| |
Tedeschi... über Alles!
Non c’è niente da fare, in Germania i lettori non si fidano
dei giornali che vengono regalati.
Funzionano soltanto i fogli di inserzioni pubblicitarie.
Così lo racconta Roberto Giardina,
corrispondente da Berlino,
su Italia Oggi del 30 gennaio scorso.
Ovunque in Europa vi offrono un giornale gratuito, alle fermate
del bus, nelle stazioni del metro, al ristorante. Ovunque, tranne
in Germania. Globalmente, tutti i giornali gratuiti raggiungono
ormai ogni giorno 41 milioni di copie distribuite. In Germania
neanche una. Perché? I tedeschi, si sa, sono capaci di tutto.
Hanno forse una legge che impedisce di regalare un quotidiano?
Per la verità, ci hanno tentato, ma la storia è un’altra.
La casa editrice Shibsted nel 1999 tentò di invadere la Germania con il foglio 20
Minuten partendo da Colonia, ma è stata bloccata, come dire, sulla battigia. Lo
sbarco è fallito per la reazione della Springer e dell’editore DuMont che misero
subito sul mercato loro quotidiani gratuiti. Si temette un bagno di sangue ma lo
scontro finì con una rapida patta: la Shibsted nel 2001 si ritirò da Colonia con gravi
perdite, e la Springer e la DuMont chiusero i loro quotidiani gratuiti.
Non fidandosi della tregua, gli editori tedeschi cercarono di far vietare per legge
nuovi tentativi, con il pretesto della concorrenza sleale. Ma nel 2003, la corte
federale sancì che i giornali gratuiti erano leciti, anche in nome della libertà di stampa. Contro la sentenza, si chiese un
parere della corte costituzionale che, nel 2007, confermò la sentenza.
Nel 2008, la svedese Metro, presente in 23 paesi con una settantina di testate, aveva annunciato l’intenzione di riprovarci.
E da Colonia a Berlino si sparse il panico.
“Non si tratta di chiedersi se i giornali gratuiti compariranno anche da noi, ma quando”, commentò la Bdzv, il BundesvebandDeutscher Zeitungsverleger, la federazione degli editori di quotidiani. “Il nostro mercato è così attraente, da attirare investitori
dall’estero”.
E DuMont e la Springer si prepararono a un nuovo attacco. Ma nulla è avvenuto.
Quali i motivi? Certamente, sul mercato esiste già una Bild (4,5 milioni di copie, 13 milioni di lettori) che costa appena 60
centesimi, si trova ovunque, dal benzinaio o dal fruttivendolo, oppure nei distributori automatici (che di rado vengono
scassinati).
Gli altri quotidiani hanno prezzi diversi, a seconda dei giorni, e la Süddeutsche Zeitung di Monaco, per esempio, arriva a
costare 2,10 euro. Ma al weekend, a volte, per questo prezzo vi portate a casa mezzo chilo di carta (non solo quantità, anche
la qualità è ottima).
La ragione è un’altra: semplicemente i lettori non vogliono i giornali gratuiti. O, meglio, magari li accettano ma non ci
credono. Non si fidano di qualcosa che viene regalato, non importa da chi.
All’inizio dell’anno, per esempio, secondo un sondaggio di opinione, la maggioranza (il 63%) si è dichiarata contraria alla
riduzione delle tasse, promessa prima delle elezioni, e che ora il governo vorrebbe attuare. Le casse sono vuote, si dicono, se
calano le imposte dove vanno a prendere gli euro? O taglieranno i servizi? E così per i giornali. Sanno che farli costa, e
dunque se te lo danno per niente avranno qualche altro vantaggio. E i tedeschi non si fidano.
Per la verità pubblicazioni gratuite esistono da sempre in Germania. Io, ogni settimana, trovo nella mia cassetta della posta
la Berliner Wochenblatt, il giornale di quartiere, ma la mia Charlottenburg sfiora i 120mila abitanti. Ogni quartiere berlinese
ha la sua edizione, e si arriva a un totale di un milione e 456mila copie distribuite. E, penso, almeno sfogliate.
Perché il Berliner sì e Metro no? Perché il mio foglio gratuito non ha nemmeno una notizia, non parla di politica, né di tasse o
investimenti, e neppure di gossip. Le notizie sono le inserzioni pubblicitarie, a parte qualche articolo di informazione |