Affamare gli affamati non porterà ricchezza né stabilità.

23 dicembre 2011

Egregio Signor Mario Monti,
Sono un edicolante, un componente di quella categoria che il Governo definisce “casta” e che secondo la sua finanziaria vedrà liberalizzata la propria licenza per un motivo che definire oscuro è un eufemismo. Ma partiamo dalla definizione di “casta”:

Casta [cà-sta], sost. femm.: Gruppo sociale chiuso caratterizzato da specifiche norme di comportamento e dal ruolo predeterminato. Es: La casta dei sacerdoti dell'antico Egitto.

Che mi risulti, non è vietato a nessuno diventare edicolante e non servono particolari abilità o qualifiche. Il comportamento è quello di qualsiasi commerciante nei confronti dei clienti, mentre nei confronti di distributori ed Editori, il nostro compito è quello di finanziatori a tasso zero. Il ruolo è quello di garantire la pluralità d'informazione, visto che per Contratto Nazionale siamo obbligati a garantire pari visibilità a qualsiasi testata senza possibilità di scelta. Certo, le licenze sono in rapporto alla densità d'abitazione per chilometro quadrato, ma c'è un motivo: dovendo – appunto – garantire la pluralità d'informazione, bisogna che qualcuno si incarichi di mettere il proprio spazio a disposizione di qualunque foglio venga pubblicato, anche di ciò che non ha alcuno scopo informativo.
La licenza ha già il costo commerciale della sola marca da bollo, poiché vendere una licenza è illegale da anni. Quello che dà valore al nostro lavoro è l'avviamento di un punto vendita di una categoria merceologica del tutto anomala. Perché è questo il punto: la categoria merceologica. Non ho una laurea in Economia, mi accontento di un diploma di Liceo Scientifico e una laurea in Lettere e Filosofia, ma lei sarà così gentile da spiegarmi in che misura liberalizzare la vendita di quotidiani e periodici porterebbe un guadagno alle casse dello Stato. Mi spiegherà, soprattutto, quale sarà il vantaggio per l'utenza dato che il prezzo della merce è imposto.
In che misura un prodotto con queste caratteristiche potrebbe innescare un principio di concorrenza come ha dichiarato il signor Italo Bocchino (il quale, tra l'altro, con quello che lo paghiamo potrebbe almeno usarci la gentilezza di informarsi su questi dettagli prima di parlare)? In che misura un prodotto che è, a oggi, in larga parte finanziato dallo Stato IN FUNZIONE DELLA TIRATURA e NON DEL VENDUTO (ci sono quotidiani che hanno uno storico medio di 2 copie vendute al giorno) potrebbe portare un introito alle casse dello Stato? Mi perdoni se faccio un'ipotesi: al momento i finanziamenti statali sono basati sulla tiratura (e quest'ultima influisce in maniera determinante anche sui costi della pubblicità, lo sapeva?) e con l'espansione dei possibili punti vendita aumenterà chiaramente anche la tiratura nella stessa misura, ma non il venduto, perché le edicole sono già sufficienti, anzi troppe sulla superficie del suolo italiano.
Chieda a Venezia Centro Storico in quanti sono e in quanti riescono a vivere con quotidiani e periodici. Questo a cosa porta? A un aumento esponenziale delle sovvenzioni statali e quindi lo Stato con una mano prenderà i soldi delle marche da bollo da 14,62 € di chi avvierà una licenza, mentre con l'altra tirerà fuori centinaia di milioni di euro per sovvenzionare ulteriormente un mercato che è già in calo. Mi perdoni, ma se io avessi fatto i conti in questo modo sarei fallito la settimana successiva all'apertura. Con il nuovo D.L. 201/2011, le sovvenzioni diverranno fondi elargiti a piene mani per un aumento dell'informatizzazione distributiva a monte, e forse non sa che verranno dati anche a giornali di taglio e cucito, caccia e pesca e altre testate che con l'informazione primaria non hanno nulla a che vedere. A quel punto, in occasione di un aumento dei punti vendita, qualche nuova testata fiorirà.
Sarebbe disposto lei a sovvenzionare a fondo perduto le strutture per i nuovi imprenditori che si metteranno sul mercato per un anno, forse meno, con riviste destinate all'invenduto? I macchinari costano e sono vendibili. Sempre ammesso che il Decreto divenga Legge effettiva entro Febbraio. La filiera, per avere un qualsiasi giornale in mano, è:

◆ EDITORE
◆ DISTRIBUTORE NAZIONALE (erano 12 sono rimasti in 5: chiaro sintomo di un mercato più che florido, no?)
◆ DISTRIBUTORE LOCALE (erano 215 sono rimasti in 110)
◆ EDICOLA (molti nell'ultimo anno hanno cercato di vendere. Altri semplicemente chiudono).

I distributori Nazionali e Locali lavorano in regime di monopolio nelle varie zone di appartenenza. Perché? Dunque, ricapitolando: Editore: sovvenzionato dallo Stato Distributore Nazionale: 3 monopolisti puri, 2 monopolisti e al contempo SOCIETÀ PARTECIA PATE DI EDITORI, che quindi beneficiano delle sovvenzioni. Distributore Locale: monopolista Edicolante: al momento proprietario di licenza, a breve puro finanziatore a tasso zero delle suddette aziende.

Lei sa quanto si guadagna su un quotidiano che costa 1 Euro? 18 centesimi lordi. Tolte tasse, INPS, bollette e affitto cosa rimane? Meno della metà. Con quella metà noi dovremmo vivere.

Lei sa che il Contratto Nazionale prevede 12 ore di apertura al giorno per sei giorni la settimana più la turnazione delle domeniche mattina (circa 7 ore), il che ci porta a lavorare 333 giorni l'anno facendo una media di 75 ore la settimana?

Lei sa che per chiudere per ferie dobbiamo chiedere a una commissione con mesi d'anticipo in maniera da consentire la turnazione delle ferie e, al contempo, garantire il diritto d'informazione sul suolo nazionale in quanto parificato al servizio pubblico?

Lei sa che non esiste il principio di scelta merceologica nel nostro Contratto Nazionale? Questo significa che noi siamo costretti ad accettare e pagare qualunque cosa l'editore abbia intenzione di mettere in commercio, siano ristampe di riviste desuete, film in dvd (tenendo conto che i negozi di videonoleggio hanno perso mediamente il 60% dei loro clienti, riesce a immaginarsi che mercato possano avere i film in un'edicola?), padelle, penne, braccialetti, cd musicali, magliette, smalti, contenitori plastici, libri anche razzisti, calendari qualitativamente scadenti, ridistribuzioni di materiale invenduto da anni? Noi tutta questa merce la paghiamo (a meno che questa non superi il mese di esposizione, fatto piuttosto raro) al Distributore Locale, che a sua volta la paga al Distributore Nazionale, che a sua volta la paga all'Editore, il quale trattiene i soldi nelle proprie casse fino al momento della resa. A tasso zero. Non crede che prima di liberalizzare una categoria, sarebbe logicamente indispensabile liberalizzare il mercato? Io capisco che tutto questo movimento giovi decisamente alle banche, ma in che misura un “non aumento” di volume d'affari porta un giovamento alle casse dello Stato?

E, soprattutto, lo Sviluppo dov'è? Come ho spiegato, le edicole sul suolo nazionale sono già troppe e il mercato è già saturo, per cui a fronte di un aumento della tiratura non ci sarà un aumento delle vendite, dunque nemmeno del gettito fiscale. Possiamo dire che un “non aumento” del mercato è di fatto una crescita zero, quindi una stagnazione. La stagnazione, lei mi insegna, è il preambolo della recessione, termine – quest'ultimo – che definisce l'opposto dei termini crescita e sviluppo. Anche sinonimo di “decrescita” se le piace di più.
E perché, visto che si parla di liberalizzare, non mi permette di vendere tabacchi? Non ci saranno grandi aggi, ma è pur sempre un prodotto che crea dipendenza ed ha un mercato certo, perché un fumatore non può fare a meno delle sigarette. Forse perché è un monopolio dello Stato? I due sillogismi che ne escono sono abbastanza banali, ma forse servirà esplicitarli. Come direbbe Aristotele: Il tabacco crea dipendenza. Lo Stato vende tabacco. Lo stato vende prodotti che creano dipendenza. Il sostantivo che significa "prodotto o sostanza che crea dipendenza fisica e/o psicologica" è una parola ben definita e alquanto nota.
E ancora: Lo stato definisce e combatte i monopoli. Il tabacco è monopolio di Stato. Il monopolio di stato non viene combattuto. Oppure: "Lo stato definisce e combatte i monopoli. Il monopolio di Stato resta in essere. Il monopolio di Stato non è un monopolio", ma questa frase genera un nonsenso logico, un paradosso. Non vorrà dirmi che il governo agisce per paradossi? Perché non mi permette di avere un notaio Cinese, il quale costerebbe sicuramente meno di un notaio della Casta (ebbene sì, l'ho detto) dei notai italiani? Caro Signor Monti, da Dottore a Dottore, la licenza così strutturata dà il giusto valore all'avviamento ed è la nostra garanzia di TFR, la nostra pensione integrativa, il nostro compenso per aver tenuto duro e mantenuto la fede nello Stato anche in questi anni di disastro economico.
Affamare gli affamati non porterà ricchezza né stabilità.

Marco Bucciol - Favaro Veneto (VE)
m.bucciol@hotmail.it


Sovrasconti natalizi su prezzi dimezzati: bravi!

1 gennaio 2012

Spett. Condè Nast - Milano
Alla cortese attenzione del Dr. Massimo Pedrinelli

In una delle poche giornate che il nostro lavoro ci concede di riposo completo, trovo finalmente il
tempo per ringraziarvi del biglietto di auguri che avete inviato, a mezzo distributori locali, come a
me, immagino a tutti i giornalai italiani.
Oltre agli auguri, il biglietto conteneva anche i vostri complimenti per le 322mila copie del primo
numero del nuovo mensile MYSELF che RETE VENDITA EDICOLE ha venduto, e esprimete la certezza
che se continuerà così la nostra collaborazione e il vostro impegno sarà uno strepitoso 2012.
Per ora, posso solo prendere atto, con l’amaro in bocca, che il vostro impegno non mi sembra rivolto
alla rete di vendita, ma alla promozione degli abbonamenti alle vostre testate con sconti che
vanno dal 40% al 70% e con mirabolanti offerte di premi ai sottoscrittori.
Prendo anche atto, con l’amaro in bocca e nel portafoglio, che esaminando gli ultimi 12 numeri
usciti della vostra testata VANITY FAIR, che è noto ha un prezzo di € 2.00, avete effettuato un cut
price del 50% (prezzo di vendita € 1.00) sul numero 10051 edito nella settimana di Natale, che
come spero voi sappiate, è la settimana nella quale vene riconosciuto alla rete di vendita un sovrasconto del 6%, quelli meno sprovveduti di me, potrebbero pensare che ciò sia voluto, io, invece,
penso e spero sia stata una terribile dimenticanza.
Vedete, se i dati dichiarati sono veri, il vostro periodico ha una vendita media di circa 284mila copie,
ne consegue che alla rete edicole sono stati tolti più di 70mila euro (circa 136 milioni di vecchie
lire); se è stata una dimenticanza è facile per voi ovviare concedendo quanto sottratto, e, per
evitare strade diverse, sono certo che i miei colleghi pur in questo momento di crisi economica
saranno d’accordo nel devolvere tale importo a qualche ente benefico.
Se questa operazione, pur legittima, è stata voluta, non chiedeteci impegno e collaborazione, perché
non potremmo darli a chi usa la nostra rete per altri fini.
Buon anno.

Carlo Leopardo
(Vicepresidente Nazionale SNAG)



1 gennaio 2012

Spett.le Cairo Editore -Milano
Alla cortese attenzione del Dr. Urbano Cairo

Ho appreso con piacere dagli organi si stampa che il Suo gruppo editoriale ha chiuso il 2011 con un fatturato in crescita di circa il 14.5 % rispetto l’anno precedente; io e tutti i giornalai italiani siamo felici e ci sentiamo partecipi di questo risultato perché vi abbiamo contribuito con il nostro lavoro. Siamo meno felici di aver collaborato forzosamente alla crescita lasciando sul campo parte degli utili che tradizionalmente e per accordi ci vengono riconosciuti perché, vede, forse lei non lo sa, ma su tutti i settimanali editi nella settimana di Natale viene riconosciuto alla rete di vendita un sovrasconto del 6 %: ebbene, proprio in quella settimana dopo almeno 12 settimane in cui non cambiava il prezzo di copertina, normalmente fissato in 1 euro, la sua casa editrice ha provveduto a effettuare un cut price del 50 % su DIPIÙ TV (prezzo di vendita € 0.50).
Mi risulta che il suo periodico settimanale abbia una vendita media di circa 450mila copie, ciò vuol dire che alla rete di vendita sono stati tolti più di 55mila euro (circa 107 milioni di vecchie lire), se questo non era voluto è facile ovviare concedendo quanto sottratto, e, per evitare strade diverse, sono certo che i miei colleghi, pur in questo momento di crisi economica, saranno d’accordo nel devolvere tale importo a qualche ente benefico. Se, invece, questa operazione, pur legittima, è stata voluta, ha contribuito senza dubbio alla crescita del vostro fatturato ma a danno della rete di vendita e sono certo che i giornalai italiani terranno conto di ciò in futuro nel diffondere il vostro prodotto.
Buon anno.

Carlo Leopardo
(Vicepresidente Nazionale SNAG)


3 gennaio 2012

Spett.le Azienda Edicola
Perché vengono applicati gli sconti di Natale su riviste in offerta a prezzo dimezzato? (Esempio: DIPIÙ TV n.51 a € 0,50)? Mi sembra una pratica scorretta!

Claudio Viano – Buronzo (VC)


Jesi, 18 Settembre 2011

Un’ottima idea
Leggo nell’ editoriale di Azienda Edicola di Settembre/Ottobre dell’inapplicabilità della legge a tutela del Copyright per le copie di giornali e riviste vendute nei bar e locali pubblici. Nel merito volevo suggerire che qualcosa si può fare per ovviare al problema. Basterebbe dotare le Edicole di un terminale che stampa dei bollini (come le marche da bollo dei tabaccai) con indicato il nome della pubblicazione ed il numero di uscita e applicarlo sopra la rivista che andrà letta nei locali pubblici. Occorrerà regolare per legge che tutte le pubblicazioni esposte al pubblico (Bar, Hotel, Barbieri, Ambulatori Etc..) che sono correnti ( Il giornale del Giorno, Il settimanale della settimana, … ) dovranno avere applicato il bollino di sopratassa pena multe salate (tipo quelle che applica la SIAE per l’audio e video dei locali pubblici).
Il valore del bollino potrà essere valutato come maggiorazione di una, due o più volte il costo della pubblicazione, come avviene nei video destinati a noleggio. Gli introiti potranno essere destinati a tutta la catena editoriale nelle percentuali del normale regime, lasciando un piccolo margine al gestore del sistema terminali, che dovrà essere collegato opportunamente a ogni distributore o a un sistema nazionale che si fa garante di gestire il tutto. La sorveglianza della corretta esposizione dei bollini nei locali pubblici potrebbe essere demandata sempre alla SIAE che già svolge egregiamente questo compito per l’audio video.

Ciamberlini Oriano – JESI (AN)
e-mail: oriano.c@libero.it

 

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