Si è fermata l’emorragia di lettori per la carta stampata

Finalmente una buona notizia. Gli italiani tornano a leggere quotidiani, periodici e libri. Il dato emerge dalla pubblicazione, avvenuta lo scorso 20 febbraio, del 16esimo rapporto del Censis sulla comunicazione in Italia.

Secondo l’istituto di ricerca, accanto alla diffusione inarrestabile di internet, i numeri confermerebbero, nell’ultimo anno, il “blocco” della caduta dei giornali cartacei che rimangono (insieme alla tv) una delle fonti di informazioni privilegiate dalla fascia d’età degli ultra 65enni.

In particolare, nel 2019 i lettori di quotidiani sono stati il 37,3% della popolazione, rimanendo all’incirca sugli stessi livelli del 2018 (37,4%). Un valore, però, che è circa la metà rispetto al 2007, l’anno della Grande Crisi, quando i lettori di quotidiani rappresentavano il 67,0% della popolazione. Da allora, infatti, complice anche l’avanzata del digitale, la carta stampata ha registrato un calo importante e innegabile di vendite e di lettori che ha mandato in tilt l’intero settore editoriale, edicole comprese.

Il nuovo dato fornito dal Censis assume quindi una forte valenza. Indica che la fuga dai quotidiani sembra essersi interrotta e che esiste uno zoccolo duro di lettori da cui ripartire per avvicinare le nuove generazioni al piacere di sfogliare un giornale. Da questo dato bisogna ripartire per il futuro dell’editoria cartacea. Bisogna farlo con iniziative concrete a sostegno della lettura, in grado di riportare le persone in edicola. Richieste che lo SNAG, e le altre Organizzazioni di categoria, hanno da tempo avanzato ai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni.

L’INFORMAZIONE DI QUALITÁ PREMIA LA CARTA STAMPATA

Un altro punto su cui lo SNAG si è molto battuto è la necessità, per attrarre lettori, di alzare l’asticella del prodotto editoriale offerto. Una misura che premia, come dimostrano i dati del Censis. “La riflessione sulla qualità dell’informazione è servita a irrobustire la nicchia dei fedeli della carta stampata, che salgono al 17,5%: 3,3 punti percentuali in più in due anni”, si legge nel capitolo dedicato alle fonti di informazione.

Una lenta risalita che fa ben sperare per il futuro dei giornali, considerando che negli ultimi anni l’editoria cartacea era scesa al quinto posto come strumento scelto dagli italiani per informarsi, fanalino di coda insieme ai giornali radio (16,7%). I telegiornali (preferiti dal 59,1% della popolazione) mantengono infatti salda la leadership, seguiti da Facebook (31,4%), motori di ricerca online (20,7%) e canali televisivi all news (19,6%).

CRESCONO I LETTORI DI MENSILI

Notizie confortanti arrivano anche dal campo dei periodici: i lettori di settimanali flettono leggermente (-0,7%) e si attestano al 30,1%, ma i mensili riescono addirittura ad attrarre nuovi lettori (+0,9%) che raggiungono così il 27,4% della popolazione. Infine, si è fermata anche la caduta di lettori di libri: il 41,9% della popolazione ha letto almeno un libro nel corso del 2019, all’incirca la stessa percentuale dell’anno precedente (-0,1%) arrestando il trend discendente degli ultimi anni (nel 2007 la percentuale di lettori di libri era del 59,4%).

Tutto questo mentre non conosce crisi l’informazione online. Le edizioni digitali dei giornali si attestano a una quota di utenza pari al 26,4%, la stessa di un anno fa (+0,1%) mentre gli aggregatori di notizie on line e i portali web d’informazione “sono consultati dal 51,6% degli italiani, con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente”, osserva il Censis.

A LEGGERE SONO SOPRATTUTTO GLI OVER 65

Si tratta in ogni caso di dati medi. Scendendo nel dettaglio, a leggere di più sono soprattutto le persone anziane. Per chi ha 65 anni e oltre, la piramide dei media vede al vertice la televisione (96,5%), seguita da quotidiani (54,6%) e periodici (52,2%), che hanno un’importanza superiore rispetto a internet (42,0%) e smartphone (38,2%). Viceversa, chi ha 14-29 anni vive nel regno della transmedialità, scrive il Censis, con internet (90,3%), tv (89,9%), telefono cellulare (89,8%) e social media (86,9%) che la fanno da padrone e sono praticamente sullo stesso livello.

SI LEGGE DI PIÚ NEI PICCOLI CENTRI

Dall’analisi del Censis si scopre anche che gli abitanti delle grandi città (con più di 500.000 residenti) leggono di meno: solo il 20,4% legge abitualmente quotidiani, un dato che è quasi la metà della media nazionale (37,3%). Al contrario, nei centri urbani minori (fino a 10.000 abitanti) la percentuale raddoppia e i lettori di quotidiani salgono al 40,5% della popolazione, qualche punto sopra la media nazionale.