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Gratuito o a pagamento?
L’editoria online è al bivio: far pagare le notizie o continuare con l’informazione libera? È questo un problema che assilla anche i grandi editori stranieri. Se il pagamento delle news, deciso dal New York Times, sembrava avere aperto una strada ben percorribile è arrivata la doccia fredda, aperta dal responsabile editoriale del The Guardian, importante quotidiano londinese, che ha ribadito la propria fede nell’informazione libera sul web, dichiarando che introdurre delle sezioni a pagamento online sarebbe un fallimento. Perché?Perché, il dover pagare per leggere, ridurrebbe le “visite” e il minor traffico causerebbe una diminuzione della pubblicità precludendo la “potenziale crescita dell’editoria digitale”.
A dar ragione alle considerazioni del direttore del Guardian sembrano arrivare i risultati degli abbonamenti del sito web del Newsday, popolare tabloid statunitense, il cui editore ha rivelato che solo 35 persone si sono abbonate all’edizione online da quando i contenuti sono diventati a pagamento! Fra pagare tutto e pagare nulla, il Financial Times avrebbe intenzione di introdurre un abbonamento giornaliero per la lettura degli articoli del suo sito Intenet.
La testata finanziaria anglosassone, in relazione a questa formula, sta studiando un metodo di micro-pagamenti che dovrebbe agevolare l’utenza nell’utilizzo dei contenuti non-free.“Perché” ha precisato il direttore generale di Ft.com (sito on line del quotidiano)“è facile ipotizzare che ci siano molte persone disponibili a pagare per un singolo giorno, ma che non lo sono se devono sottoscrivere un abbonamento a un anno intero”. Il problema delle “news online a pagamento” è in continua evoluzione. E se all’estero le più importanti testate approfondiscono tutte le possibili soluzioni, in Italia, non si è da meno. L’ultimo a intervenire in materia è stato Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo L’Espresso, che al Sole 24 Ore ha detto “la Rete non può restare un Far West senza regole dove tuttoè gratis e la pirateria non è un reato”. Ma se gli utenti si sono “abituati a beneficiare di ogni contenuto informativo a titolo gratuito sarà bene che, in futuro, davanti a un buon prodotto capiscano cheè ragionevole pagarlo, sia che se ne fruisca sul cellulare, sia online”.

 
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