A cura di
Domenico Moschella

IL NUOVO REDDITOMETRO
Con la circolare illustrativa dell’Agenzia delle Entrate – si tratta della C.M. n. 24/E del 31 luglio 2013 – prende sostanzialmente avvio l’operatività del cosiddetto “nuovo redditometro”, innovato dal D.L. n. 78/10 e che diventa effettiva con riferimento ai periodi d’imposta 2009 e successivi.

Considerando che la verifica dell’annualità 2008 (per la quota continua a operare il precedente strumento presuntivo) scade, in generale, alla fine del 2013, è probabile che il nuovo strumento verrà concretamente utilizzato solo dall’inizio del 2014. La circolare ricorda che l’elemento centrale è rappresentato dalle SPESE di qualunque genere sostenute dal contribuente e che sono state individuate nelle seguenti tipologie:

✦ Spese di ammontare certo: rientrano in questa categoria le spese sostenute nel periodo d’imposta direttamente dal contribuente o dai familiari fiscalmente a carico quali rate di mutuo, canoni di locazione, canoni utenze elettriche, gas, telefoniche, spese condominiali, ecc., spese queste che per presunzione relativa vengono considerate come finanziate con redditi dello stesso periodo, ferma restando la possibilità per il contribuente di provare che le spese sono state finanziate con altri mezzi, ivi compresi i redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta (es. cedole su titoli, interessi su depositi, ecc.) o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile. Dette spese sono desumibili dall’Ufficio direttamente dall’Anagrafe Tributaria.

✦ Spese di ammontare presunto: alle spese precedentemente individuate si affianca, con pari efficacia presuntiva, quella basata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva individuato tramite medie ISTAT. In altre parole, per alcune tipologie di spese di generale sostenimento (es: alimentazione, abbigliamento, calzature, ecc.), viene attribuito al contribuente un ammontare di spesa presunta calcolata su delle medie elaborate dall’ISTAT. Resta sempre la possibilità di fornire la prova contraria da parte del contribuente.

✦ Spese per investimenti: in questo raggruppamento rientrano gli investimenti patrimoniali sostenuti nell’anno d’imposta dal contribuente, come si rileva dall’Anagrafe Tributaria (es. acquisto di immobili, di auto, di titoli, ecc. Per questi investimenti non viene richiesta la fonte di reddito da cui deriva la somma spesa, ma la provvista utilizzata per l’effettuazione dell’investimento (es. vendita di un immobile, vendita di titoli in portafoglio, eredità ricevute ecc.).

Nei casi delle spese certe e di quelle presunte, il contribuente è tutelato da una «clausola di garanzia»: la determinazione sintetica è consentita solo quando lo scostamento tra il reddito complessivo determinato presuntivamente e quello dichiarato sia pari ad almeno il 20%. Per giustificare l’accertamento è sufficiente che lo scostamento si realizzi nel singolo periodo d’imposta, senza la necessità di averne due consecutivi che presentano tale scostamento (come avveniva con il vecchio redditometro).

Il contribuente è ulteriormente e significativamente garantito dall’ampia possibilità di fornire eventuali elementi di prova per giustificare lo scostamento tra il reddito dichiarato e la capacità di spesa a lui attribuita, sia prima che dopo l’avvio del procedimento di accertamento. Vi è l’obbligo, per l’Ufficio, del “contradittorio preventivo” prima di procedere con l’accertamento; l’Agenzia inviterà il contribuente, con apposito questionario, al quale il contribuente è obbligato a rispondere fornendo all’Ufficio tutti gli elementi a giustificazione del proprio operato, in particolare, dell’origine delle risorse finanziarie utilizzate per il sostenimento delle spese sostenute (e, se le informazioni fornite saranno soddisfacenti, la pratica potrà essere immediatamente archiviata).

Dal reddito complessivo determinato sinteticamente sono scomputati gli oneri deducibili e vengono fatte salve le detrazioni d’imposta spettanti (ossia gli oneri indicati originariamente in dichiarazione dal contribuente).

Al reddito determinato sinteticamente va aggiunta l’eventuale quota di spesa, sostenuta nell’anno in esame, per l’acquisto di beni e servizi durevoli (i cosiddetti incrementi patrimoniali).

Analogamente al reddito determinato sinteticamente va aggiunto l’eventuale incremento del risparmio del contribuente formatosi nell’anno oggetto di attenzione.

L’Agenzia precisa che, se il contribuente in sede di contradittorio preventivo fornisce chiarimenti esaustivi in ordine alle spese certe, agli investimenti ed alla quota di risparmio dell’anno, l’attività di controllo basata sulla ricostruzione sintetica del reddito si esaurisce nella prima fase del contraddittorio. In caso contrario saranno oggetto del contraddittorio anche le spese medie rilevate dall’ISTAT, per le quali il contribuente potrà utilizzare argomentazioni logiche a sostegno di una sua diversa rappresentazione della situazione di fatto.
Questo significa che se il contribuente presenta spese realmente sostenute in linea con il proprio reddito dichiarato, non avrà problemi di accertamento. Il ché sicuramente risulta essere un grosso vantaggio rispetto al vecchio redditometro (dove invece i coefficienti moltiplicativi, in alcuni casi anche molto rilevanti, potevano portare a ricostruzioni di redditi presunti anche molto distanti dall’effettiva realtà, peraltro difficili da controbattere).

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Le risposte alle vostre domande

DONAZIONE ATTIVITÀ
Mia moglie, che conduce da circa 20 anni, con tre ragazzi associati d’opera, un’edicola in una stazione della metropolitana milanese, vorrebbe fare un atto di donazione di questa attività. A quale spese vanno incontro donante e donatario?
L’IVA pagata sull’affitto alla Metropolitana Milanese (ATM) può essere recuperata?
Grazie.

G. M. - Milano

Il trasferimento di azienda per atto gratuito, cioè senza corrispettivo, mediante la stipula di un atto di donazione d’azienda redatto da un notaio, non costituisce realizzo di plusvalenza dell’azienda stessa. Ciò le permetterà di evitare la tassazione della plusvalenza ai sensi dell’art. 58 del Testo unico delle Imposte Dirette. Il donatario dovrà pagare le spese notarili e i diritti fissi di registrazione, importo stimabile in circa € 2.500. Se l’edicola è titolare di partita IVA e tiene il libro IVA acquisti, può recuperare quella pagata sull’affitto ATM.



COME FARE LA DICHIARAZIONE DI UN’EDICOLA
Sono una commercialista e mi trovo per la prima volta a fare la dichiarazione di un’edicola. So che ricavi vengono considerati gli aggi per cui mi verrebbe logico calcolare il 23% sull’acquisto di giornali e riviste. Il mio cliente però mi ha fatto presente che la defiscalizzazione è diversa a secondo del tipo di prodotto e dal momento che riviste e giornali con gadget sono tanti, calcolare l’aggio esatto diventa difficile.
Come mi devo comportare?
Grazie.

P. M. – Modena

La percentuale di aggio da applicare sugli acquisti risultanti dagli E/C dei distributori è pari al 23,11%. Questa percentuale corrisponde all’aggio applicato sui prodotti editoriali maggiormente distribuiti con base di defiscalizzazione pari al 98,8% (in precedenza pari al 98%), come ribadito dalla circolare del Ministero delle Finanze del 30 Dicembre 1998 n. 295/E.



DETRAZIONE DI COPIE GIÀ PAGATE, MA NON RESE
Le copie già pagate dall’edicolante che per una dimenticanza non vengono rese e pertanto dichiarate scadute dal distributore locale, possono essere considerate una perdita d’azienda e quindi portate in detrazione ai fini fiscali?
Grazie.

A.– Palermo

Il costo delle copie scadute che non sono state rese e devono essere buttate o macerate, può essere dedotto fra i costi dell’azienda diminuendo l’impol’imponibile tassabile. L’eliminazione di questa merce deve essere giustificata da una autocertificazione emessa dal titolare dell’edicola dalla quale si evidenzi la tipologia, la quantità e il relativo valore delle merci distrutte o eliminate.
Il documento va tenuto fra la documentazione contabile a riprova dell’operazione di deduzione effettuata e deve essere esibita, come tutta la documentazione contabile, su richiesta dell’Agenzia in caso di controllo o accertamento. Può trovare e stampare il modulo relativo, sul sito www.snagnazionale.it.



GESTIONE DI UN CHIOSCO
Mi hanno proposto di prendere in gestione un chiosco edicola con un aggio di circa € 30.000. Quale potrebbe essere la gestione, affitto locale più licenza? Mi hanno chiesto € 700, è una cifra equa? A me sembra alta considerando anche il costo del suolo pubblico di € 1.800 l’anno. Grazie.

M.L.M. - Cagliari

L’aggio complessivo non è elevato per consentire un’affittanza d’azienda e la richiesta di un canone pari al 28% dell’aggio annuo mi sembra non proporzionata. Infatti se da € 30.000 si detrae il canone di € 8.400 più le spese generali quantificabili in € 3.500 (compreso del suolo pubblico) rimane un reddito di circa € 18.100 dal quale va dedotto l’importo dei contributi INPS commercianti pari a circa € 3.800 oltre alle imposte sul reddito (IRPEF / IRAP) per altri € 3.850 circa, rimanendo con un utile netto di € 10.450 circa.



FATTURATO NON CONGRUO
Gestisco con mio marito un’edicola all’interno di un ospedale. Il commercialista, in occasione della dichiarazione dei redditi 2012, ha constatato che il mio fatturato è stato inferiore rispetto al 2011 di € 27.000. Quindi non risulta congruo di € 11.000. Considerando che la mia attività è per il 93% edicola e che il calo delle vendite si è effettivamente verificato ed è stato notevole, qual è il rischio se dichiaro dati non congrui?
Sono disponibile a qualsiasi verifica fiscale in quanto la mia attività è totalmente dimostrabile.
Grazie.

C.P. - Due Carrare (PD)

La congruità del fatturato va analizzata con riferimento al 7% delle vendite di altri settori. La vendita dei prodotti editoriali, rientrando fra quelle soggette ad aggio fisso, non crea problemi ai fini della difendibilità sul calo delle vendite.



AFFITTO ATTIVITÀ
Quale percorso devo intraprendere se decido di dare in affitto la mia attività a una persona anch’essa titolare di una ditta individuale? Grazie.

L.D.V. – Qualiano (NA)

Per dare in gestione la propria attività bisogna stipulare un atto notarile di “Affittanza d’azienda”, con il quale lei, in qualità di titolare dell’attività di rivendita di giornali e riviste, con regolare licenza comunale n…., dichiara di affittare la propria attività a un soggetto terzo alle condizioni indicate nell’atto.
Se l’azienda ceduta in affitto è l’unica attività da lei esercitata, dopo la stipula dell’atto avrà 30 gg. di tempo per chiudere tutte le sue posizioni sia fiscali che previdenziali. L’affitto, che incasserà, sarà dichiarato come reddito diverso nel modello unico ai fini IRPEF.



CHE TIPO DI SOCIETÀ COSTITUIRE CON L’INSERIMENTO DEI FAMILIARI
Sono in trattative per l’acquisto di un chiosco di giornali con licenza anche di cartolibreria, ricariche telefoniche, gratta e vinci, ecc. Se la trattativa andrà in porto, l’attività verrà rilevata insieme a un amico al 50%.
Vorremmo far lavorare, a turno, oltre ai sottoscritti anche le rispettive mogli e, occasionalmente, anche i rispettivi figli. Io, il mio amico e sua moglie siamo lavoratori indipendenti, mia moglie è casalinga e i figli sono entrambi studenti. È possibile tutto ciò nel rispetto delle regole e a costi non eccessivi?
Che tipo di società ci consiglia di costituire?
Ringrazio anticipatamente.

D. - Massa Marittima (GR)

Per il tipo di attività da svolgere e per contenere i costi di gestione si consiglia di costituire una società di persone e in particolare una SAS (Società Accomandita Semplice). Visto che sua moglie è l’unica a non avere alcuna attività, sarebbe opportuno inserirla nella società come socia Accomandataria (Socio Amministratore) mentre gli altri tre soci (lei e la coppia di amici) titolari di altre attività, sareste dei soci accomandanti. In questo modo può aprire la posizione previdenziale solo alla socia accomandataria e per la gestione contabile della società utilizzare la contabilità semplificata.



È OBBLIGATORIO APRIRE LA PARTITA IVA?
È vero che esiste una legge in base alla quale è stabilito che per gestire un’edicola di soli giornali a conduzione familiare è obbligatorio aprire la partita IVA nonostante le riviste siano già tassate all’origine?
Molte grazie.

F. - Ancona

Per le rivendite esclusive di giornali e riviste, essendo la cessione di prodotti editoriali fuori campo IVA ai sensi dell’art.74 c.1 lett. c del DPR 633/72, non necessita la partita IVA. La contabilizzazione dei vari documenti viene eseguita ai fini della determinazione del reddito d’esercizio tassabile ai fini IRPEF/IRAP. Per le nuove posizioni, a causa delle procedure telematiche introdotte, si è rilevata qualche difficoltà nel fare accettare l’esclusione.
Comunque, l’apertura della partita IVA è consigliabile per poter vendere altri tipi di prodotti, oltre quelli editoriali, visto che ormai le edicole stanno diventando dei punti vendita diversificati.

 

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