Novità sull’utilizzo di denaro contante e sui pagamenti elettronici

Dal 1° luglio scorso si è abbassata nuovamente la soglia per l’utilizzo del contante, scesa a 1.999,99 euro per transazioni effettuate a qualsiasi titolo tra soggetti diversi.

Per cifre superiori sarà necessario usare strumenti di pagamento tracciabili come bancomat, carta di credito, assegni, bonifici.

Dal 1° gennaio del 2022 ci sarà un ulteriore abbassamento della soglia, che scenderà a 999,99 euro.

Dal 1° luglio scorso sono entrate in vigore anche le sanzioni per le violazioni dei limiti di cui sopra.
La sanzione amministrativa potrà andare da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 50.000 euro a seconda della gravità dell’infrazione, per ciascuno dei soggetti coinvolti (chi effettua il pagamento e chi lo riceve).

C’è un periodo transitorio per le sanzioni tra luglio 2020 e dicembre 2021 in cui il minimo della sanzione scenderà a 2.000 euro.

Vi sono poi dei limiti in base alla quantità di contante trasferito:

    • fino a 250.000 euro la sanzione va da un minimo di 3.000 a un massimo di 50.000 euro per le parti contraenti;
    • oltre i 250.000 euro, la sanzione va da 15.000 a 250.000 euro;
    • per i professionisti obbligati alla segnalazione in entrambi i casi la sanzione va da 3.000 a 15.000 euro.

CREDITO DI IMPOSTA PER LE COMMISSIONI APPLICATE SUI PAGAMENTI ELETTRONICI

Confermato l’obbligo del POS per i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, in quanto, nonostante non sia prevista una specifica sanzione, sono tenuti ad accettare pagamenti effettuati attraverso “carte di pagamento”.

L’art. 22 del DL 26.10.2019 n. 124, conv. L. 19.12.2019 n. 157, ha introdotto un credito d’imposta a favore degli esercenti attività d’impresa, arte o professioni, pari al 30% delle commissioni adde­bi­tate per le transazioni effettuate mediante:

    • carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione di cui all’art. 7 co. 6 del DPR 605/73;
    • altri strumenti di pagamento elettronici tracciabili.

Il credito è riconosciuto a condizione che gli esercenti, nel corso dell’anno d’imposta precedente a quello di riferimento, abbiano conseguito ricavi e compensi per un importo non superiore a 400.000 euro.

DECORRENZA

Ai fini del credito d’imposta in esame, rilevano le commissioni addebitate agli esercenti in rela­zione a cessioni di beni e prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali a partire dal 1° luglio 2020.

COMUNICAZIONE ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE DA PARTE DEGLI OPERATORI FINANZIARI

Ai fini della spettanza all’esercente del credito d’imposta in esame, gli operatori dei sistemi di pagamento elettronici tracciabili devono effettuare un’apposita comunicazione telematica mensile all’Agenzia delle Entrate, contenente:

    • il codice fiscale dell’esercente;
    • il mese e l’anno di addebito delle commissioni;
    • il numero totale delle operazioni di pagamento effettuate nel periodo di riferimento;
    • il numero totale delle operazioni di pagamento riconducibili a consumatori finali nel periodo di riferimento;
    • l’importo delle commissioni addebitate per le operazioni di pagamento riconducibili a consu­ma­tori finali;
    • l’ammontare dei costi fissi periodici che ricomprendono un numero variabile di operazioni in franchigia anche se includono il canone per la fornitura del servizio di accettazione.

COMUNICAZIONE AGLI ESERCENTI DA PARTE DEGLI OPERATORI FINANZIARI

I prestatori di servizi di pagamento, che hanno stipulato un contratto di convenzionamento con gli esercenti, devono trasmettere agli stessi mensilmente e per via telematica l’elenco delle transa­zio­ni effettuate e le informazioni relative alle commissioni corrisposte.

L’inoltro delle comunicazioni deve essere effettuato:

    • in modalità telematica (es. tramite PEC o pubblicazione nell’online banking dell’esercente);
    • entro il ventesimo giorno del mese successivo a ciascun periodo di riferimento.

UTILIZZO DEL CREDITO D’IMPOSTA

Il credito d’imposta in esame è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite il modello F24 (ai sensi dell’art. 17 del D. Lgs. 241/97), a decorrere dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa.

INDICAZIONE DEL CREDITO D’IMPOSTA

Il credito d’imposta in esame deve essere indicato:

    • nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione;
    • nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi, fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo.

Il credito d’imposta non concorre però alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP.

CONSERVAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE DA PARTE DEGLI ESERCENTI

Gli esercenti utilizzatori del credito d’imposta in esame sono tenuti a conservare, per 10 anni dall’an­no in cui il credito d’imposta è stato utilizzato, la documentazione relativa alle commissioni addebitate per le transazioni effettuate con strumenti elettronici di pagamento.

Per qualsiasi informazione e ulteriori chiarimenti al riguardo, ogni rivenditore di giornali potrà, quindi, entrare nel merito della propria singola situazione rivolgendosi al proprio Commercialista.