Un settore in attesa di risposte

Il momento che aspettavamo da molto tempo è finalmente arrivato. Oggi possiamo affermare di trovarci di fronte ad un Governo che ci ascolta, che riconosce il nostro ruolo e che vede le nostre difficoltà. Ma, soprattutto, un Governo che si è assunto l’impegno di sostenere la nostra categoria, mostrando un’attenzione e una disponibilità verso noi edicolanti mai sperimentata in passato.

Un primo gesto concreto lo abbiamo visto con la formalizzazione di un credito d’imposta per i prossimi due esercizi, per un totale di 30 milioni. Ma, come ha prospettato lo stesso Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi, è plausibile che altri provvedimenti a tutela delle edicole siano in arrivo.

Il primo passo per poter ambire a quelle aperture legislative e di sistema che auspichiamo da anni, e che oggi vediamo più vicine, è stato avere incontrato un interlocutore disposto a sintonizzarsi sui nostri problemi quotidiani e in grado di comprendere fino in fondo la singolarità del nostro lavoro. Di questo, in particolare, voglio ringraziare il Senatore Crimi. Anche perché, più passa il tempo, più queste riforme diventano vitali per la sopravvivenza della nostra categoria e per porre fine alla drammatica minaccia di 10.000 punti vendita a rischio chiusura nei prossimi anni. Questa è ormai la priorità del nostro Sindacato.

Come Presidente Nazionale dello SNAG ho partecipato a due tavoli tecnici presso gli Stati Generali dell’Editoria in meno di un mese: quello del 30 maggio dedicato al nostro settore e quello del 20 giugno incentrato sugli Editori. In quella sede ho esplicitamente chiesto al Governo di ripensare le forme di sostegno pubblico all’Editoria, spostandole dalla produzione alla vendita di giornali e riviste.

In che modo? Aiutandoci a portare lettori in edicola attraverso incentivi per chi acquista nei nostri punti vendita. Ma anche sostenendo le edicole in difficoltà al fine di preservare la capillarità della rete sul territorio e quindi l’accesso all’informazione, facilitando il processo di trasformazione dell’edicola in un centro polifunzionale in grado di commercializzare un’ampia gamma di prodotti e servizi, tutelando i punti vendita dagli abusi di posizione dominante dei Distributori Locali e dalle varie forme di concorrenza sleale messe in atto dagli Editori.

Se l’obiettivo, come ha detto il Senatore Crimi, è assicurare il pluralismo dell’informazione e tutelare il diritto collettivo di essere informati e di informare, e se quindi la lettura va considerata come un bene pubblico da tutelare, allora le edicole non possono essere lasciate sole. Anche perché sono presenti in tutta Europa forme di sostegno all’Editoria e l’Italia è addirittura uno dei paesi che ne fa meno ricorso in termini di incidenza sul Prodotto interno lordo (PIL). L’informazione di qualità resta, inoltre, una priorità per la maggioranza degli italiani e questo dà ancora un valore al cartaceo, sia in termini sociali e culturali, sia economici.

Mentre il Governo, alla luce di tutto ciò, pare disponibile ad accogliere buona parte delle nostre richieste, altrettanto non possiamo dire degli Editori e dei Distributori. Almeno, non ancora.

Agli Editori abbiamo chiesto di impegnarsi nella realizzazione di un prodotto editoriale innovativo e di qualità, tale da poter essere messo in vendita al giusto prezzo, mettendo fine alle politiche di cut price e copie omaggio. Li abbiamo anche sollecitati a contrattare, con la massima urgenza, un adeguamento delle condizioni di remunerazione attraverso incentivi per la migliore esposizione, per la promozione e per la tentata vendita per arrivare, come obiettivo finale, al rinnovo dell’Accordo Nazionale, in stand-by da ben 14 anni. E li vogliamo coinvolgere nel sostenere una vera informatizzazione su base nazionale delle edicole, tale da facilitare un aumento delle vendite e una riduzione delle rese.

Finora non sono pervenute risposte. In entrambi i tavoli tecnici presso gli Stati Generali, la FIEG ha scelto di puntare su interventi più di circostanza che di sostanza, rimarcando solo in modo generico la necessità di collaborare con le edicole per sopravvivere alla crisi in atto che per gli Editori si è trasformata in un calo di fatturato di 4,5 miliardi negli ultimi dieci anni, come ha sottolineato il Direttore Generale FIEG Fabrizio Carotti. Chi ha pagato il prezzo più alto sono state però le edicole, che nello stesso periodo hanno visto dimezzare il loro giro d’affari e molte sono state costrette a chiudere i battenti. Inoltre l’esperienza estera ci insegna che perdere copie in edicola non significa necessariamente perdere fatturato: tutto dipende dalla politica di prezzo e di prodotto.

Finora, insomma, gli Editori non hanno ancora scoperto le loro carte e non ci hanno ancora detto né come intendono rivalutare il ruolo delle edicole né come pensano di riconoscere il giusto valore economico al nostro lavoro. Aspettiamo. Poiché il canale vendita è ormai superiore per ricavi alla raccolta pubblicitaria, non possono più ignorarci, come dimostrano le prime esperienze di collaborazione. Alla FIEG va riconosciuto il merito di aver sottoscritto un nuovo accordo con l’ABI per rafforzare l’accesso al credito delle edicole attraverso accordi regionali e l’avvio di un’inedita campagna stampa con i sindacati degli edicolanti intitolata “Compra un giornale. Scegli l’informazione di qualità” partita lo scorso 14 giugno.

Nessuna apertura, invece, dai Distributori, a cui abbiamo chiesto il rispetto della normativa vigente e la cessazione di ogni abuso di posizione dominante, sollecitando il Governo a un rafforzamento del sistema sanzionatorio per quei Distributori Locali che violano la legge. La risposta denota la solita spavalderia. Davanti ai rappresentanti del Governo, il Presidente ANADIS Ferdinando Ciccarelli non ha esitato a definire inutili i provvedimenti legislativi da noi chiesti, e incentrati su maggiori multe e sanzioni, in quanto “Fatta la Legge, trovato l’inganno”.

Ci sono però speranze. Gli Stati Generali sono ancora alle battute iniziali. Come ha sottolineato il Senatore Crimi, le problematiche emerse sono tante e con molte sfaccettature. Pertanto, a un certo punto, il dibattito dovrà proseguire su tavoli intersettoriali attraverso incontri bilaterali alla presenza del Governo, rimandati probabilmente al mese di settembre. Sarà quello il luogo in cui avviare un confronto costruttivo che porti ad un accordo con i nostri due maggiori interlocutori, Editori e Distributori. Questa volta non ci sono scuse: la sede istituzionale delle trattative, sotto la supervisione di rappresentanti dell’esecutivo, impone di approdare ad un’intesa soddisfacente per tutti.

Anche per questo, mi sento abbastanza fiducioso. Una fiducia che voglio in particolare condividere con Veronica Di Paolo, giovane ragazza della provincia di Nuoro che ha avuto il coraggio di andare controcorrente decidendo, senza alcuna esperienza o aiuto, di riaprire l’edicola del suo piccolo paese. Su Azienda Edicola di questo mese raccontiamo la sua storia, nella speranza che possa essere di ispirazione e di incentivo per altri giovani in cerca di occupazione, pur riconoscendo che oggi, così come è, il mestiere dell’edicolante gode di uno scarso appeal.

Non ancora per molto, mi auguro. I prossimi mesi saranno decisivi in questo senso e faranno luce sul percorso di riforme e di cambiamenti che ci porterà verso un futuro più sereno e, si spera, più remunerativo, per la nostra professione. Sarà un cammino lento su una strada non sempre lineare. Ci saranno ostacoli da scansare ma anche grandi opportunità da cogliere, perché questa volta il clima attorno al mondo delle edicole è davvero cambiato.

Merito anche, lasciatemelo dire, dell’impegno con cui, specie in questi ultimi mesi, mi sono fatto portavoce dei problemi della categoria, non solo nelle sedi istituzionali competenti ma anche attraverso interviste e incontri con la stampa e in radio, con il preciso intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione di profonda crisi in cui si trovano le edicole e sui rischi per il Paese connessi a questo scenario.

I rischi a cui ci riferiamo non sono solo quelli di tipo economico degli edicolanti, che ormai da anni assistono inermi a un progressivo assottigliamento dei loro ricavi e sempre più spesso sono costretti a chiudere o a cedere la loro attività. In ballo c’è molto di più: il pericolo di un progressivo impoverimento culturale dell’Italia. Non dimentichiamolo mai.