Lettera al Sottosegretario all’Informazione e all’Editoria Vito Crimi

Gentilissimo Sottosegretario,

si avvicina la pausa estiva. Un periodo di vacanze e di meritato riposo per molti italiani.

Non per gli edicolanti: le città si svuotano, le vendite calano e a fine giornata gli incassi si fanno ancora più esigui. Non così per le spese e le incombenze, quelle rimangono immutate!

Molte serrande verranno chiuse durante il mese di agosto e sappiamo già che a settembre non riapriranno più: non ci sono le premesse per continuare un’attività sempre meno redditizia e dalle prospettive sempre più incerte.

Saranno delle “chiusure senza rumore”: nessuno ne parlerà, nessuno se ne occuperà, né gli Editori, né i Distributori Nazionali, né i Distributori Locali. Anzi, questi ultimi faranno pressione con ogni mezzo per esigere i costi legati alla cessazione dell’attività.

In breve, il prossimo mese di agosto perderemo altre 300/400 micro imprese familiari, nell’indifferenza di tutti. Spero non la Sua.

Gli Stati Generali dell’Editoria da Lei presieduti hanno rappresentato un importante strumento di confronto e di riflessione. Hanno permesso di avviare un dibattito molto schietto, e in alcune occasioni anche polemico, tra i singoli protagonisti della filiera, facendo affiorare le diverse e divergenti esigenze di ogni categoria.

Ne è uscito un quadro ancora più complesso e preoccupante di quanto ci aspettassimo. Ora, però, occorre arrivare a una sintesi che dia un senso a tutti gli interventi che si sono succeduti e ai lavori che ci hanno impegnato in questi mesi.

In particolare, Sottosegretario Crimi, Lei ha avuto modo di toccare con mano la condizione di grave crisi e precarietà in cui si trova la categoria che rappresento. Dobbiamo dare un segnale forte alle edicole in difficoltà. Gli edicolanti hanno bisogno di interventi urgenti e rapidi, non più rimandabili se abbiamo a cuore il rilancio e la sopravvivenza della rete di vendita: non possiamo rassegnarci a perdere altri pezzi.

Lei sa bene a cosa mi riferisco. Auspichiamo un sostegno pubblico al settore, sia sotto forma di incentivi alla lettura per sostenere la domanda, sia alle edicole per il ruolo di tutela del diritto all’informazione che ricoprono. Ci sono poi altre misure che potrebbero agevolare la nostra attività: dal facilitare la trasformazione dell’edicola in un centro polifunzionale al rafforzamento della normativa contro gli abusi di posizione dominante da parte dei Distributori Locali e contro le forme di concorrenza sleale, dalla creazione di un unico sistema di informatizzazione nazionale alla liberalizzazione delle aperture.

La concretizzazione di questo pacchetto sarebbe un segnale importantissimo per il mondo delle edicole. Ma non basta. Occorre anche arrivare il prima possibile a un’intesa con la FIEG per il rinnovo dell’Accordo Nazionale sulla vendita della stampa, fermo da ben 14 anni. Qualcosa si sta muovendo. Dopo un lungo periodo di paralisi, le trattative sono finalmente riprese e tutte le parti si sono sedute di nuovo attorno a un tavolo accogliendo di buon grado la mia proposta per una calendarizzazione fitta di incontri.

Nel mese di luglio si sono susseguite a stretto giro di posta ben quattro riunioni nelle sedi FIEG di Roma e Milano: mai in passato si era vista la condivisione di un ritmo così serrato di incontri. Lo ritengo un segnale importante. Anche gli Editori avvertono l’urgenza di intervenire. Hanno ben chiaro che questa volta sul tavolo delle trattative c’è la sopravvivenza stessa della nostra rete di vendita, che ormai rappresenta l’80 per cento dei loro ricavi.

Abbiamo tutti la consapevolezza che il rinnovo dell’Accordo non può aspettare ancora a lungo. Ogni giorno chiudono 2/3 edicole e sia noi che gli Editori abbiamo l’obbligo di cercare misure urgenti per riportare redditività alle edicole e contrastare la crisi.

Tuttavia le divergenze restano. L’ultimo incontro del 25 luglio si è concluso con un nulla di fatto. Il confronto, però, resta aperto. Gli Editori si sono riservati una decisione sulle nostre proposte. L’estate potrebbe portare consiglio e ci ritroveremo tutti il 12 settembre per proseguire i lavori.

Come Lei aveva preconizzato nel corso della cerimonia di apertura degli Stati Generali richiamando l’equilibrio di Nash, siamo incapaci di fare sistema e oggi ci troviamo in una situazione di stallo in cui ciascuno vuole mantenere le proprie posizioni di vantaggio senza rischiare nulla.

Scendendo nel dettaglio, stiamo faticosamente cercando di definire quella che è stata una proposta storica dello SNAG, ossia una differenziazione tra prodotto editoriale “nobile” o regolare e prodotto irregolare e/o già immesso nel mercato, riservando a quest’ultimo un diverso trattamento economico con un aggio più elevato in quanto trattasi di prodotti con minori “potenzialità commerciali’. Scritta la regola, però, gli Editori pretendono di inserire una miriade di cavillose eccezioni. E da qui ripartiranno in autunno le trattative.

Portare a termine un accordo simile richiede grande determinazione e lungimiranza da parte di tutti. Siamo di fronte a una novità assoluta che permetterebbe alle edicole di raggiungere una maggiore efficienza distributiva con un conseguente recupero di redditività.

Le difficoltà non mancano. Al tavolo FIEG ogni componente – quotidianisti, periodicisti, Distributori – è preoccupata di proteggere il proprio prodotto e non sembra disposta a rischiare alcunché per salvare la rete di vendita. O meglio, a parole tutti vogliono salvare la rete, ma non con il prodotto di loro competenza.

La mia critica non è rivolta al Presidente FIEG – il quale penso sia realmente intenzionato a fare qualcosa per le edicole nella consapevolezza che senza il loro apporto non si vendono i giornali – ma alla filiera complessivamente intesa e alla sua incapacità di fare sistema. Mi preoccupa la miopia di quelle singole componenti che non capiscono (o fanno finta di non capire) che un modesto sacrificio a vantaggio della rete di vendita oggi, potrebbe significare il funzionamento di tutto il sistema di domani.

Mi permetto di scriverle questa lettera aperta perché so che Lei, Sottosegretario Crimi, conosce lo stato di crisi delle edicole (molto più di molti Editori). Lei ha in più occasioni mostrato attenzione anche nei confronti di piccole edicole gestite da giovani coraggiosi. E anche perché è un dato oggettivo che – a mia memoria – questo è l’unico Governo ad essere intervenuto con una misura economica ad hoc a vantaggio delle edicole in difficoltà e mi riferisco al credito di imposta recentemente introdotto per i prossimi due anni.

Non sono il primo a rivolgerLe una lettera aperta. L’interesse che sta mostrando per un settore in crisi come l’Editoria l’ha resa un faro nella nebbia per tutti gli attori della filiera. Un’enorme peso che sta affrontando con scrupolosa responsabilità.

I più pessimisti tra gli edicolanti forse pensano che poco cambierà e alla fine resteranno solo promesse tradite e belle parole. Altri invece si aggrappano fortemente alla speranza di un cambiamento all’orizzonte, specie alla sera quando contano un incasso sempre più magro.

Ognuno si è fatto un’opinione propria. Certezze non ne abbiamo, specie in un momento in cui l’economia italiana sembra essersi arenata. Confcommercio stima che anche il terzo trimestre difficilmente rappresenterà un punto di svolta e vede via via ridursi le possibilità di una crescita economica che vada oltre un paio di decimali per il 2019.

Proprio per questo si fa ancora più forte l’auspicio che gli Stati Generali dell’Editoria possano rappresentare un concreto punto di svolta per il nostro settore. Il pensiero ci accompagnerà in queste settimane estive, in attesa di un autunno che porterà risposte.

Il Presidente Nazionale S.N.A.G.
(Andrea Innocenti)