Rimossi quasi 200 canali Telegram che diffondevano giornali gratuitamente

L’Italia parte all’attacco della pirateria che ha preso di mira la carta stampata. La Procura di Bari ha disposto il sequestro di quasi 200 canali Telegram – 163 per l’esattezza ma il numero potrebbe anche salire – accusati di aver diffuso illecitamente decine di migliaia di copie in pdf di giornali, riviste e libri.

Oltre a furto e violazione della legge sul diritto d’autore, questa volta il procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi, che coordina l’indagine partita dalla denuncia di FIEG e Agcom, ha alzato l’asticella ipotizzando i reati di riciclaggio e di ricettazione e accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. Accuse che per ora restano a carico di ignoti in attesa di risalire a chi amministrava tali canali. Impresa ardua poiché Telegram, che ha sede a Dubai, è “una società che tende a proteggere i dati e la privacy degli utenti”, come ha spiegato la Procura di Bari.

La magistratura si sta dunque muovendo a passo spedito contro questo tipo di pirateria, che durante le settimane di pandemia ha avuto un’inquietante impennata un po’ ovunque e con maggiore forza in Italia. Una situazione intollerabile che ha spinto la Federazione italiana degli Editori (FIEG) a chiedere all’Agcom un intervento “esemplare e urgente” contro Telegram, come riportato sul n. 4 di Azienda Edicola (La pirateria sfrutta anche la quarantena per diffondere giornali gratuitamente).

In particolare, a metà aprile la FIEG aveva individuato una decina di canali Telegram responsabili della diffusione illecita di riviste, messi a disposizione a un pubblico di 580.000 utenti. L’analisi effettuata dall’associazione degli Editori aveva evidenziato anche un preoccupante aumento negli ultimi mesi sia delle riviste oggetto di pirateria (+88 per cento) sia degli utenti che ne usufruivano (+46 per cento). Una situazione tale da creare alle imprese editoriali – già indebolite da una decennale crisi strutturale oltre che dalle conseguenze finanziarie della pandemia in atto – un grave danno economico che gli Editori stimano in 670mila euro al giorno, pari a circa 250 milioni di euro all’anno.

Un danno pesante non solo per gli Editori. Anche i rivenditori di giornali sono gravemente colpiti da questa diffusione gratuita di copie digitali in quanto si vedono sottratti possibili clienti che, approfittando della condivisione gratis online, ogni mattina evitano di andare a comprare i giornali in edicola.

Dopo l’allarme lanciato dalla FIEG, l’Agcom è intervenuta tempestivamente. Messa sotto pressione, Telegram ha finito con il chiudere i canali incriminati (che tuttavia pare siano stati riaperti con un’altra denominazione). In una nota l’authority per le comunicazioni ha però spiegato che, pur essendo “consapevole del carattere illecito della diffusione di intere edizioni digitali dei giornali sui canali Telegram e del grave danno che ciò arreca all’industria editoriale e, conseguentemente, al pluralismo dell’informazione e al giornalismo di qualità”, i suoi interventi devono “svolgersi nell’ambito e nei limiti del regolamento stesso, conforme alle leggi dello Stato e alla normativa europea”.

In altre parole, spiega ancora l’Agcom, “quando la violazione avviene sui canali di un sito, come Telegram, che ha sede, però, fuori dal territorio nazionale, l’autorità per le telecomunicazioni può solo rivolgersi ai provider italiani che forniscono l’accesso a internet, ordinando loro di procedere alla disabilitazione dell’accesso all’intero sito, ma non ordinare la rimozione selettiva dei soli contenuti illeciti, in quanto ciò comporterebbe l’impiego di tecniche di filtraggio che la Corte di giustizia europea ha giudicato incompatibili con il diritto dell’Unione”.

Fino a quando non verrà modificata la normativa, Agcom “non può che applicare il proprio regolamento, a norma del quale – come spiega la stessa Authority – il Consiglio ha deliberato di archiviare gli atti e di trasmetterli nel contempo all’Autorità giudiziaria, come stabilisce la legge sul diritto d’autore. Ciò consentirà alla magistratura – i cui poteri non soffrono le stesse limitazioni proprie di quelli di un’autorità amministrativa – di perseguire penalmente tutti gli autori delle violazioni”.

Esattamente quello che sta facendo la Procura di Bari che, partendo dalla segnalazione dell’Agcom, in poche settimane, coadiuvata da Polizia postale e Guardia di Finanza, ha scoperto che i canali Telegram che diffondono illecitamente riviste sono addirittura 163, compresi quelli che avevano cambiato denominazione e sono stati oggetto di nuova segnalazione. E ha provveduto a sequestrarli costringendo di fatto Telegram a bloccarli.

Determinante è anche il ruolo della FIEG, che si sta impegnando in un’attività di monitoraggio e segnalazione alla Guardia di Finanza dei canali pirata e ha invitato le aziende associate a fare altrettanto. Non solo. Gli Editori stanno anche segnalando a Apple e a Google “l’illecita distribuzione di materiale protetto dal diritto d’autore che si realizza quotidianamente sui canali Telegram, richiedendo – in base alle previsioni del Digital Millenium Copyright Act – di intervenire tempestivamente nei confronti della piattaforma con appositi provvedimenti restrittivi da applicare all’interno dei rispettivi App store”.

Le conseguenze non ricadranno solo su chi amministra i canali Telegram accusati di pirateria. La stessa Agcom ha ribadito l’impegno a coinvolgere anche la Polizia postale e la Guardia di Finanza “affinché perseguano gli utenti che caricano e condividono sulla piattaforma le copie dei giornali e segnalerà a Google Play ed Apple Store, i principali negozi virtuali di app, di tener conto dell’utilizzo dell’app Telegram degli italiani, più che altrove destinato ad usi illeciti”.