Le notizie si devono pagare

L’Australia fa scuola in tema di copyright e indica la nuova strada da percorrere in tutto il mondo. Dopo lo storico accordo con Google, la News Corp Australia, il colosso mediatico che fa capo al magnate Rupert Murdoch, ha stretto un’analoga intesa anche con Facebook.

Due accordi – di cui non si conoscono per ora i termini – arrivati dopo che il Governo australiano, nelle scorse settimane, ha introdotto una legge con la quale obbliga le piattaforme digitali a pagare per quelle notizie che di fatto “ripropongono gratuitamente” prendendole dalle testate giornalistiche online.

Un accordo che va a tutelare prima di tutto gli Editori, che non possono più nascondersi dietro la scusa di vedersi “rubare” gli articoli – letti gratuitamente sui social senza più la necessità da parte dei lettori di dover acquistare l’edizione cartacea dei quotidiani – per continuare ad operare tagli alle spese (licenziando giornalisti o utilizzando collaboratori freelance pagati anche 3 euro al pezzo).

In quest’erosione di incassi e vendite, a farne le spese sono anche le edicole, l’ultimo anello della filiera che da anni si lamentano di questa concorrenza estrema tra Editori che ha portato di fatto alla lettura gratuita, se non quasi regalata, di notizie. Come? Con abbonamenti venduti con percentuali altissime di sconto (soprattutto per quanto riguarda settimanali e mensili) o con quotidiani leggibili online a 1 euro al mese.

Una condotta che ha danneggiato tutta la filiera e che andrebbe al più presto riconsiderata. Il nuovo modello di business per l’edicola tracciato dallo SNAG si fonda non solo sull’ampliamento dell’offerta ad altri servizi e prodotti ma anche su un quadro di maggiore tutela dell’Editoria e dei prodotti degli Editori, destinati a restare prevalenti nell’edicola del futuro.

Ecco perché è giusto far pagare i big del web per le news finora riproposte gratuitamente sui loro social e motori di ricerca, tenendo conto non solo dei danni che questa pratica ha arrecato agli Editori ma anche alla luce di quanto è stato sottratto alle vendite in edicola e al “cassetto” dei giornalai, che dovrebbero essere anch’essi destinatari di un risarcimento.

Di equo compenso agli Editori si parla da tempo anche in Europa. La svolta è vicina. Il 7 giugno è il termine fissato per il recepimento da parte di tutti gli Stati della Direttiva europea sul diritto d’autore, su cui si è a lungo discusso e dibattuto. È il primo passo per introdurre anche in Italia una tutela per i creatori di contenuti, una rivoluzione alle porte ancora tutta da scrivere.