Tornano i giornali nei bar

Lo scorso 9 luglio la Conferenza Stato Regioni ha aggiornato le linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative e ha reintrodotto la possibilità, dopo l’igienizzazione delle mani, di poter consultare riviste e quotidiani nei bar e negli altri esercizi pubblici.

Il provvedimento che vietava ai titolari di attività economiche di consentire la lettura nei propri locali di giornali e riviste era stato disposto da quei decreti che, nelle settimane più critiche della diffusione del Coronavirus, avevano imposto restrizioni finalizzate al contenimento del contagio.

Dopo oltre tre mesi, passata l’emergenza, le Regioni hanno dunque, una dopo l’altra, reintrodotto la possibilità per molti italiani di leggere i propri quotidiani preferiti al bar mentre fanno colazione o durante lo spuntino nella pausa pranzo.

Se per quei rivenditori che forniscono direttamente bar e locali il ritorno alla lettura negli esercizi pubblici rappresenta una buona notizia, per molti altri, purtroppo, ciò torna ad essere un deterrente all’acquisto regolare di giornali in edicola.

La FIEG ha accolto con soddisfazione questa notizia sottolineando che: “i giornali, anche negli esercizi pubblici, sono garanzia di informazione di qualità per i cittadini e presidio contro le fake news”.

Eppure poco più di un anno fa proprio il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, aveva preannunciato una stretta sui quotidiani a disposizione gratuitamente dei clienti nei bar ipotizzando l’introduzione di una sorta di tassa sui giornali per gli esercizi pubblici a tutela di Editori ed edicolanti. “Chi vuole, dovrà pagare un abbonamento altrimenti gli editori che desiderano che non si legga più gratis, potranno non rifornire più i bar”, aveva allora dichiarato Riffeser Monti. Una “tassa” il cui importo complessivo poteva essere redistribuito tra Editori ed edicolanti.

Come mai ora, a distanza di un anno, non se ne parla più? Se per gli Editori è importante aumentare la lettura, anche gratuita, nei bar e negli altri esercizi pubblici ottenendo in tal modo dati maggiori di diffusione da monetizzare con la vendita della pubblicità, una remunerazione alternativa la devono avere anche i rivenditori di giornali.

Su questo bisognerà sicuramente che gli Editori possano discutere e trovare una soluzione concreta mettendosi al tavolo con le Organizzazioni Sindacali degli edicolanti. Se così non fosse, saremmo di fronte all’ennesima promessa non mantenuta.