Un salvagente per le edicole

Questa volta la volontà politica c’è e a quanto pare anche le coperture economiche, che potrebbero arrivare dagli introiti della nuova web tax. Il neo Sottosegretario con delega all’Editoria, Andrea Martella, non ha perso tempo ed è andato dritto al cuore del problema. Nell’esporre le linee programmatiche del Governo in Parlamento, ha preannunciato il varo di una nuova Legge di sistema, da lui stesso denominata Editoria 5.0, con cui intende modernizzare e dare un nuovo assetto all’intero comparto attraverso «nuove e differenziate forme di sostegno di tutti i soggetti che partecipano alla filiera editoriale».

Un intervento pubblico che «non è solo giustificato ma imposto al legislatore ai fini del rispetto del pluralismo», ha precisato Martella ricordando che l’Italia è uno dei paesi che spende meno in Europa per sostenere l’informazione.

Il nuovo Sottosegretario ha speso parole importanti anche per la rete di vendita definendola un «presidio territoriale essenziale per la qualità della democrazia» e ha ben rilevato l’esistenza di «squilibri economici a danno degli edicolanti» soffermandosi inoltre sulla necessità di far ritornare l’edicola un punto di riferimento per la vita sociale come era un tempo invertendo il trend di progressivo ridimensionamento che ha impoverito la rete: negli ultimi 18 anni si è passati da una edicola ogni 1.500 abitanti a una edicola ogni 4.000 abitanti.

Dunque anche le edicole, l’anello più debole e più a rischio della filiera, saranno destinatarie di provvedimenti di riforma? Ma quali provvedimenti?

In un recente incontro informale che ho avuto il piacere di avere a Roma con il Sottosegretario Martella, lo SNAG ha avanzato ben undici proposte concrete per rilanciare la rete di vendita. Possono sembrare tante, quasi un “elenco della spesa”. Ma non è così. Quello che abbiamo proposto è – a nostro parere – una sorta di “manifesto per la sopravvivenza delle edicole”, un salvagente d’emergenza, il minimo necessario per ridare dignità e redditività alla nostra rete di vendita.

Ricordiamocelo sempre: ogni giorno in Italia 4 edicole chiudono i battenti. Se non fermiamo questa emorragia, tra sei anni avremo perso altri 10.000 punti vendita mandando in fumo altri 20.000 posti di lavoro.

Ma c’è un problema ancora più grave. Ogni edicola che chiude lascia dietro di sé un vuoto assordante, privando del diritto all’informazione i cittadini di quel paesino o di quel quartiere, questione che il Sottosegretario non ha mancato di rilevare nel suo intervento. Una situazione inaccettabile per una nazione in cui il 73% della popolazione adulta legge su carta (dati Audipress). Ma anche un danno enorme per tutti, e non solo economico, considerando che, usando le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «la pluralità dell’informazione è un valore per la democrazia».

Ecco perché come prima proposta – e perno centrale su cui si innestano tutte le altre – abbiamo posto il riconoscimento dei motivi imperativi di interesse generale connessi all’attività di vendita di quotidiani e periodici (1) investendo così l’edicola di un ruolo quasi istituzionale quale volano di cultura e democrazia.

Spostando l’attenzione sul fronte economico, abbiamo chiesto che venga elargito un sostegno straordinario alle edicole in difficoltà attraverso l’erogazione di un contributo a fondo perduto (2), che il credito di imposta diventi strutturale e venga esteso prevedendo l’introduzione di meccanismi premiali (3) e che venga introdotto un sostegno alla informatizzazione della rete (4).

Per quanto riguarda il supporto alla vendita, abbiamo puntato invece sulla promozione degli abbonamenti domiciliati in edicola (5) e su varie forme di sostegno alla domanda di quotidiani e periodici (6) oltre al rafforzamento della normativa di contrasto agli abusi di posizione dominante dei Distributori Locali e alle altre forme di concorrenza sleale (7).

Altre richieste, infine, riguardano l’introduzione di una serie di misure volte a semplificare e uniformare le procedure per diversificare le attività di vendita di beni e servizi in edicola (8), limitare i costi di esercizio tenendo conto dei riflessi di interesse pubblico connessi alla vendita di giornali (9), tutelare la qualità della rete di vendita dedicata alla stampa e l’effettiva diffusione al pubblico di tutte le testate oggetto della parità di trattamento (10).

Come ultima richiesta, ma per questo non meno importante delle altre, abbiamo rivolto un appello al Governo per aiutarci a ridurre le distanze con la FIEG e giungere quanto prima al rinnovo dell’Accordo Nazionale di Categoria (11), senza il quale il resto delle riforme fin qui elencate rischia di perdere di efficacia. Ci troviamo infatti ad operare sulla base di un accordo che nel 2020 sarà vecchio di 15 anni. Parliamo di un’altra era, in cui i giornali cartacei erano i veri padroni dell’informazione, la principale fonte di reddito degli Editori era la pubblicità e l’iPhone non era ancora stato inventato.

Bisogna precisare che molte di queste proposte sono state oggetto di un documento condiviso con le altre sigle sindacali dei giornalai, che ha avuto anche l’approvazione da parte degli Editori e dei Distributori Locali, a sottolineare il nuovo spirito collaborativo tra i diversi attori della filiera e la volontà (o necessità?) di fare sistema per superare la crisi strutturale che ha travolto la carta stampata.

Un documento che, a mio avviso, avrebbe potuto essere anche più incisivo in alcune proposte senza i veti e le divergenze avanzate dalle nostre controparti e dalle altre sigle sindacali, contrasti superati grazie soprattutto all’opera di mediazione dello SNAG, sempre attento, come avevo preannunciato nel mio discorso di insediamento alla Presidenza, a ricercare il dialogo con i suoi interlocutori.

In ogni caso, dopo aver ascoltato le linee programmatiche esposte da Martella, mi sembra di poter dire che l’esecutivo non sia rimasto sordo alle nostre richieste. Importanti sono stati i passaggi del Sottosegretario sulla necessità di riconoscere la funzione di interesse pubblico svolta dalle edicole, sulla volontà di non voler abbandonare il cartaceo, sulla conferma del credito d’imposta per le edicole, sulla necessità di sostegno all’informatizzazione e a nuove forme di commercializzazione per riavvicinare i cittadini alle edicole, sulla promozione della lettura per i giovani, pertanto chiediamo di estendere gli incentivi anche a chi acquista in edicola.

Alcune misure potranno essere realizzate in tempi brevi, altre dovranno attendere la definizione di una nuova cornice legislativa ma ciò che conta è recuperare la centralità delle edicole come punto di riferimento per la società civile e presidio di democrazia, facendo tutto il possibile – in termini economici e legislativi – per invertire quel trend di chiusure che negli ultimi 18 anni ha portato alla scomparsa di ben 21.000 punti di rivendita.