Oltre l’80% degli italiani non sa distinguere una notizia vera da una falsa

Ma come si riconosce una fake news? Quali armi di difesa si possono sfoderare contro la disinformazione intenzionale?

Se n’è parlato nel corso del convegno “Fake News libertà e responsabilità di informazione nell’era digitale”, organizzato dall’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) lo scorso 12 novembre a Palazzo Madama a Roma.

I partecipanti ai lavori hanno dibattuto su quali strategie attuare per affrontare il problema. Con le nuove tecnologie è cambiata la produzione dell’informazione e la cosa migliore da fare è pensare che tutto continuerà a cambiare. Bisogna solo prepararsi e non farsi travolgere dall’onda di questo continuo mutamento.

Il segretario dell’USPI, Francesco Saverio Vetere, si è espresso negativamente sull’opportunità di voler regolamentare la rete con strumenti ideati prima dell’avvento di internet, ma piuttosto si è detto favorevole “a portare nella tecnologia i nostri valori fondamentali”.

Si è ribadito che i giovani devono essere portati a conoscenza del problema e resi partecipi del grande dibattito su questi temi. Tanto più che dal convegno è emerso che oltre l’80% degli italiani non è capace di distinguere una notizia vera da una falsa.

“Nel XXI secolo non si può più parlare di analfabetismo, ma si parla, da 35 anni ormai, di analfabetismo funzionale, ovvero dell’incapacità del pubblico di esercitare una vera e reale attività critica sui testi, sulle cose che legge” ha sottolineato Vetere, che poi è passato ad analizzare il sistema delle regole giornalistiche che “sono state pensate per l’informazione tradizionale, per un sistema verticale in cui il giornalista è il mediatore. Questo è ancora necessario, ma l’informazione ad oggi non è più solo in mano ai giornalisti”.

Ecco perché nell’era digitale, dove sembra che si parli sempre più spesso del fenomeno delle fake news, è giusto ricordare che le informazioni sulla carta stampata godono ancora di una superiore – e spesso ineguagliabile – affidabilità.