Lunedi, 19 novembre 2018

L'unico mensile professionale per rivenditori di giornali

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25 Ottobre 2018

LETTERA APERTA ALL'ON. CRIMI

LETTERA APERTA ALL'ON. CRIMI

Egregio On.le Crimi,

le scrivo facendo seguito al comunicato con il quale il Governo annuncia l'azzeramento progressivo del fondo per l'editoria e alla reazione feroce, o quantomeno scomposta, dei Presidenti di altre Federazioni che, evidentemente, dai finanziamenti pubblici (direttamente o indirettamente) hanno tratto, e continuano a trarre, un qualche vantaggio (vantaggio da lei quantificato in 3,5 miliardi di euro negli ultimi 15 anni).

Lo SNAG rappresenta gli edicolanti, una categoria che non ha mai beneficiato di alcuna contribuzione pubblica: 27.000 micro imprese familiari che, con il duro lavoro e con impegno quotidiano, hanno garantito il diritto dei cittadini di accedere all'informazione ma che oggi si trovano in grave crisi, oppresse, da un lato, dall'andamento del mercato e da scellerate politiche editoriali, dall'altro, dagli abusi da parte del loro unico fornitore e cioè il Distributore Locale territorialmente competente.

Negli ultimi mesi ho letto con molta attenzione le sue dichiarazioni e ho seguito le varie Audizioni in Parlamento. Non le nascondo che alcune delle sue linee programmatiche hanno suscitato in me una legittima apprensione (mi riferisco alla cieca fiducia nel web, nell'informazione on-line e nel canale abbonamenti) ma ho anche apprezzato l'attenzione verso la categoria che mi onoro di rappresentare e più in generale la volontà "di non lasciare feriti sul campo". Personalmente non condivido l'invito che le è stato rivolto di "acquisire esperienza" anzi è nella mia pluriennale attività nel mondo della filiera editoriale  ho visto decine di espertissimi soloni del settore partorire idee tutt'altro che geniali.

Tuttavia è innegabile che - allo stato - per tutelare il diritto dei cittadini di accedere a un'informazione pluralista bisogna tutelare la rete di vendita e la sua capillarità (o almeno garantirgli una prospettiva). Ci sono infatti milioni di italiani (e sono la maggioranza) che, per abitudini o per un gap tecnologico, traggono informazione dalla carta stampata.

Ciò premesso, mi auguro che voglia dar seguito all'impegno più volte dichiarato di "spostare una parte dei contributi dall'offerta alla domanda" incentivando la "pratica di cercare e acquistare un'informazione di qualità" - mi permetto di aggiungere - in edicola (attraverso voucher o bonus lettura presso il punto vendita).

Ben vengano quindi contributi o incentivi all'acquisto di prodotti editoriali, ma non diretti al canale abbonamenti e cioè a chi già oggi si permette (sia nel formato cartaceo che digitale) di praticare sconti fino all'80% del prezzo di copertina (e che quindi non ha bisogno di ulteriori vantaggi concorrenziali), bensì diretti ai lettori che acquistano i prodotti in edicola. In edicola i lettori possono accedere a un'offerta veramente pluralista di prodotti editoriali e possono liberamente selezionare un'informazione di qualità (al di là del marketing o di attività pubblicitarie o promozionali).

Già oggi le edizioni digitali vengono proposte al pubblico con scontistiche "predatorie". La scarsa diffusione delle edizioni digitali dimostra che il prodotto giornale è nato per essere cartaceo e che l'adattamento del formato digitale per i vari device non risulta facilmente fruibile dai lettori che continuano a preferire la versione cartacea.

Allora, per le ragioni sopra riportate, le chiedo, ha senso finanziare queste forme di abbonamento (cartaceo e digitale) che già oggi sono in grado di offrire scontistiche fino all'80%?

Vi sono poi molti altri interventi "a costo zero" che il Governo insieme alle altre Istituzioni competenti può realizzare o quantomeno favorire.

Mi riferisco al contrasto agli abusi di posizione dominante dei Distributori Locali, ai loro rifiuti di fornitura nel territorio di centinaia di Comuni italiani, all'imposizione di costi e prestazioni aggiuntive a carico dei rivenditori: tutte condotte espressamente vietate dalla nuova normativa e teoricamente sanzionabili che - inspiegabilmente - le Amministrazioni Comunali non sanzionano. Sotto questo profilo credo che il Dipartimento insieme al MiSE possano far molto per garantire il rispetto della Legge, fornendo alle Amministrazioni Locali le necessarie indicazioni.

E' necessario poi ampliare le categorie di beni che possono essere commercializzati in edicola (estendendole anche ai giochi e ai tabacchi), semplificando le procedure connesse.

E' necessario alleggerire il carico fiscale che grava sulle edicole, tenuto conto della loro funzione di pubblico interesse, evitando le duplicazioni IMU-COSAP, promuovendo una riduzione dei canoni di occupazione e delle imposte per i rifiuti (visto che, stante il meccanismo della resa delle pubblicazioni invendute, le edicole sono virtualmente improduttive di rifiuti).

Bisogna intervenire sulle concessioni di suolo pubblico e sui rinnovi (per garantire un minimo di certezza nell'esercizio di impresa), e confermare la totale liberalizzazione degli orari di vendita (che in questo settore - a differenza di altri - è positiva perchè consente all'edicolante di adeguare gli orari di vendita alle effettive esigenze della sua clientela) ed eliminare l'obbligo del POS (vista la ridotta entità degli importi delle transazioni in edicola e l'incidenza dei costi di gestione e delle commissioni applicate).

Da ultimo è necessario anche procedere all'informatizzazione della rete di vendita e all'ampliamento dei servizi resi al cittadino ma tutto ciò, non deve concretizzarsi in un aggravio di oneri economici e/o di prestazioni aggiuntive sulle spalle (già esauste) degli edicolanti, ma deve trovare un diretto e (come lo ha lei stesso definito) "adeguato compenso" e deve rappresentare una fonte di ricavi e di opportunità commerciali.

Il Governo potrà certamente favorire intese e convenzioni con le Amministrazioni Locali o con le altre componenti della filiera, garantendo la giusta partecipazione delle rappresentanze degli edicolanti che "sino ad oggi" sono state troppo spesso pretermesse (trascurate) (mi riferisco al protocollo FIEG-ANCI del 2017 e ancor prima a quello relativo all'informatizzazione nonchè alla Commissione relativa alle misure di sostegno per assicurare la presenza di punti vendita nei Comuni sotto i 5.000 abitanti). Il Governo potrà poi istituire un tavolo tecnico sulla rete (per analizzare e affrontare le problematiche distributive sul territorio e cercare delle soluzioni) e promuovere le Conferenze Unificate già previste dall'art. 4-bis del D. Lgs. n. 170/2001.

Gli edicolanti hanno bisogno di libertà per l'esercizio di impresa (senza condizionamenti da parte di Distributori ed Editori o limitazioni amministrative) e di un adeguato compenso per le attività e i servizi effettivamente resi.

Mi auguro di incontrarla presto al tavolo tecnico per la filiera che ha promesso di istituire in Commissione cultura, ma serve celerità, perchè ogni giorno che passa chiudono 3 edicole e, se non si interviene con urgenza, rischiamo di perdere quella rete dedicata all'informazione che lei stesso ha avuto modo di definire "preziosa", che è una risorsa importante per il paese e che dà occupazione a 27.000 famiglie.