I programmi del Governo per rilanciare l’Editoria

Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Andrea Martella, ha illustrato, il 27 novembre scorso le linee programmatiche dell’attività di Governo in materia di informazione ed Editoria alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Nella sua introduzione Martella ha ribadito che è sua ferma convinzione che “qualunque determinazione di Governo in un settore di interesse pubblico così rilevante per la tutela dell’ordinamento democratico, qual è quello dell’informazione, debba essere assunta con il pieno coinvolgimento del Parlamento e secondo un metodo partecipato e costantemente aperto al confronto con tutti gli stakeholders e con la società civile”.

Vediamo nel dettaglio alcuni punti dell’intervento del sottosegretario all’Editoria che riguardano i rivenditori di giornali.

LA CRISI DEL SISTEMA EDITORIALE E IL NECESSARIO CAMBIO DI PARADIGMA A DIFESA DEL PLURALISMO

Il sistema editoriale attraversa da almeno un decennio una crisi finanziaria profonda, che ha ormai assunto caratteri strutturali, soprattutto per la stampa quotidiana e periodica. A fronte di una diffusione dei quotidiani in Italia che si attestava a 5,5 milioni di copie nel 2007, sono oggi circa 2 milioni le copie giornaliere rilevate dagli ultimi dati FIEG. In poco più di dieci anni sono andate perdute quasi due copie su tre, con una tendenza che non mostra segni di inversione (…).

L’informazione è un bene collettivo primario indispensabile per il funzionamento delle istituzioni democratiche. Nell’informazione si saldano due principi fondanti del nostro sistema costituzionale, che trovano pari tutela nell’Articolo 21 della nostra Carta fondamentale: la libertà di pensiero e il pluralismo delle fonti (…).

Del resto, l’intervento pubblico a sostegno dell’editoria e del sistema dell’informazione non solo è giustificato, ma addirittura imposto al legislatore ai fini del rispetto del pluralismo, come la Corte ha ribadito con recente pronunciamento (sent. 206 del 2019). Occorre, pertanto, una nuova cornice legislativa a tutela del pluralismo dell’informazione, che impedisca la formazione di posizioni dominanti e favorisca l’accesso e la sopravvivenza nel sistema editoriale del massimo numero possibile di voci diverse.
Serve una nuova Legge che riconosca, secondo un approccio sistemico e integrato, le nuove e differenziate esigenze di sostegno di tutti i soggetti che partecipano alla filiera editoriale (…).

I giovani devono essere posti al centro delle politiche di sostegno all’editoria e alla domanda di informazione professionale e di qualità, anche attraverso campagne di promozione della lettura e incentivi al consumo di prodotti editoriali. Vanno in questo senso le agevolazioni per l’acquisto di abbonamenti a giornali e periodici attraverso la card 18App e quelli destinati alle scuole e ai singoli, che abbiamo proposto nell’ambito della Legge di Bilancio per il 2020 (…).

LA RETE DI DISTRIBUZIONE E VENDITA. Il PRESIDIO TERRITORIALE DELLE EDICOLE

Assicurare la capillare distribuzione della vendita di giornali e di altri prodotti editoriali in tutti i centri abitati, attraverso un servizio ad effettiva copertura universale, significa garantire un presidio territoriale essenziale per la qualità della democrazia (…).

Occorre recuperare efficienza collegando in un unico network Editori, Distributori e rivenditori, in modo da favorire in tempo reale, a tutti gli operatori della filiera, le informazioni di cui hanno bisogno.

È singolare che ancora oggi gli strumenti informatici necessari a programmare e gestire in modo efficiente la produzione e la distribuzione dei giornali sul territorio siano presenti “a macchia di leopardo”, affidati all’iniziativa di singoli operatori o di singole associazioni di categoria.

L’assenza di un sistema unico ed integrato pesa fortemente sull’efficienza della filiera, ed impedisce agli stessi Editori di programmare la produzione e la distribuzione dei loro prodotti con criteri che tengano conto dell’esigenza imprescindibile di abbattere le rese.

Un tempo l’edicola era uno dei riferimenti principali della vita civile. Insieme alla farmacia e all’ufficio postale rappresentava, soprattutto nei piccoli centri, uno dei fulcri della socialità quotidiana. Oggi questo riferimento è sempre meno presente e visibile nelle nostre città.

Nel 2001 le edicole vere e proprie – cioè i chioschi e i negozi che vendevano esclusivamente giornali, riviste e altri prodotti editoriali – erano più di 36 mila. Alla fine del 2018 quel numero era sceso a 15.000. Significa che in 18 anni sono scomparse dalle nostre città ben 21 mila edicole. Siamo passati da un’edicola ogni 1.550 abitanti a una ogni 4.000 residenti.

Le edicole non sono solo un presidio fisico sul territorio. Sono anche e soprattutto un bene immateriale. Assicurando la distribuzione democratica dell’informazione su base plurale e universale, le edicole svolgono innegabilmente una funzione di interesse pubblico, che merita di essere riconosciuta sia pure in un contesto profondamente mutato qual è quello attuale.

Oggi occorrono, innanzitutto, interventi per favorire l’informatizzazione, per sostenere forme nuove di commercializzazione dei prodotti editoriali, per riavvicinare i cittadini alle edicole, attraverso un’offerta nuova e diversificata.

Vanno in questo senso alcune misure introdotte recentemente nell’ordinamento. In particolare, la norma che riconosce ai punti vendita “esclusivi”, anche in ragione della loro presenza capillare sul territorio nazionale, la possibilità di svolgere l’intermediazione di servizi a valore aggiunto a favore delle amministrazioni territoriali, delle aziende sanitarie locali, delle aziende di trasporto pubblico e delle aziende di promozione turistica” (art. 64-bis, D.L. n. 50/2017).

A questo proposito, merita attenzione un progetto avviato sulla base di un protocollo d’intesa con l’Anci. È il progetto orientato a consentire alle edicole di vendere anche servizi anagrafici, dando ai cittadini la possibilità di richiedere e ritirare certificati di nascita, morte e residenza senza recarsi in circoscrizione. Un’iniziativa che – all’esito della sperimentazione che si sta svolgendo in alcune città pilota (per esempio Firenze, Genova, Torino e da ultimo Roma) – potrebbe essere sviluppata ed estesa a tutto il territorio nazionale.

Un’altra recente misura di incentivo che il Governo intende sviluppare è quella introdotta, nell’ambito della Legge di Bilancio 2019, il cd tax credit per le edicole (Art. 1, cc.806-808, L. n. 145/2018)

Si tratta di un credito d’imposta pari a 2 mila euro annui in favore di ciascun esercente l’attività di vendita dei giornali, che può essere utilizzato per compensare non solo le imposte locali pagate (IMU, TASI, COSAP e TARI), ma anche il canone di locazione.

È una misura ancora sperimentale, che necessita di essere ampliata e meglio calibrata, ma che intendiamo senz’altro stabilizzare a decorrere dal 2021, al termine del primo biennio di applicazione.
In particolare, già attraverso la prossima Legge di Bilancio puntiamo  a ottimizzare l’uso delle risorse in bilancio (17 milioni di euro per l’anno 2020), disponendo il recupero e il reinvestimento nello stesso tax credit dei risparmi che saranno verosimilmente conseguiti nel 2019, per effetto del gap di conoscenza che la nuova misura ancora sconta presso gli edicolanti.

Inoltre, ferma restando la prioritaria assegnazione del bonus fiscale agli edicolanti puri, prevediamo di estendere l’agevolazione per il pagamento del canone di locazione a tutti i rivenditori, anche a quelli (oggi esclusi) per i quali l’attività commerciale non rappresenti l’unico punto vendita al dettaglio di giornali nel comune di riferimento.

Un altro fronte che necessita di adeguata regolazione è quello che riguarda i rapporti economici tra i soggetti della filiera distributiva.

È da valutare positivamente la norma introdotta nel 2017 che ha fatto obbligo alle imprese di distribuzione territoriale dei prodotti editoriali di garantire a tutti i rivenditori l’accesso alle forniture a parità di condizioni economiche e commerciali e di assicurare forniture adeguate a soddisfare le esigenze dell’utenza del territorio. Così come il divieto per le imprese di distribuzione di condizionare le forniture a servizi, costi o prestazioni aggiuntive a carico del rivenditore, ovvero di rifiutare la restituzione delle pubblicazioni fornite in eccesso.

Anche in questo caso, l’azione di Governo dovrà essere orientata a rendere più incisiva ed efficace l’integrazione degli operatori economici, attraverso interventi concertati con tutti gli attori del sistema, in grado di dare alla filiera un assetto più equilibrato dei rapporti tra le sue componenti e di renderla più aperta, efficiente e competitiva.

L’UNIVERSALITA’ DEL SERVIZIO DI SPEDIZIONE POSTALE E AGEVOLAZIONI TARIFFARIE

Un altro importante presidio a garanzia del pluralismo dell’informazione è costituito dalla possibilità per tutti i cittadini, ovunque residenti nel nostro Paese, di ricevere le pubblicazioni editoriali direttamente al proprio domicilio (…).

È utile segnalare in questa sede che la stessa Commissione europea, alla quale era stato il sottoposto il giudizio, con l’importante decisione del 22 luglio 2019 ha riconosciuto la compatibilità europea delle compensazioni liquidate a Poste Italiane a fronte delle agevolazioni tariffarie praticate, in quanto espressione di un Servizio di interesse economico generale (SIEG).

La Commissione ha riconosciuto, in particolare, come il SIEG tuteli e promuova la pluralità dei media e la diversità di opinioni a fronte di un contributo statale inferiore al costo sostenuto dal fornitore del servizio postale.

La rilevanza economica delle agevolazioni tariffarie postali per il settore editoriale è attestata dalle informazioni quantitative che Poste Italiane trasmette periodicamente al Dipartimento per l’informazione e l’editoria.

Da questi dati emerge che il valore delle agevolazioni praticate dalle Poste Italiane, come fornitore del servizio universale, sono state pari a circa 42 milioni di euro nel 2017, circa 62 milioni di euro nel 2018 e circa 39 milioni di euro nei primi nove mesi del 2019, a fronte di volumi di invii pari a circa 300 milioni di pezzi l’anno.

Hanno beneficiato delle agevolazioni postali, nel 2018, circa 2.000 Editori e soggetti no profit, soprattutto di piccole dimensioni: l’80% dei beneficiari (circa 1.600) ha goduto di agevolazioni annue di importo non superiore a 10.000 euro. Mentre il contributo statale alla distribuzione delle pubblicazioni è risultato, nello stesso anno, pari a circa 20 centesimi di euro per ciascun invio.