Non lasciamo passare una crisi invano

Alla fine di un anno funesto per l’umanità intera, destinato a fare da spartiacque tra il mondo prima del Covid e il mondo dopo il Covid, noi edicolanti abbiamo una certezza: restiamo il perno centrale su cui si regge il settore dell’Editoria. Senza il sacrificio di tanti rivenditori che hanno deciso di tenere aperte le edicole durante i mesi di lockdown, l’intera filiera sarebbe crollata. Sarebbe venuta meno la pluralità di informazione e sarebbe mancata quell’informazione di qualità considerata unico antidoto in grado di smascherare le fake news e preservare la democrazia di un Paese.

Proprio alla luce di questo ruolo di interesse generale che ci viene (finalmente!) riconosciuto, le edicole vanno preservate e valorizzate. E la strada sembra essere una soltanto: farle diventare un centro di servizi essenziali per i cittadini, un hub polifunzionale dove il core business resta la distribuzione di giornali ma in prospettiva c’è spazio per molto altro.

Questa volta non siamo noi a chiederlo. Per ragioni diverse, ce lo chiedono gli Editori, ce lo chiedono i Comuni e le Regioni e ce lo chiede il Governo, come è emerso chiaramente durante il recente webinar sull’editoria veneta, organizzato da Confcommercio Veneto e SNAG, che per la prima volta ha visto confrontarsi insieme i protagonisti della filiera (tra cui il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti) e i rappresentanti delle istituzioni (tra cui il sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella). Un’occasione di dialogo molto stimolante da cui sono emersi interessanti spunti su cui lavorare.

La modernizzazione delle edicole e la valorizzazione del loro ruolo al servizio della collettività è stato il fil rouge che ha legato gli interventi di tutti i partecipanti e su questo la nostra categoria deve seriamente riflettere. La trasformazione da punto vendita a punto servizi appare ormai un processo irreversibile che saremo chiamati a gestire nei prossimi mesi attraverso un legame più stretto con il territorio, i Comuni e più in generale la Pubblica Amministrazione. Ci vorrà tempo per realizzare questa implementazione, serviranno nuove competenze e soprattutto adeguate risorse, ma ad oggi questo resta lo sbocco più concreto per rilanciare la nostra attività.

Perché noi edicolanti chiudiamo il 2020 con un’altra, amara, certezza: senza interventi di sostegno la nostra rete di vendita è destinata a perdere altri pezzi. Se le edicole non guadagnano, non possono stare in piedi. E con la pandemia le edicole hanno sofferto moltissimo in termini di entrate, con flessioni dal 30 al 70 per cento. I numeri sono impietosi. Solo nel primo semestre dell’anno, in 1.410 hanno chiuso i battenti, 2.027 includendo anche i punti non esclusivi. A fine anno il bilancio sarà certamente più grave ed è impossibile immaginare un’inversione di trend per il 2021.

Finora il Governo ci ha teso una mano dando per la prima volta un sostegno diretto alla nostra categoria. Non possiamo che essere riconoscenti per l’aumento a 4.000 euro del tax credit e il bonus una tantum di 500 euro. Iniziative che potrebbero essere ampliate nel 2021, come ha anticipato Martella durante il webinar, ricordando che altre risorse importanti potrebbero arrivare dai fondi europei del Recovery Fund. Anche alcune Regioni lungimiranti, come Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Calabria, hanno deciso di offrirci un appoggio stanziando risorse ad hoc per le edicole. Ma sappiamo tutti che sgravi e bonus tamponano un’emergenza ma non possono risollevare un settore, in grave difficoltà già prima della pandemia. Ecco perché ci auguriamo che questa crisi non passi invano. E che arrivi presto il tempo di scelte più mature.