Il futuro dell’Editoria non è solo digitale

L’Editoria deve avere il giusto e necessario sostegno, cartaceo e digitale sono destinati a coesistere e nessuno, all’interno della filiera, deve essere lasciato indietro. Sono parole rassicuranti quelle pronunciate dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Giuseppe Moles, alla sua prima audizione in Commissione Cultura.

Una risposta chiara ed energica al recente richiamo avanzato proprio da tale Commissione, che all’unanimità, annullando qualsiasi distanza politica, ha rinnovato l’appello per il varo di un pacchetto di misure urgenti in grado di “dare respiro ad un settore che ha perso nel solo 2020 più di 600 milioni di euro”.

Conosceremo solo nelle prossime settimane le linee programmatiche con cui il nuovo sottosegretario intende espletare il suo mandato, ma appare chiaro fin da ora che non ci sarà alcun passo indietro rispetto a quanto realizzato dal suo predecessore, Andrea Martella. Tutt’altro.

Il nuovo referente per l’Editoria del Governo Draghi ha di fatto annunciato una nuova stagione di stretta collaborazione con il Parlamento per accelerare il processo di modernizzazione dell’intero settore editoriale, inclusa la sua trasformazione digitale, che avrà nel PNRR di prossima approvazione il perno decisivo.

Nel frattempo, per gestire l’emergenza pandemica, Moles ha ​anticipato l’adozione di provvedimenti legislativi specifici, in arrivo presumibilmente a inizio aprile, che daranno alla filiera editoriale adeguato e concreto supporto anche per l’anno in corso, andando ad agg​i​ungersi a quell​i​ già previst​i​ per il 2020.

Si conferma dunque la forte volontà politica di dare sostegno ad un comparto così strategico e al tempo stesso in così forte sofferenza come quello dell’Editoria. D’altronde, una democrazia liberale non può fare a meno di un’informazione affidabile, libera e plurale, una necessità che la pandemia ha reso ancora più evidente.

A tal proposito, ci tengo a ricordare l’enorme senso di responsabilità con cui le edicole, proprio un anno fa, nelle ore più buie del primo lockdown, hanno scelto di restare aperte, con tutti i rischi del caso. Qualunque altra scelta avrebbe avuto risvolti catastrofici considerando che oltre il 73% della popolazione adulta legge su carta e l’80% del fatturato editoriale deriva dalla vendita, quasi interamente in edicola, di prodotti cartacei.

La scelta di allora ha fatto in modo che oggi venga riconosciuto il ruolo di servizio di interesse generale per il Paese svolto dalle edicole. E questo è solo l’inizio, come vogliamo spiegare al sottosegretario Moles nel primo incontro utile. Pur restando la rivendita di giornali l’attività prevalente, c’è un potenziale enorme da far affiorare in grado di rendere la rete di vendita sempre più centrale per i cittadini e sostenibile da un punto di vista reddituale: unico antidoto alla progressiva desertificazione culturale e urbana a cui stiamo assistendo.