Condannato l’ex Distributore Locale di Taranto Fucci Carmine e figli Srl

I prodotti editoriali sono come diamanti, certifichiamo la legalità all’interno della filiera distributiva

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione di Silvana Fucci e del marito Vincenzo Bello della Fucci Carmine e figli di Taranto, ritenuti colpevoli di estorsione aggravata e continuata ai danni di numerosi edicolanti.

La vicenda risale a 9 anni fa quando i responsabile della Distribuzione Locale, che serviva 193 edicole di Taranto e Provincia, furono arrestati il 4 febbraio 2011 dalla Guardia di Finanza, e sottoposti agli arresti domiciliari, perché secondo l’accusa i due imputati avrebbero costretto gli edicolanti, anche con l’uso di minacce di gravi ripercussioni, ad acquistare giornali, riviste in quantità superiore alle esigenze di vendita, impedendogli le rese della parte invenduta come prevedeva l’Accordo Nazionale”. Questo comportamento aveva portato alla chiusura di diverse rivendite di giornali della provincia di Taranto.

Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio e non si vuole certamente affermare o lasciare intendere che l’attività di distribuzione locale sia caratterizzata da caratteri estorsivi. Tuttavia è lecito chiedersi come sia possibile che, proprio nella filiera che veicola informazione e quindi libertà, democrazia e cultura della legalità, possano annidarsi fenomeni criminali.

È incredibile che chi distribuisce sul territorio “prodotti di libertà” come i quotidiani, eredi di una grande cultura di libertà e legalità, possa usare questi stessi prodotti per trarre vantaggi finanziari o economici, approfittando della posizione di debolezza (economica e contrattuale) degli edicolanti.

E tutto ciò avviene senza che nessuno muova un dito, nel silenzio e nell’indifferenza, come se contasse solo cosa è scritto in un quotidiano e non come questo quotidiano viene diffuso al pubblico.

Si potrebbe dire che un quotidiano è come un diamante grezzo, ha un valore intrinseco dato dalle sue proprietà, dalla sua purezza. Tuttavia è noto che i diamanti vengono certificati in base alle modalità di diffusione. Se la diffusione nel mercato si fonda sull’illegalità e sull’illecito sfruttamento altrui, il più bel diamante del mondo non vale nulla.

Allo stesso modo anche gli editori dovrebbero interrogarsi sulle modalità che portano i giornali al pubblico. Se così fosse, allora lanciamo una proposta: certifichiamo la legalità della filiera. Assicuriamo il rispetto delle regole.

Si potrebbe parlare di culpa in eligendo o in vigilando o richiamare i precedenti della Cassazione sulla responsabilità del committente ma non è questo il tema. Ogni giorno tante piccole irregolarità, tanti piccoli abusi, tante piccole ingiustizie, macchiano quei bellissimi veicoli di civiltà e di libertà (i quotidiani e i periodici) nel silenzio e nell’indifferenza di tutti.

A questo punto viene spontanea una riflessione – si chiede Renato Russo, Vicepresidente Nazionale dello SNAG –: se il Distributore Locale (fornitore) viene scelto e selezionato dall’Editore/Distributore Nazionale, conferendogli un vero e proprio monopolio distributivo nei confronti di edicole appartenenti ad una Piazza (clienti) e gli edicolanti (anche attraverso i loro sindacati di appartenenza) denunciano una serie di abusi o di azioni illegali o di reiterate forzature, perché non si fa nulla e ci si limita ad attendere l’azione della magistratura civile o penale? Bisogna in un qualche modo recuperare il rispetto delle regole”.

“Ai tempi avevamo seguito direttamente la vicenda di Taranto – prosegue Russo – e avevamo portato questo caso all’attenzione delle varie Commissioni previste dell’Accordo Nazionale, senza avere mai ricevuto provvedimenti e/o interventi da parte di questi organismi. È normale che un edicolante abbia come unica soluzione quella di denunciare in Magistratura e attendere 9 anni per ottenere giustizia?”.

“A mio avviso – conclude Russo – il fenomeno della chiusura delle edicole, al quale stiamo assistendo in questi anni, è dettato da una serie di comportamenti irresponsabili: uno di questi consiste nell’aver perso il controllo del rispetto delle regole e della legalità all’interno del processo diffusionale. Tutte le Commissioni, l’Organo di Conciliazione e Garanzia sono state “chiuse” dalla FIEG, scaricando tutti i problemi sulla rete di vendita e quindi sull’anello più debole della filiera. Troppo facile allora per non pagarne un prezzo tanto caro oggi”.