Azzerare i costi dei pagamenti elettronici agli edicolanti

Azzerare i costi dei pagamenti elettronici agli edicolanti. Lo chiede lo SNAG in vista dell’introduzione dal 1° luglio 2020 delle sanzioni amministrative per chi rifiuta i pagamenti con carte di debito o di credito.

Lo scarso ricorso in Italia ai pagamenti elettronici avrebbe come motivazione di base l’evasione fiscale, secondo quanto sostenuto anche recentemente dal Presidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), Antonio Patuelli, nel corso di un seminario a Ravenna.

Con soli 111 pagamenti l’anno a testa, contro una media europea di 265, l’Italia è fanalino di coda nell’utilizzo di sistemi alternativi al contante. Nel nostro Paese le carte sono usate in particolare 65 volte l’anno contro le 133 del consumatore europeo.

È anche vero però che, sempre secondo l’ABI, l’Italia è il Paese europeo in cui è più elevato l’ammontare medio per ciascun pagamento elettronico: 59 euro, contro i 42 medi dell’Eurozona, i 41 della Francia, i 42 della Spagna. Questo testimonierebbe un limitato ricorso ai pagamenti digitali per importi di spesa contenuti.

“Se il Governo vuole incentivare l’uso della moneta elettronica – sostiene lo SNAG –  non deve far pagare i costi agli esercenti”. Alcune carte di credito prevedono costi di transazione alti.

E per la tipologia di prodotti venduti nelle rivendite, come i giornali che hanno un aggio defiscalizzato inferiore al 19%, questi costi sono insostenibili.

Per questo si chiede che, seppur nella piena condivisione del contrasto in Italia all’evasione fiscale, venga ribadito il ruolo di interesse pubblico generale svolto dagli edicolanti e riconosciuta una tipologia di lavoro che garantisce allo Stato già oggi una chiara tracciabilità delle vendite.