutte quelle
azioni che, in qualche modo, concorrenzialmente,
possano rendere innocue le offerte
editoriali.
Il nostro Sindacato è molto attento al fenomeno
dei sistemi di abbonamento, e sta valutando
attentamente la situazione in atto,
ma le ricordo che l’autorità garante della
concorrenza non interverrà mai su una
problematica che sia a vantaggio del consumatore
finale.
Può intervenire in caso di pubblicità ingannevole,
e questo è stato fatto ultimamente
nei confronti di un importante editore
al quale è stata comminata una multa
di cinquantamila euro per aver diffuso,
nelle campagne abbonamento per alcune
riviste, degli sconti superiori a quelli realmente calcolati sul prezzo di copertina,
inducendo così i consumatori nella falsa
convinzione di risparmiare rispetto al costo
pagato in edicola.
Se un’edicola cessa
di vendere giornali cosa
succede della sua licenza?
Sono un edicolante di un paese di
3.000 abitanti. Da oltre un anno, l’altra
edicola (eravamo solo in due) avendo
avuto dei disguidi con la distribuzione,
non vende più nessun tipo di giornali.
La sua licenza può quindi essere
contestata? Dopo quanto tempo il Comune
la può ritirare? Oppure la licenza
dei giornali resterà sempre anche
non vendendo i giornali? Fatemi sapere,
grazie.
P. S. - Gaggi (ME)
Un’autorizzazione commerciale può essere
sospesa per un determinato periodo (generalmente
1 anno) ma recandosi presso l’ufficio
commercio del suo comune può avere
maggiori delucidazioni; generalmente se,
senza validi e documentati motivi, la chiusura
perdura l’autorizzazione viene ritirata.
Tutto ciò resta valido fino a quando il
governo non avrà legiferato in merito all’attuazione
della direttiva 2006/123/CE
del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo
ai servizi nel mercato interno.
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CHE CI SCRIVONO
Tutte le lettere che ci inviate, sia per
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