Dopo l’emergenza che effetto avrà la ripartenza d’autunno per i giornali?

Posso vendere solo quotidiani?

I dati sulla diffusione dei mesi estivi, successivi al lockdown di primavera per il Covid-19, impongono una riflessione nel mondo dell’Editoria. Nelle prossime settimane bisognerà per forza tirare le fila di quanto avvenuto: il blocco delle attività, il calo delle vendite, l’acuirsi di una già precaria situazione di crisi che ha visto quotidiani, settimanali e periodici diminuire in misura sempre maggiore, pur con i dovuti distinguo. Ed è proprio da questi distinguo che bisogna ripartire per riportare lettori in edicola e rilanciare le vendite della carta stampata.

Il 10 settembre scorso sono stati pubblicati i dati Ads (Accertamenti Diffusioni Stampa) relativi alle vendite dei quotidiani nel mese di luglio di quest’anno. Come nel mese precedente, si confermano in crescita rispetto a un anno prima (luglio 2019) Il Fatto Quotidiano (29.236, +3,53%), Il Giornale (47.180, +8,69%) ed Il Sole24ore (38.865, +2,79%). Nei primi due casi probabilmente grazie alla popolarità dei direttori, Marco Travaglio e Alessandro Sallusti, mentre nel terzo caso grazie alla specificità e autorevolezza della testata economico-finanziaria.

Tutti gli altri quotidiani hanno invece sofferto in maniera vistosa, con flessioni a doppia cifra rispetto a un anno prima: in particolare il Corriere della Sera è riuscito a contenere il calo rimanendo il quotidiano più venduto in edicola con 174.077 copie al giorno (-7,59% rispetto al luglio 2019) davanti a La Repubblica (119.270, -15,9%), a La Gazzetta dello Sport (88.687, -41,8%) e a La Stampa (77.678, -19,24%). Come già emerso dai dati di giugno, anche a luglio il gruppo Gedi ha riportato perdite pesanti in edicola su base annuale sia per La Stampa sia per La Repubblica, che non riescono ancora a trarre vantaggio dai recenti cambi di direzione con gli arrivi rispettivamente di Massimo Giannini e Maurizio Molinari al timone.

Al contrario, è continuata nel mese di luglio la risalita su base mensile dei dati di vendita per i quotidiani sportivi, pur rimanendo pesantemente negativo il confronto con il 2019. A trascinare gli acquisti in edicola è stata la ripresa del calcio, seppur a stadi chiusi, dopo la sospensione forzata durante il lockdown e l’inconsueta conclusione estiva dei campionati di serie A e B. Dopo aver toccato il punto più negativo ad aprile, a luglio le vendite degli “sportivi” durante la settimana sono risalite del 74% (copie in edicola+edizioni digitali) rispetto appunto ai dati di aprile e del 106% il lunedì (+97% rispetto a maggio, +52,2% rispetto a giugno).

È stato sicuramente un periodo difficile. Anzitutto per via del lockdown, poi l’estate, che in genere non aiuta le vendite di quotidiani, non ha portato sostanziali miglioramenti. Infatti, durante le ferie si predilige la lettura di libri, riviste o della vecchia, cara, Settimana Enigmistica.

C’è però un dato che rincuora: il segmento dei giornali locali ha contenuto le perdite assai meglio di quello dei nazionali. Lo conferma il fatto che mentre la perdita della stampa nazionale sia stata di circa un quarto delle copie vendute, quella dei quotidiani locali si sia fermata al -16%.

I dati sulle vendite di giugno e luglio hanno infatti visto ancora una risalita sul territorio dei giornali locali. Le risposte possono essere anche facili da trovare. La stampa locale ha dedicato molte pagine alla pandemia, lavorando in prima linea per raccontare l’emergenza sul territorio durante il periodo più duro della storia recente del nostro Paese. E i cittadini hanno apprezzato, desiderosi di capire da vicino, non solo seguendo i telegiornali, cosa accadeva nelle loro città e nelle loro Regioni.

Una lezione da tenere in attenta considerazione. Gli Editori nazionali dovrebbero far tesoro di questi dati per capire cosa i lettori cercano dai loro giornali, ossia ciò che non trovano già, gratuitamente e in tempo reale, in televisione, ascoltando la radio o leggendo news online. Per fare questo occorrono approfondimenti e non solo. Servono strategia, visione e coordinamento. Tutte qualità che in questo momento non spiccano ma che, si spera, possano emergere dalla riflessione necessaria che attenderà gli Editori in quest’inizio di autunno.

In fondo, siamo pur sempre italiani: è nelle difficoltà più grandi che tiriamo fuori il nostro genio.