Cessione licenza

Ci siamo rivolti al Comune in cui operiamo in previsione di una cessione della nostra rivendita che si trova su suolo pubblico.
Alle nostre domande su come comportarci per l’eventuale vendita abbiamo ricevuto le seguenti risposte:

  • in caso di cessione di attività dobbiamo riconsegnare la licenza e liberare il suolo pubblico in cui operiamo;
  • lo spazio, sul quale oggi è presente la nostra edicola, sarà disponibile successivamente a chi interessato ma solo dopo un bando per la riassegnazione.

Se le cose stanno realmente cosi, significa che chi subentrerebbe alla nostra attività di edicolante non sarebbe messo in condizioni di operare immediatamente.
Non è possibile effettuare, invece,  un semplice cambio d’intestazione e il nuovo titolare, come subentrante, continuerebbe  l’attività su suolo pubblico in base al diritto acquisito?
Grazie del chiarimento.
S.F. – L’Aquila 

Gentilissimo lettore,

nel momento in cui lei cede la sua attività, la concessione di suolo pubblico viene rinnovata in capo al nuovo cessionario: vi è quindi la comunicazione di cessazione da parte del cedente e l’attivazione della nuova concessione in capo al cessionario acquirente.

Non vi è per il Comune alcun obbligo di procedere con un bando per la riassegnazione e quindi le suggerisco di tornare in Comune evidenziando quanto segue.

In precedenza il Governo con il decreto “Milleproroghe” (Decreto Legge n. 244/2017) aveva posticipato, sino alla fine del 2018, la scadenza per il rinnovo delle nuove concessioni comunali per il commercio su suolo pubblico.

Successivamente, con la Legge di Bilancio 2018 (n. 205 del 27.12.2017) il Parlamento ha stabilito la proroga al 31 dicembre 2020 del termine delle concessioni.

Infine, la Legge 30 dicembre 2018 n. 145 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e Bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”, all’art. 1, comma 686, ha previsto di modificare il D. Lgs. 26 marzo 2010 n. 59 e precisamente l’art. 7 e l’art. 16, nella parte recante l’attuazione della Direttiva 2006/123/CE statuendo che le disposizioni della Direttiva Bolkestein NON sono applicabili al commercio su aree pubbliche.

Inoltre, con l’abrogazione dell’art. 70 del citato D. Lgs. n. 59 è stato altresì soppresso il meccanismo in base al quale, in sede di Conferenza Unificata, erano stati individuati, con l’Intesa tra Stato e Regioni, i criteri per il rilascio e il rinnovo delle concessioni, facendo venir meno il divieto in base al quale il titolo concessorio “non può essere rinnovato automaticamente né possono essere accordati vantaggi al prestatore uscente.”

Quindi, essendo venuto meno l’obbligo di ricorrere ai bandi pubblici, le Amministrazioni Comunali sono libere di adottare le procedure che ritengono più opportune (ivi comprese le procedure di rinnovo automatico per prassi).