La pirateria sfrutta anche la quarantena per diffondere giornali gratuitamente

Con la scusa della solidarietà digitale scattata durante la quarantena, la pirateria ha regalato ogni mattina “rassegne stampa” gratuite a molti italiani passando attraverso gli ormai noti strumenti social di condivisione: WhatsApp e Telegram.

Copie lette gratuitamente e illegali, non pagate a chi produce i prodotti editoriali e ovviamente sottratte alla possibilità di un acquisto direttamente nelle tante edicole aperte regolarmente in tutta Italia anche in tempo di Covid-19. Una pratica che si è diffusa rapidamente durante i mesi di pandemia raggiungendo “livelli intollerabili per uno Stato di diritto”, come ha dichiarato la Federazione degli Editori di Giornali (FIEG), che proprio per questo motivo ha chiesto all’Agcom un provvedimento “esemplare e urgente” di sospensione di Telegram.

La quarantena, che ha portato gli italiani ad un isolamento forzato e a tanti disagi, non può essere usata per evitare il pagamento di giornali e riviste e non può penalizzare ulteriormente un settore come quello delle edicole che già da anni fa fronte a un calo di lettori.

Ma non è solo la pirateria a colpire le edicole. Una forma legale, anche se sul piano concorrenziale non certo molto gradita dagli edicolanti, fedeli operatori finali della filiera di distribuzione della carta stampata, è invece stata quella degli sconti offerti sulle versioni online da tanti quotidiani e periodici.

Oltre a sconti su abbonamenti mensili, o per più mesi, parecchi Editori hanno scelto infatti di aderire alla piattaforma Solidarietà Digitale, promossa dal Ministero dell’Innovazione Digitale e Tecnologica, proponendo gratuitamente fino a tre mesi di abbonamenti digitali a quotidiani o riviste.

Dunque, la concorrenza alle rivendite non è si è fermata neanche durante l’emergenza sanitaria, sfidando anche questa volta quelle tantissime edicole che stanno garantendo un eccezionale servizio quotidiano ai propri clienti, a costo di grandi sacrifici e in presenza di incassi ulteriormente diminuiti visto che una parte di lettori ha scelto di non uscire di casa nemmeno per l’acquisto del giornale.

IN FRANCIA GOOGLE OBBLIGATA A PAGARE CONTENUTI EDITORIALI CONDIVISI GRATUITAMENTE

A difesa dei contenuti editoriali, intanto, è di inizio aprile la sentenza in Francia che obbliga Google a pagare gli Editori e le agenzie di stampa per poter condividere i loro contenuti online. Il colosso digitale si era rifiutato di applicare la normativa europea sul diritto d’autore già applicata dal paese transalpino. L’Autorità per la concorrenza francese ha dichiarato che “le pratiche utilizzate da Google potrebbero costituire un abuso di posizione dominante e hanno causato un danno grave e immediato al settore della stampa”.

Questione che anche Governo e Parlamento italiano dovranno affrontare applicando l’articolo 15 della direttiva Copyright a difesa del settore della stampa. Ma soprattutto il dilagare di condivisioni gratuite di quotidiani e periodici, fatto illegalmente, ha bisogno di altrettanta attenzione e misure concrete a tutela degli Editori, ma anche degli edicolanti che si vedono sottratta la possibilità di vendere copie di giornali.

FIEG CHIEDE AD AGCOM LA SOSPENSIONE DI TELEGRAM

A questo riguardo, come si è accennato all’inizio, è scesa in campo lo scorso 14 aprile la FIEG chiedendo ad Agcom la sospensione di Telegram. La richiesta è arrivata a seguito di un’analisi della piattaforma da cui emerge che sono dieci i canali monitorati dedicati esclusivamente alla distribuzione illecita di giornali, messi a disposizione di 580mila gli utenti complessivi (+46% di iscritti negli ultimi tre mesi) e con un incremento dell’88% delle testate diffuse. Una situazione che sta creando un danno enorme al settore in termini economici.

“Stimiamo una perdita subita dalle imprese editoriali di 670 mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all’anno. Un dato – afferma Riffeser Monti – di fronte al quale confido che l’Autorità di settore voglia intervenire con fermezza e tempestività. Al rischio del consolidamento di una pratica illecita, quella di leggere gratuitamente i giornali diffusi illecitamente via chat, si aggiunge – conclude il presidente della FIEG – quello di veder distrutti il lavoro e gli investimenti delle migliaia di persone che mantengono in vita la filiera produttiva della stampa: dagli Editori ai giornalisti, dai poligrafici, ai distributori e agli edicolanti, tutti impegnati, tra molti sacrifici, a garantire la continuità di un bene primario, quale quello dell’informazione, che, mai come in questo momento, è chiamato ad assolvere la sua più alta funzione di diritto costituzionalmente garantito”.