Investire sulle edicole

A meno di una seconda ondata di contagi, il peggio della pandemia dovrebbe essere alle nostre spalle e la Fase 2, quella della progressiva riapertura in sicurezza di molte attività, è ormai avviata.

La Fase 1 però rimarrà scolpita nella memoria collettiva di tutto il Paese e in particolare di quelle tantissime edicole che l’hanno vissuta da protagoniste. Anche nella fase più dura del lockdown, le rivendite di giornali sono sempre rimaste aperte. È stata una “scelta” politico-istituzionale difficile, che lo SNAG ha assunto con coraggio e determinazione.

Rimanere aperti ha permesso alla nostra filiera di mantenere i motori accesi, di offrire continuità nell’accesso all’informazione ai cittadini, di conservare i fatturati (anche se calati drasticamente) e il rapporto con i clienti, che hanno continuato ad andare in edicola anche durante la quarantena a conferma che c’è ancora un futuro (da incentivare!) per la carta stampata.

Rimanere aperti ha anche permesso di dimostrare al Governo e al Paese l’importanza della nostra rete. E ha ricordato a Editori e Distributori che senza edicole non c’è futuro per le loro imprese e che – utilizzando le parole del Presidente di un’impresa di Distribuzione Nazionale che saluto cordialmente – “dobbiamo stare attenti a non tagliare il ramo su cui siamo seduti”.

Con percentuali di apertura vicine al 90%, in questi mesi gli Edicolanti hanno dato prova di grande spirito di servizio, coraggio e abnegazione. Un ruolo che ci è stato riconosciuto anche dall’esecutivo, che prima ha raddoppiato gli sgravi per le edicole da 2 a 4 mila euro e, più di recente, ha accordato un bonus una tantum di 500 euro a copertura degli oneri straordinari sostenuti, cui si somma il maggior aggio derivante dalla forfettizzazione delle rese al 95%.

Un contributo una tantum che lo SNAG aveva specificatamente richiesto al Governo e che rappresenta un tributo dovuto per tutti quegli edicolanti che – mettendo a rischio la propria incolumità personale, e in un contesto non privo di incertezze – hanno deciso di restare aperti per dare un servizio di interesse generale essenziale ai cittadini, per garantire il diritto costituzionale di informare e di essere informati.

Questo nuovo bonus non compensa certo i minori introiti subiti dalle edicole in questo periodo, e andrà integrato con altri provvedimenti, ma riveste un forte significato in un momento in cui tutto il Paese è economicamente in ginocchio e deve essere sostenuto.

Il Governo ha infatti messo in campo una serie di misure che, direttamente o indirettamente, dovrebbero sostenere anche il nostro settore. Mi riferisco al bonus autonomi per il mese di aprile, al decreto liquidità, ai contributi a fondo perduto (che dovrebbero certamente interessare le edicole che sono state chiuse), all’esenzione IRAP, alle agevolazioni sulle bollette, ai crediti di imposta per sanificazioni e messa in sicurezza degli ambienti di lavoro. Tutte misure che andranno verificate sotto il profilo tecnico-applicativo ma che potenzialmente possono riguardarci.

Pure gli Editori hanno (in parte) riconosciuto il nostro ruolo fondamentale durante questi mesi di isolamento. Quelli più sensibili ci hanno anche allungato una mano con qualche sconto. E altrettanto hanno fatto alcuni Distributori. Certamente l’incapacità di raggiungere un accordo di filiera per gestire l’emergenza rimane una “nota stonata”. È clamoroso che – neppure in piena emergenza – gli attori della filiera non abbiano avuto la capacità di raggiungere un accordo.

Speriamo che qualcosa in un futuro prossimo cambi. Forse il vecchio modello di “fare politica” all’interno della filiera è definitivamente tramontato. Forse anche i rapporti di forza sono cambiati e soprattutto la capacità di governare la filiera appartiene a soggetti diversi. Certo è che le edicole rimangono essenziali. Dobbiamo averne consapevolezza.

Oggi il loro peso nella società è aumentato, non c’è dubbio. È un capitale che dobbiamo valorizzare. Guai a disperderlo. È questa la grande sfida che ci aspetta.